Final Fantasy Type-0 HD - Recensione

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Piattaforme: PC(giocata)/PS4/XboxOne  Data di uscita: Marzo 2015 (console)/18 agosto 2015 (PC)
Final Fantasy Type-0 HD è un port di un gioco per PSP per le console next gen e PC. Uscito sulla vecchia console portatile Sony nel 2011 solo in Giappone, aveva un tono molto diverso dai soliti Final Fantasy: era cupo, sembrava più maturo e violento. Ha attirato molte attenzioni dai fan della saga in occidente e dopo 4 anni finalmente è giunto da noi.
Era davvero la perla che tutti attendavamo?
Toglieteli la parola!
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I 12 cadetti della Classe 0
La grande diversità con tutti gli altri Final Fantasy si nota fin da subito. Il gioco si apre con uno scenario di guerra, con la morte di soldati ragazzi, con una colonna sonora potente, un immaginario crudo e toccante. Poi arrivano i “soliti” bambini prescelti tipici della produzione culturale giapponese degli ultimi decenni, tutti di 16-17 anni, ma anche qui in un ruolo diverso. Almeno questa è l’impressione generale che da la prima mezz’oretta di gioco. Poi il resto è un continuo altalenare di toni e di occasioni sprecate. I 14 protagonisti principali sono tutti dei cliché ambulanti che nel tempo non si sviluppano mai, ma rimangono fedeli ai loro ruoli. C’è un motivo per questo, ma è nascosto e non sarà evidente nella vostra prima run. La narrativa principale è molto chiara: nel mondo di Orience ci sono 4 regni, ognuno con un cristallo che dona al regno poteri particolari che li rendono unici e si stanno facendo la guerra. Voi seguire 14 membri della Classe Zero, cadetti dai poteri fuori dal comune del dominio di Rubrum, che sono l’asso nella manica per risolvere la guerra. Al di sotto di questa guerra però c’è una storia nettamente più complessa ed affascinante. Il problema è che per scoprirla bisogna finire il gioco almeno 2 volte. C’è un compendio che si riempirà di informazioni, soprattutto durante la vostra seconda run e compariranno anche missioni nuove che daranno prospettiva nuova agli eventi. Ed anche dopo aver fatto tutto, qualche dubbio o punto scuro rimarrà comunque, visto che il gioco non è molto diretto nel comunicare informazioni e visto che alcuni personaggi, motivazioni ed eventi vengono toccati solo nella guida Ultimania del gioco e non nel gioco stesso. I momenti “cosa è successo al topo?” si sprecano, ovvero la storia introduce personaggi ed eventi per poi dimenticarsi di loro.
A questo senso generale di non chiarezza e confusione per gli eventi, si aggiungono dialoghi particolarmente atroci tra i personaggi, con alcune frasi che sembrano dei non sequitur. Davvero, prendono il premio “dialoghi peggiori del 2015 nei videogiochi”, almeno per quanto ho giocato io nel 2015. Il doppiaggio inglese altalenante non aiuta, ma sono proprio i testi ad essere oltremodo orridi. È davvero un peccato. Perché il finale è di una carica emotiva straordinaria ed il mondo è pieno e ricco di lore ed informazioni interessanti, ma il gioco vi mostrerà davvero poco nel suo decorrere naturale e bisogna spenderci più tempo del necessario, quindi si genere un rapporto di odio o amore nei confronti di tutto l’impianto narrativo. Nel mio caso, il primo ha prevalso sul secondo ed infatti ne sono uscito fuori non troppo convinto.
La telecamera, porca paletta, la telecamera
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Ogni regno ha una sua forte identità. I’impero di Milites usano Armature Magitek che strizzano gli occhi a quelle di Final Fantasy VI
Il sistema di combattimento è davvero molto bello. Parliamo di combattimenti in terza persona di vena action dove si comanda uno dei protagonisti direttamente ed altri 2 sono gestiti dall’IA, con i 14 cadetti tutti ben differenziati per comportamento in battaglia e sarete invogliati a provarli tutti nelle varie missioni del gioco. Attacchi normali si intervallano a magie classiche della serie e mano a mano che si sale di livello accumulando esperienza, si sbloccano svariate abilità attive e passive che permettono anche l’esecuzione di combo. Il perno del sistema di combattimento è però un sistema di “apertura” nella guardia nemica. Quando si ha un nemico in lock-on, apparirà su di esso un simbolo che indicherà la possibilità di uccidere istantaneamente o di infliggere gravissimi danni. Questo sistema è molto intelligente in quanto non premia tattiche di spamming, ma un’azione più moderata, atta ad aspettare il momento giusto. Il combattimento è molto letale ed i propri protagonisti sono particolarmente fragili. Non aiuta anche un sistema id progressione che incoraggia al griding tra una sessione e l’altra con possibili spike di difficoltà. L’unico vero, enorme problema del sistema di battaglia è la telecamera, che farà sempre e solo di testa propria, andando ad incasinarvi ogni singolo scontro. Anche cambiare da un bersaglio all’altro non è proprio immediatissimo e spesso farlo vi farà esplodere ancora di più la visuale.
Oltre ai combattimenti, c’è anche una componente sociale/esplorativa. Tra una missione e l’altra, avrete un numero variabile di ore in game che verranno spese in incrementi discreti, per parlare con persone dell’accademia della quale fate parte o per ingaggiare in una delle tante side quest che il gioco vi presenta ed andare a scoprire nuove scene filmate, nuovi momenti personaggio, informazioni del lore e nuove zone. Per certi versi ricorda un po’ il sistema degli Shin Megami Tensei Persona o Devil Survivor, per chi ha giocato a quelle saghe. C’è una mappa del mondo, ci sono i Chocobo e c’è un’aereonave.
Tutte le zone esplorabili però tradiscono la loro natura da gioco per PSP. Ogni area è divisa in un’infinità di segmenti minuscoli, intervallati da caricamenti, fortunatamente brevi, ma effettivamente spezzano non poco il fluire delle missioni. Purtroppo è una limitazione tecnica data dalla natura del port.
Un port è pur sempre un port
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La scuola dove spenderete il vostro downtime
Il port per certi versi è un bel lavoro, per altri no. I protagonisti principali hanno subito un facelift di qualità, con i modelli poligonali sostituiti da quelli usati nelle cutscene pre-renderizzate. Gli ambienti sono stati migliorati nell’illuminazione e la risoluzione maggiore aiuta a dare chiarezza a tutto, specie su PC con l’opzione di usare AA supersampling. Il problema però è uno: solo i protagonisti principali ed importanti hanno subito un ritocco dei modelli. Quindi capiterà molte volte di vedere su schermo personaggi con qualità estremamente diversa tra di loro che dialogano e l’effetto non è dei più piacevoli. Oppure è possibili inferrere l’importanza nella trama di determinati personaggi semplicemente dalle loro fattezze.
La colonna sonora invece è di ottima qualità e mescola temi classici della saga di FF riarrangiati in modo magistrale a temi nuovi dai toni molto epici. Promosso su tutta la linea.
È arrivata quindi la perla che stavamo aspettando? A mio parere no. Malgrado un ottimo combat system sporcato solo dalla gestione terrificante della telecamera, un mondo di gioco interessante e ben realizzato, c’è una storia bella in potenza ma presentata in modo confusionario e con dei protagonisti dai pochi e terribili dialoghi che sono delle macchiette. Se amate i JRPG digerirete questi aspetti senza problemi ed il gioco vi saprà intrattenere per quelle venti e passa ore o anche di più, se però non sono il vostro amore segreto, meglio virare su altri prodotti meglio riusciti sotto più aspetti.

Heroes of the Storm: finalmente un MOBA divertente


I MOBA sono oramai un genere che spopola nel mondo dei videogame e, a dispetto di quanto si potrebbe pensare, sono un genere solo per PC. Un genere giocato da un fottiglione di persone e dominato da un nome: LOL ovvero League of Legends. Negli ultimi anni un sacco di sviluppatori e publishers hanno provato a tirare fuori Moba, ma il mercato è saturo e dominato dai giganti dell'industria. Oltre a LOL abbiamo DOTA 2 della Valve ed il recente arrivato Heroes of the Storm della Blizzard tra i big players. Ovviamente da buon giocatore ne ho provati un po' e tra tutti, solo Heroes riesce a divertirmi. Come mai? Dopo il salto un buon post dove racconto un po' le mie esperienze con i MOBA.

Cronache di Dedamista #3 : Bandits No More


Eccoci qui in un altro resoconto della strana campagna di Pathfinder con 3 fissi e tanta altra gente rotante. Lo stile di lavoro mercenario unito a sessioni generalmente autoconclusive permette in modo molto facile queste entrate di ogni tipo.

Sopravvissuto The Martian - Recensione

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Ridley Scott ritorna nello spazio. Ed Hollywood ritorna ancora una volta a salvare Matt Damon. Il registra britannico, malgrado abbia diretto robe del calibro di Alien e Blade Runner, in ambito fantascientifico aveva fatto un passo abbastanza falso con Prometheus. Sarà riuscito a scusarsi con questo The Martian?
Il film è basato sul romanzo del 2011 “L’uomo di Marte” di Andy Weir ed il film è una adattamento abbastanza fedele del cartaceo. Avendo una base molto solida dalla quale partire, fare passi falsi è difficile se ci si attiene al copione e non si svalvola troppo.
La storia è alquanto semplice: Ci troviamo “20 minuti nel futuro”  con la missione Ares 3 che ha portato l’uomo su Marte. Una tempesta di sabbia più forte del previsto costringe gli astronauti a rientrare a casa prima del previsto. Mark Watney (Matt Damon), botanista del gruppo viene colpito da un’antenna staccatasi dalla base a causa della tempesta e viene creduto morto e quindi abbandonato sul pianeta rosso. Però è sopravvissuto e deve capire come sopravvivere su Marte fino all’arrivo della prossima missione programmata, Ares 4, anni dopo.
A questo punto parte la vera storia che si incentra sulla sopravvivenza estrema. Lo spazio ed i pianeti con atmosfera ridotta sono le cose più letali per noi. Siamo abituati alla nostra cara Terra, che ci offre conforto ed uno spazio dove vivere tutto sommato calmo e tranquillo e che abbiamo conquistato nei millenni a colpi di tecnologia. Su Marte, ogni errore può rilevarsi fatale. Qui assistiamo ad un film di stile Cast Away nello spazio, con un protagonista che sembra un Mac Gyver. La formula del videodiario inframezzata a momenti di azione normale, aiuta molto a creare una narrativa che coinvolge e che mantiene alto interesse in un’ambientazione mono personaggio. Mano a mano che il film incede, questa si intreccerà con la storia sulla Terra, con gli uomini della NASA impegnati a trovare soluzioni per riportarlo a casa. Il protagonista non si lascerà mai andare a derive mistiche o pazze, non si perderà mai d’animo e lotterà con tutto se stesso per cavarsela, ma non è infallibile e riesce sempre a mantenere un filo di ironia, il che lo rendono un personaggio molto più forte della media dei film hollywodiani di questo stampo, e riesce comunque a catturare l’attenzione e l’empatia del pubblico. Il resto del cast è un pastiche di attori. Abbiamo Sean Bean, Jessica Chastain, Sebastian Stan e Jeff Daniels tra i tanti. Il ritmo del film è ottimo e riesce a rendere tutti degli ottimi comprimari senza che nessuno abbia il sopravvento sull’altro e lasciando il ruolo di protagonista assoluto ma non solo, a dispetto delle apparenze, a Matt Damon, che fa un ottimo lavoro.
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Straordinario come tutto il film non abbia stupidate e cliché hollywoodiani classici. Anzi ci sono un paio di sovversioni carine. Si vede che stiamo parlando di un’ambientazione moderna e realistica, con personaggi che fanno riferimento a qualche elemento di cultura nerd o contemporanea che strapperanno più di un sorriso.
L’accuratezza scientifica del film è a livelli altissimi. Lo scrittore al tempo fece un ottimo lavoro di ricerca e così per il film la NASA ha collaborato come consulente scientifico. Purtroppo ci sono alcune inesattezze dovute a scoperte su come funziona il clima di Marte fatte dopo la scrittura del libro che invalidano un paio di punti, ma tolto questo, tutto il film è radicato nella scienza più pura e cruda. Le soluzioni trovate ai problemi sono tutte logiche, pensate e sensate.
Abbiamo il sopravvissuto che usa tutte le sue conoscenze scientifiche per cercare di sopravvivere. Abbiamo la NASA a terra che deve districarsi nel suo ruolo di essere una organizzazione di ricerca ma anche un’entità pubblica che deve mantenere una certa immagine e reputazione ed ogni scelta deve essere pesata da più punti di vista. Un film che mostra quanto lo spazio sia veramente letale in ogni sua cosa e quanto sia dannatamente difficile lavorare. Mette in risalto le distanze spaziali, il lag luce. E che la determinazione unità alla propria conoscenza ti possono tirare fuori da ogni situazione. Niente sentimenti bizzarri come Interstellar che si inseriscono nella trama, ma semplici rapporti astronauti-famiglia con manifestazioni identiche a quelle che abbiamo oggi sulla ISS.
Finalmente l’Hard Science-Fiction ha trovato il suo esponente massimo nel cinema. Ed è The Martian. Consigliato a tutti.

Rainbow Six Siege Closed Beta - Impressioni


Ubisoft presentò un po' di tempo fa Rainbow Six Siege, nuova iterazione dello storico franchise. Il gioco è in dirittura d'arrivo il 1 Dicembre 2015 ed in questi giorni ha tenuto una closed beta per testare un po' l'infrastruttura online.
A disposizione del giocatori c'erano alcuni dei personaggi usabili nel gioco finale, 3 mappe e 3 modalità di gioco. Ho raccattato l'intera ciurmaglia di Nerdscrew ed abbiamo provato il gioco. Dopo il salto, le impressioni congiunte mie e del gruppo.

01 09 10