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Recensione Megane E Tech 100% Elettrica

 

Dopo 3 onorati anni di servizio, la Renault Zoe R135 Zen era arrivata al fatidico bivio dei finanziamenti con valore futuro garantito. Lasciare, comprare o cambiare auto. Io ho deciso di cambiare auto, per fare un salto di gamma ed andare sulla Mégane E Tech 100% elettrica.

Presa in Maggio 2023, ho percorso diverse migliaia di chilometri, tra cui in viaggio di 2000 km A/R in mezzo all'Europa continentale ed in diverse condizioni climatiche, avendo potuto godere dell'estate e torchiarla in questo inizio inverno.

Esiste l'auto perfetta? No, ma qui ci siamo avvicinati di molto.

XCOM: Chimera Squad - Recensione

 

Piattaforme: PC Data di Uscita: 24 Aprile 2020.

XCOM:Chimera Squad è uno di quei giochi che fa parte della categoria che in termine tecnico si definisce “peto improvviso”. Non te lo aspetti, ma si fa sentire e ti cambia il clima. Annunciato il 14 aprile, rilasciato il 24 aprile su Steam, ad un prezzo budget di 20€ con uno sconto del 50% per il lancio. Firaxis lascia al giovane designer Mark Nauta il compito di cambiare le carte in tavola ed offrire un’esperienza XCOM diversa da tutte le altre

CyberPunk 2077 - Recensione

 

Cyberpunk 2077 Cover

Piattaforme: PC(giocata)/PS4/Xbox One  Data di Uscita: 10 Dicembre 2020.

Aspettavo questo gioco dal giorno del suo annuncio, nel maggio del 2012. Dopo un anno di rimando è finalmente arrivato nell'ultimo mese dell'anno più complicato per noi millenials Europei. Una controversia infinita, un attacco senza eguali, un prodotto uscito fuori un po' alla cazzo. Ma fermarsi alle lamentele è vedere solo metà del quadro. Ed ora via, in un grande textwall.

Borderlands 3 - Recensione




Piattaforme: PC (giocata)/PS4/Xbox One  Data di Uscita: 13 settembre 2019

Borderlands è una serie che mi ha accompagnato per numerose ore in compagnia dei miei fidati amici Elia e Gabbo, con altri special guest lungo la strada. L'uscita su Steam del gioco nel marzo 2020 ha finalmente convinto la ciurma a comprare e finire anche il terzo capitolo.


Valerian e la città dei mille pianeti - Recensione


Valerian è un film di fantascienza. Ho scritto di fantascienza su questo blog. E sto scrivendo di fantascienza per Astralis. Direi che non potevo esimermi da dire la mia su questo film di Luc Besson.

Warcraft: L’inizio - Recensione



La Blizzard ha sempre prodotto cinematiche per i suoi giochi di prim’ordine. Tutti sempre a pensare: eh, dovrebbero farci un film intero. Non si sa bene come e perché, ma dopo anni di lavoro, sul grande schermo è arrivato il film di Warcraft, che si propone come riadattamento cinematografico del primo gioco della saga. Più o meno.

Hardcore Henry - Recensione


I Biting Elbows sono una band russa indie rock nata nel 2008. La loro musica è onestamente... media. Nulla di particolare. Dalla loro però hanno avuto un'idea geniale: girare dei corti d'azione con una go-pro 3 in prima persona ed usarli come video ufficiali delle loro canzoni. Questi video sono The Stampede e Bad Motherfucker. No ho ancora capito bene come, ma da questi video è nato Hardcore Henry, da noi conosciuto solo come Hardcore!. La mia opinione dopo il salto.

Star Wars Episodio VII: Il Risveglio della Forza - Recensione

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La Disney è una macchina che non si ferma più. Dopo aver comprato la Marvel e quasi monopolizzato il panorama dei film sui super eroi, ci riprova con un’altra casa delle idee: la LucasFilm. Uno Star Wars della Disney e diretto da J.J. Abrams…. ricetta per il più grande successo di sempre o la più grande onta. Il risultato? Io ne do una mia interpretazione, evitando come al solito gli spoilers.

Mad Max Fury Road- Recensione

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Data di uscita: 14 maggio 2015
Il mondo del cinema hollywoddiano d’azione oramai si può dividere in due grosse categorie. Quella dei supereroi e quella dei remake dagli anni ’80. Così siamo inondati da roba Marvel e DC, ma anche da Stallone & co che cercano di riproporsi come star d’azione in film simpatici ma spesso solo mediocri, mentre il resto cerca di riportare sul grande schermo idee vecchie raccontate di nuovo. Per ogni discreto A-Team ci ritroviamo con pessimi Robocop, Total Recall e via dicendo.
Ora non più. Ora i film sono appena stati riclassificati. Ci sarà Mad Max Fury Road e i film NON Mad Max Fury Road.
I am the road warrior
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Un piccolo excursus va fatto un attimino sulla figura di George Miller, regista, sceneggiatore e visionario dietro a Mad Max. Questo è un uomo che ha iniziato la sua carriera con il primo Mad Max, da noi conosciuto come Interceptor, poi ha continuato con dei sequel… e poi ha fatto Babe il maialino coraggio so ed i due Happy Feet. Insomma, il suo ritorno alla sua visione del futuro distopico post guerra atomica che tanto ha influenzato ogni altra opera del genere dagli anni ’80 in poi, era per certi versi inaspettato anche se era sempre un po’ nell’aria. Può ancora dire qualcosa il 4° film di una serie vecchia come il cucco, a 30 anni di distanza dall’originale in questa era di riproposizioni di idee trite e ritrite?
Porca puttana se può.
Il film è una continua accelerata e può essere riassunto come un’ininterrotta corsa con l’acceleratore al massimo, con un paio di brevissime soste per fare rifornimento. Questo sia metaforicamente che letteralmente.
Il film ha un intreccio molto semplice, facile da seguire. Dalla cittadella distopica capeggiata dal brutto e malvagio Immortan (Hugh Keays-Byrne), una delle sue imperatrici, Furiosa (Charlize Theron) decide di fuggire e portare in salvo un gruppo di generatrici usate come mezzo per generare figli da Immortan. Il nostro… “eroe” diciamo, Max Rockatansky (Tom Hardy) si ritrova veramente per caso imbrigliato in tutto questo, essendo prima catturato dai ragazzi della guerra, pazzi scatenati a servizio di Immortan e poi portato sul campo di battaglia in modo forzato e per una motivazione così assurda che non voglio spoilerarla. Questa folle corsa a tutta velocità non finirà se non alla fine del film. Qualche breve spazio per riflettere sugli eventi, per creare più world building e per farci assorbire meglio i personaggi e poi si riparte.
I personaggi parlano il giusto e la maggior parte della comunicazione dei sentimenti è lasciata agli sguardi, con quelli della Theron in grado di bucare lo schermo. Il vero punto di forza del film è nella descrittività intrinseca di quello che si vede. Il mondo di Mad Max ha una sua mitologia, i suoi luoghi caratteristici, le sue culture e queste si presentano in modo indiretto allo spettatore e vanno a delineare un mondo complesso, strano, distorto ai limiti della ragione ma variegato e pieno di personalità. Quando l’auto del capo di Bullet Farmer è interamente ricoperta di proiettili, si capisce istantaneamente come può vivere una comunità specializzata nella produzione di proiettili per tutti quanti gli altri. Così ogni gruppo etnico, ogni famiglia, ogni sopravvissuto all’apocalisse, tutti estremamente caratterizzati e vividi senza spendere una parola più del necessario.
Straordinario come un film con un’idea così semplice, la fuga da un nemico, e con un solo scenario desertico riesca a non annoiare neanche per un nanosecondo, risultando un’esperienza estremamente coinvolgente da mozzare il fiato.
Ammirami
doof wagon
Il film è una gioia audiovisiva senza eguali. I primi Mad Max furono fatti con molti prop e con budget irrisori. Qui abbiamo ancora prop e cose costruite a mano, ma la computer grafica arriva in aiuto quando si può, ma mai in modo troppo invasivo e si vede che c’è stato un budget più grosso dietro la sua realizzazione.
La regia delle scene d’azione è perfetta, ogni frame è pieno di dettaglio e tutto è volutamente esagerato. Il veicolo che più è rappresentativo del film è il sistema “bardico” dell’armata da strada di Immortan. Un gigantesco carro con 6 grandi tamburi martellati di continuo sul retro ed un insieme di amplificatori maestoso sul davanti, collegati ad una chitarra elettrica a doppio ponte con lanciafiamme integrato, che suona per dare il ritmo all’armata. Fottutamene epico.
Ogni veicolo è pura poesia, sia quelli più semplici, come simil dune buggy con motore V8 gigantesco con presa d’aria fuori dal cofano, sia delle strane accozzaglie di auto berline con camion con ruote da trattore con boh.
La colonna sonora realizzata da Junkie XL è martellante, potente ed accompagna alla perfezione la grande velocità del film ed il roboante ruggito di tutti i motori. Avrei personalmente voluto sentire in modo un po’ più potente il carro mettallaro dei cattivi, casomai con una traccia metal ad hoc, ma va bene anche così, usando lo stile un po’ più hollywoodiano classico per così dire.
Di solito qui su Checkpoint non sono solito dare voti ai film, ma credo che in questo caso farò un’eccezione.
Voto: 15/10
Si, completamente fuori scala. VA VISTO a meno che non siate delle persone estremamente noiose. Anzi, no anche in questo caso, che vi desterà. Un’esperienza unica, identica ma estremamente diversa allo stesso tempo dagli originali, Mad Max al 100% nella sostanza, al 1000% nella potenza, su schermo ed in termini di cavalli motore. *rombo di motore a nitrometano*
Stay Classy, Internet

Humandroid - Recensione

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Data di uscita: 9 aprile 2015
Lo sceneggiatore e regista sudafricano Neil Blomkamp ci riprova con Chappie, da noi conosciuto come Humandroid, un nuovo film fantascientifico incentrato sull’evoluzione di un’intelligenza artificiale senziente. Almeno così ci vuol far credere dalla premessa e dai trailer. Invece, è un film basato sul nulla.
Una storia che non va da nessuna parte
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Humandroid è la versione lungometraggio di un vecchio corto realizzato nel 2004, chiamato Tetra Vaal.
La premessa è molto semplice. A Johannesburg il crimine è fuori scala e quindi le forze di polizia si dotano di robot manovrati da intelligenze artificiali non senzienti, prodotti dalla Tetravaal. Questi robot sono efficienti, resistenti ed aiutano a diminuire il rateo di crimine nella città in modo significativo. Creatore degli Scout, questo il nome delle unità robotiche di polizia, è l’ingegnere Deon Wilson (Dev Patel), che però ha un progetto segreto: sta cercando di creare un’intelligenza artificiale veramente senziente.
Ad un certo punto ci riesce e deve metterla in un hardware vivo. Ora a casa sua sembra avere un po’ di robottini vari ed eventuali, ma si ricorda che c’è uno scout che stava per essere rottamato all’azienda. Non ottiene il permesso di usarlo, malgrado la sua scoperta sarebbe di un rivoluzionario assurdo e quindi lo ruba così, senza che nessuno se ne accorga. Allo stesso modo, prende la chiave di sicurezza unica e preziosissima per installare il software sul robot senza che l’azienda si muova. Anzi, se ne accorgerà ben 3 giorni dopo l’accaduto! Fantastico.
Purtroppo, un gruppo di gangster interpretato da una band di rapper sudafricani, i Die Antwoord, deve fare un colpo importante e quindi decide di rapire l’ingegnere Deon per fargli spegnere i robot poliziotti. Insomma, si finisce con attivare l’IA senziente dentro il corpo da rottamare e nasce Chappie. Un equivalente di un infante, la sua genesi porta momenti interessanti nel film, dove effettivamente il robot dovrà imparare a parlare e crescere, diviso tra i gangster che vogliono insegnarli a combattere e compiere crimini per aiutarli nel colpo e Deon che invece vuole renderlo una persona normale.
Poi il film esplode in un turbinio di stupidità ed illogicità di quelle epiche, ancora peggiori di quelle di Elysium.
In mezzo a questa storia, troviamo il cattivo, Vincent Moore (Hugh Jackman). Anche lui lavora alla Tetravall, ma ad un progetto diverso: il MOOSE. Una specie di camminatore teleguidato armato di tutto punto, con missili a grappolo ed armi pesanti. E lui è scontento perché non riesce a venderlo alla polizia, che è contenta con i suoi scout. Cioè, vuole vendere un veicolo da guerra a delle forze di polizia. Ma chiedere all’esercito? Così immagina un piano per distruggere tutti gli scout e dimostrare che il suo MOOSE è il mezzo migliore. Insomma il combattimento finale sarà Chappie vs MOOSE, si capisce da subito.
A tratti il film cerca di dire cose intelligenti e di provare a generare interesse, ma distrugge ogni suo singolo punto creando falle logiche di proporzioni troppo atomiche per non impattare il messaggio generale del film.
Un esempio è una scena molto surreale, dove un indifeso Chappie viene maltrattato a colpi di pietre e sprangate da dei ragazzi misto tra vagabondi e criminali. Il robot si contorce, è impaurito ed è ferito come un animale sotto i colpi umani. Come diavolo fa un robot a provare dolore? È uno chassis da combattimento, progettato per prendere in faccia granate e proiettili e rimanere in piedi… eppur in questa scena reagisce come un animale. Si, forse il messaggio è quello che “è anche lui umano”, ma il suo corpo è robotico da combattimento ed è un’IA vergine non può comportarsi e reagire come noi. Sarebbe stata una scena migliore qualora la sua reazione fosse stata più vera e diversa.
Il finale inoltre è eccessivamente buonista, con un “si salvano tutti” sconcertante che per certi versi invalida completamente alcuni punti del film.
Blomkamp disse di aver scritto Chappie come una trilogia ed in effetti un seguito sarebbe molto interessante…. ma oramai non mi fido più di questo sceneggiatore.
Un mondo che funziona male
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Una cosa è chiara di Blomkamp. Non sa come funziona il mondo e non comprende la logica di azione-reazione e non presta attenzione a quello che viene detto e mostrato.
District 9 era anche un bel film, ma perché aveva poco di sci-fi, aveva poco di mondo, era un qualcosa di ristretto. Elysium iniziò a mostrare falle atomiche. Humandroid è il festival della groviera.
Uno può essere accusato di smontare i film per puro piacere ed andare a vedere inezie, ma no, in questo caso le falle sono così tante e ovunque che impattano ogni singolo secondo di film.
Iniziamo con le cose ovvie: la Tetravaal. Un’azienda con il sistema di sicurezza più scarso del mondo. Un’azienda militare. Deon prende in prestito, passando il suo tesserino e mettendo un codice, una chiavetta UNICA ed importantissima per poter aggiornare il firmware degli scout. E l’azienda lo chiama a casa dopo 3 giorni dicendo: ah ma ci siamo accorti che ha preso la chiavetta e non è ancora tornata. Lui: ah si me la sono portata a casa per sbaglio, domani la porto. L’azienda: va bene, ma se non la porta domani le faremo una segnalazione.
Ma davvero? Cioè, il pezzo di importanza vitale per l’intera infrastruttura fa questa fine? Un controllo? Un sistema di autorizzazione più complesso?
Dopo è ancora peggio. Deon in modo molto casuale porta via dalla porta sul retro dell’azienda un lanciagranate antiveicolo che era nella rimessa del MOOSE, granate in quantità ed altri amenicoli. Così, strisciando il suo pass. Ma che diavolo di azienda è?
Poi le cose totalmente contraddittorie. Tipo, il MOOSE è pilotato attraverso un bellissimo casco neurale che traduce gli impulsi del cervello in comandi. Bellissimo. Ma il MOOSE non è antropomorfo, quindi comandarlo ad impulsi diretti a che serve? Vabbé uno si abitua e via. Ma poi quando viene usato nel film…. vediamo che viene comandato con un HOTAS (joystick + manopola di potenza) come se fosse un caccia e con un’interfaccia su tre schermi di fronte al pilota. Che indossa un casco neurale chiuso, che copre gli occhi. Solo io mi accorgo dell’illogicità di tutto ciò?
Anche il discorso sulla coscienza è completamente sballato, specialmente per quello che riguarda il robot.
Allora, nel film si affronta il problema che Chappie deve morire perché la sua batterie è fusa nel suo chassis e quindi ha solo 5 giorni di carica dopo di che è da buttare. Deon ci dice che non può trasferirlo in un altro corpo perché ora è una cosa viva ed unica…. malgrado prima nel film veniamo a sapere che il suo corpo è un plug & play fatto di parti intercambiabili senza problemi, quindi quello che veramente dovrebbe contare sono solo la CPU e la Memoria, che credo possa essere messa in un altro corpo funzionante… Ma vabbè. Chappie riesce a trovare una soluzione al problema. Usando la magia dell’INTERNET diventa esperto in tutto subito, ma parla ancora male, e riesce a mappare gli impulsi elettrici del cervello umano usando un lettore neurale, come quello che comanda il MOOSE. Questa sarebbe la nostra coscienza ed è quindi possibile trasformarla in dati salvabili su chiavetta. Ottimo.
Poi Chappie riesce a mappare la coscienza di se stesso. Con un casco neurale per umani. COME? COME? COME BLOMKAMP, COME? Qualcuno che sa come funziona un computer non c’era quando ha letto quella scena?
Poi questa mappatura eseguita con un cluster di Ps4 usate a mo di supercomputer…. un film della Sony Pictures. Computer Vaio ovunque, cellulari Xperia… Andiamo Sony su.
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E poi prima di morire si trasferisce via wireless in un altro corpo. Ma non era unico scusa? Allora quello che diceva Deon era una palla, visto che può esistere come puri dati su ogni macchina e rimanere se stesso.
Cioè BLOMKAMP, LE RILEGGI LE COSE CHE SCRIVI? Ce la dici la differenza tra coscienza robotica e i dati che girano su CPU e memoria, visto che praticamente sono la stessa cosa?
In mezzo al film c’è la classica scena dove si dice che quello che ci rende speciali è dentro di noi, la nostra anima e dopo la nostra esistenza terrena andiamo nel cielo, nel secondo mondo. Chappie inizia ad accettarlo ed ad interrogarsi sulla questione, cosa molto umana.
Però poi Chiappie a fine film resuscita due umani, uno morente ed uno morto, in corpi robotici, dandogli vita eterna praticamente grazie al suo programmino col casco neurale. Così. Bon, e quindi il messaggio che volevi darci qual è? Dov’è il dramma nel film? Dov’è la tensione? Dov’è un finale che abbia un qualche significato? Dove sono le implicazioni di tutto ciò? Nella brevissima introduzione, ambientata 18 mesi dopo il film, dove degli scienziati parlano di come senza Chappie non sarebbe mai stato possibile….. e poi li lascia lì, appesi non ci ritorna su, lasciando tutto il ciclo filmico appeso.
Ci ritroviamo di fronte ad un finale potenzialmente ancora più catastrofico di quello di Elysium.
Poi i personaggi. Dal primo all’ultimo macchiette insignificanti, ma un grande plauso va a Wolv…. Vincent Moore. Che se ne esce con una minaccia in mezzo all’ufficio a Deon puntandogli una pistola alla testa e facendo una scenata. E poi “ma è uno scherzo!”. E lavora ancora in quell’azienda? Dopo una scena così? Poi è un classico cattivo nonsense, non in grado di fare qualcosa che abbia senso e con solo la voglia di distruggere e devastare, veramente, in un film teoricamente profondo, ritrovarsi con certi elementi rozzi e berberamente semplici è un colpo al cuore.
Insomma, stiamo parlando di una merda. Sconsiglio la visione a tutti, davvero, non ne vale assolutamente la pena. Il film tra l’altro non è neanche così brutto da diventare bello perché trash o ironico quando drammatico o cose del genere. È brutto e basta.
Stay Classy, Internet.

Kingsman - Recensione

Kingsman
Data di uscita: 25 febbraio 2015
Se c’è un’accoppiata regista – scrittore che stimo parecchio è quella di Matthew Vaughn e Jane Goldman. Hanno portato insieme su schermo X-Men – L’inizio e Kickass, film ispirati a fumetti a mio parere molto ben riusciti.
Con Kingsman ci provano ancora, andando di nuovo a pescare nell’immaginario del geniale scrittore di fumetti Mark Millar. Questa volta l’opera dalla quale si prende spunto è il fumetto “Secret Service”, una storia di crescita come Kick Ass, ma con sfondo agenti segreti in stile James Bond invece che supereroi.
La trasposizione cinematografica convince ed a mio avviso supera il fumetto, per via della sua aria molto più scanzonata e “cafona ma di classe”.
Quando arriva il secondo tempo?
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Che Classe, Che Stile, Che Inglese.

Anni prima dell’inizio delle vicende principali del film, l’agente segreto dell’agenzia Kingsman, Harry(Colin Firth), meglio conosciuto con il suo nome in codice Galahad, viene salvato durante una missione dal un suo compagno, che ci rimette la vita. L’agente segreto, dona al figlio del suo compagno morto una medaglia, con un numero da chiamare in caso di difficoltà.
17 anni dopo, il pargoletto di nome Gary “Eggsy” Unwin (Taron Egerton) è cresciuto e vive da gangster. Non lavora, si dedica a piccoli furti, frequenta brutte compagnie e sua madre è completamente devastata in una relazione rovinosa. Le circostanze, faranno incontrare Galahad e Eggsy. L’agente segreto lo prenderà come protegé e lo candiderà come nuovo agente per i Kingsman, per rimpiazzare il recente caduto Percival.
Già solo da questo scorcio sulla trama si dovrebbe intuire dove andrà a finire. La prima parte del film perde tempo a farci conoscere i personaggi ed a far fare il solito giro di strane prove difficilissime e crudeli a dei ragazzi per poterli far entrare a far parte di questa associazione di controspionaggio ad altissimo livello.
In mezzo a tutto questo si infila l’altro intreccio narrativo, che vedrà i Kingsman sventare un piano malvagio degno dei classici cattivi dei film di James Bond. Queste parti sono più vicine alla spy story ed alternano fasi di assimilazione di informazioni a brevi sequenze d’azione, che aiutano il ritmo generale, ma rimangono in sordina prima della metà film.
Una volta raggiunto il secondo tempo tutto esplode in un tripudio di azione, battute memorabili e combattimenti epici.
La scena chiave è un’azzuffata selvaggia tutti contro tutti, di un cinematismo notevole, che cavalca l’intero assolo di 4 minuti della bellissima Free Bird dei Lynyrd Skynyrd.
Da quel momento in poi il film gioca tutte le sue carte e tira fuori il meglio di se.
Prima di tutto, siamo gentiluomini
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Questa scena vi rimarrà impressa per la sua pura epicità.

Il vero punto di forza del film è nei suoi personaggi e nel suo stile.
I Kingsman sono degli agenti secreti in perfetto stile James Bond. Sono inglesi, hanno l’eleganza della giacca e cravatta, l’aplomb da nobile, i loro nomi in codice sono i nomi dei cavalieri della tavola rotonda capitanati da Artù (Michael Caine), equipaggiati con gadget tecnologici di ogni tipo ed in possesso di capacità marziali da Capitan America.
A loro si contrappongono in modo prepotente i cattivi, anche loro in un classico duo alla Bond.
Samuel L. Jackson è il geniale miliardario dell’informatica Richmond Valentine. Sia in versione originale che nel doppiaggio italiano ha un difetto di pronuncia che unito alla sua personalità eccentrica lo rende estremamente esilarante. Lui incarna molti aspetti della megalomania americana, dai modi di ragionare, al modo di vestire e di organizzare le sue operazioni in netto contrasto con i Kingsman inglesi, estremamente più composti e distinti. Valentine è un cattivo conscio del suo ruolo, vive in un mondo dove i film di spionaggio degli anni ’60 e ’70 sono esistiti e non esita ad uscire ed entrare nei ruoli cliché del genere.
Come suo braccio destro troviamo Gazelle (Sofie Boutella), una donna amputata bilaterale, che si muove sfruttando delle protesi di metallo, simili a quelle famose dell’atleta Pistorious. Hanno però un optional in più: sono dotate di due lame taglienti e Gazelle è un combattente letale, dotata di grandissima agilità e le sue coreografie di battaglia sono estremamente elaborate. E Boutella ha anche un bel fondoschiena, quasi magnetico.
Tante buone maniere, ma quando si tratta di menare le mani, si vede che dietro la regia c’è Vaughn. La violenza è esagerata e “tarantiniana”, identica a quella già vista in Kick Ass, ed in un paio di occasioni riesce a trasformare scene in teoria macabre e terrificanti in pura gioia audiovisiva. Ogni volta che si dispensa morte e distruzione, Kingsman lo fa con grandissimo stile e competenza.
Ma la vera chiave di volta è il tono generale. Con gli ultimi Bond con Daniel Graig e molti atri film di spionaggio o agenti segreti, si tendeva a prendersi un po’ troppo sul serio. Qui siamo di fronta ad una bella avventura scanzonata, scontata ma divertentissima e perfettamente conscia di cioè che vuole essere.
Consigliatissimo a tutti gli amanti dei film d’azione e spy-story. Una lettera d’amore ed allo stesso tempo una presa in giro di tutti i Bond movies, in perfetto equilibrio tra passato e presente, con tanta personalità e bellissime sequenze d’azione.
Stay Classy, Internet

Si Alza il Vento - Recensione

Kaze Tachinu
Regia: Hayao Miyazaki
Produzione: Studio Ghibli
Data di Uscita: Giappone – 20 luglio 2013
Durante la 70° mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, circa un anno fa, venne presentato il film Si Alza il Vento, che arrivò insieme all’annuncio del ritiro dalle attività cinematografiche del suo regista, uomo simbolo dell’animazione giapponese, HayaoMiyazaki.Il film è giunto nel settembre 2014 in alcune sale italiane per un periodo limitato ed è stato finalmente accessibile al grande pubblico.
Si Alza il Vento è un film complesso dalle mille influenze. È un insieme di storia vera, ispirazioni prese dal romanzo omonimo di Tatsuo Hori e della Montagna Magica di Thomas Mann e soprattutto è un insieme di tutti i temi da sempre cari a Miyazaki e può essere visto come una sua “biografia allegorica”. La storia appare inizialmente sufficientemente lineare e semplice. Un ragazzino giapponese di nome Jiro Horikoshi ha la passione per l’aereonautica e siccome non può pilotare gli aerei, decide di seguire un’altra strada: quella di progettarli. Questo è il suo sogno, ed incontrerà spesso nella dimensione onirica l’ingegnere italiano Giovan Battista Caproni, con il quale condivide la passione per gli aerei, che spesso gli farà da guida spirituale.
Non ci troviamo nella solita dimensione fantastica o semirealistica dello studio Ghibli, qui abbiamo a che fare con figure e luoghi “veri”. Jiro è infatti il progettista del famoso caccia A6M “Zero” e questo film può definirsi la sua storia molto romanzata. Il film prende però quasi subito una piega diversa, andando a toccare molti più temi, ambientandosi in un Giappone degli anni ’20 e ’30, dove i disastri naturali, le epidemie e la recessione economica lo scuotono nelle sua fondamenta. È un paese povero ma che cerca un’industrializzazione ed una modernizzazione e guarda all’imminente conflitto mondiale. Il film è arricchito da innumerevoli momenti che ci forniscono scorci di vita della società giapponese di quell’era e della mentalità del periodo.
Le forze che tirano avanti il film però sono due: l’amore e la passione. Il primo tema, quello amoroso, è quello sviscerato meno nella pellicola. A mio avviso gli avvenimenti intorno alla storia d’amore del protagonista sembrano eccessivamente a caso e secondari rispetto al resto. Non per questo risultano meno potenti, anzi, sono i momenti legati a questo aspetto quelli con più carica drammatica dell’intero film.
The Wind Rises
Il secondo tema invece è quello sviscerato meglio. Fortissima l’antitesi tra il voler semplicemente creare qualcosa di meraviglioso e l’uso bellico che ne consegue. Il tutto sintetizzato in una frase che trovo molto forte personalmente: “Cosa sceglieresti? Un mondo con le Piramidi o senza?”. I sogni è vero che possono avere conseguenze inaspettate o non volute, ma cosa sarebbe un mondo senza sogni da seguire?
Bellissimi i discorsi tra Caproni ed il protagonista durante i sogni, che rappresentano gli stati d’animo ed i ragionamenti interiori del protagonista. Caproni dice in una scena che gli artisti e gli ingegneri hanno 10 anni di vita nei quali danno il massimo. E bisogna vivere quegli anni al meglio. Dopo, si deve accettare che il proprio tempo è finito e bisogna ritirarsi dalla scena. Impossibile non rivedere Miyazaki in questa situazione, che sigla tutto il film come un grande viaggio nella sua testa e come un unico grande addio al mondo del cinema.
Un film di grandissimo impatto visivo e ancora più impatto emotivo, ma per via della sua natura dalle mille facce, non vi lascerà con un’impressione finale estremamente definita, ma vi “turberà” in modo inaspettato.
Il film più maturo e complesso di Miyazaki ed un grande addio di un grande maestro.
Le vent se lève!… il faut tenter de vivre

Dark Souls 2: La cremazion..err...Recensione.

Il ritorno del tutorial "diventa un anticristo" 
Ce l'ho fatta. Dopo ben un mese, un dannato mese dall'uscita di Dark souls 2 sono riusciuto (con un ENORME numero di scomuniche da varie religioni nel mondo) a spolpare il titolo FromSoftware in modo tale da essere sufficientemente pronto a scrivere una review adeguata ad un titolo tanto atteso.
Forse non al 100% e sicuramente non come lo intendono alcuni questo fantomatico "100", ma posso dire di aver esplorato in lungo e in largo lasciando  le penne in tutta la sfigatissima terra di Drangleic.

E dopo settimane di badilate in faccia e imprecazioni al limite della realtà, vi illustrerò quelli che sono i pregi e i difetti di questo prodotto, seguito di uno dei giochi più osannati della scorsa generazione.

Resta quindi da chiedersi: sarà all'altezza del predecessore? ( che per la cronaca avrebbe preso un 8,75-9 all'epoca).

Beh, scopriamolo insieme!....sempre se non muoio lungo il percorso.

FTL Advanced Edition - Recensione

FTL è uno dei giochi roguelike che più mi è piaciuto degli ultimi anni, perché riprende una mia grande passione: comandare un'astronave tatticamente e sopravvivere nello spazio.
La buona quantità di armi, astronavi, abilità, equipaggio, sistemi della nave, quest randomiche ed elevata difficoltà lo rende sempre un'avventura diversa.

Ora, l'Advanced Edition è arrivata gratis per tutti i possessori del gioco.

Cosa cambia e come migliora il gioco?


InFamous: Second son- Recensione

Enjoy your power.
Playstation 4 è ormai uscita da alcuni mesi e nonostante le ottime vendite globali a questa console mancava qualcosa, qualcosa che noi tutti possessori della console ammiraglia Sony aspettavamo da tempo: Una esclusiva degna di questo nome.
Dopo vari multi-piattaforma, alcuni di grande qualità altri più modesti,  una esclusiva deludente (vedi Knack) e un Killzone che ha fatto discutere dividendo la critica, alla scatoletta targata Sony mancava qualcosa, un segno, un titolo che confermasse la qualità delle esclusive old gen anche sulle nuove console.
Un nerd, la sua preda e un regalo.
C'è anche la mia merenda, ma vabbè
Con vari giochi in sviluppo e un Driveclub rimandato all'infinito, ecco che per fortuna arrivano i Sucker Punch con il terzo capitolo della loro saga nata su ps3: Infamous, un titolo carico di enormi aspettative e speranze dei giocatori.

Si tratta del titolo di cui Ps4 aveva bisogno o di una mazzata nei denti dei sonari di tutto il mondo?

(ci tengo a sottolineare che le recensioni sono articoli dove si CERCA di essere più oggettivi possibile, ma sappiamo tutti che alla fine contano anche i gusti personali, ergo NON prendetela come valore assoluto, in quanto ciò che piace a me può far vomitare CapRichard o voi e viceversa).

Detto questo, Iniziamo!

Recensione - Shadowrun Returns: Dragonfall

Shadowrun Returns Dragonfall è l'espansione (o DLC se preferite) rilasciata il 27 febbraio 2014 per il gioco Shadowrun Returns.

Il mio giudizio breve sul gioco si può riassumere con:
"è meraviglioso fare parte di un team".

Per approfondire continuate la lettura!




01 09 10