TOP 5 Videogiochi 2014


Eccoci qui, anno finito, tanta roba macinata giocando a destra ed a manca, è arrivato il tempo di tirare le somme.

Questa sarà una Top 5 dei giochi da me GIOCATI nel 2014, quindi potrete trovarci remaster, giochi vecchi recuperati solo ora e cose simili.

Ed è una Top 5 perché una Top 10 è troppo lunga.

In questa lista seguirò totalmente il cuore, non farò scelte tattiche e non rispetterò il voto dato durante le mie recensioni in quanto esse sono fatte con un occhio più critico rispetto alle menate che scrivo su questo blog.

Bene, Iniziamo!



Dungeons & Dragons 5a edizione - Manuale del Dungeon Master - Recensione

Scusate il ritardo rispetto all'uscita del 9 dicembre, ma avevo una laurea lo stesso giorno (la mia).

Dopo una copiosa lettura, sono pronto per analizzare e darvi il mio giudizio sull'ultimo manuale base della 5a edizione di Dungeons & Dragons. Si, il manuale è in inglese, io effettuerò un misto di traduzioni al volo miste a termini originali.

Cosa ci sarà mai dentro questo manuale, che finalmente completa il trittico base di libri?









Playstation 4 & Xbox ONE : REMASTER EDITION

Oramai è un anno che sono arrivate le console next gen. Che ora sarebbero Current Gen.

Malgrado la mia derivazione da PCista, non sono contro le console. Ho avuto un N64, una Ps1, giocato a manetta sulla Ps2, Poi ho avuto un GameCube ed un Wii ed il Wii U è in lista.

Quello che veramente mi domando a questo giro è il senso della nuova generazione.

Oggi, Capcom ha annunciato il remaster di DmC... e quello di DMC 4.

SI, DI DMC 4.

MA PORC....

Come siamo arrivati a questo punto?

Brutal Legend - recensione

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Piattaforma: Ps3/PC (giocata)/Xbox 360 Data di uscita: ottobre 2009 (console) / 26 febbraio 2013 (PC)
Io sono un fan del Metal. Di quello classico, l’Heavy Metal anni ’70-’80. Judas Priest, Motorhead, Saxon, Manowar ed Ozzy sono il mio pane musicale quotidiano. Quando vidi per la prima volta Brütal Legend, mi innamorai all’istante, sembrava un sogno divenuto realtà. Non avendo né 360 né Ps3, ero però allo stesso tempo un po’ sconsolato. Poi il gioco apparì quasi per caso su PC 4 anni dopo. E mi ci sono buttato a capofitto, amandone ogni singolo momento alla follia.
Un perché ad ogni cosa
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Il gioco ha forse una delle migliori intro e menu che io abbia mai visto. Jack Black, noto comico e cantante statunitense, che da la voce al protagonista di Brutal Legend, entra in un negozio di dischi e trova il vinile di Brütal Legend, con le varie impostazioni visibili sul disco e sulla copertina. Fantasticamente in tono.
Il gioco stesso ha un’intro strepitosa. Eddie è un roadie, ovvero una di quelle persone di supporto per le band musicali quando fanno tour. Sono gli uomini che lavorano un sacco per mettere tutto a posto e far si che lo spettacolo sia il più perfetto possibile. Il termine è molto generico ed indica ogni tipo di supporto, da quello manageriale a quello tecnico.
Durante un concerto di una band pseudo metal, un evento imprevisto catapulta il protagonista in una terra fantasy fortemente influenzata dal metal. Si ritroverà invischiato in una guerra tra gli uomini ed i demoni ed anche in questo caso cercherà di essere fedele al suo ruolo malgrado le circostanze: quello di roadie, di supporto. Il cast di personaggi o è doppiato da leggende del metal, come Robert Halford e Kilmister, o ha nei suoi nomi riferimenti ai grandi del metal, come Lita Halford (unione del nome di Lita Ford e del cognome di Robert Halford).
Tutto il mondo e tutti i personaggi trasudano metal. Teschi, fulmini, spuntoni metallici, abbigliamento metallaro, simboli “\m/” un po’ ovunque nello scenario.
Ci sono inoltre 3 fazioni distinte nel gioco. I buoni sono basati sul classico Heavy Metal con un pizzico di Heavy Mithril , con vestiti di pelle, motociclette ed amplificatori giganteschi e vengono identificati come la IronHeade Brigade. Poi ci sono i Drowning Doom, che rappresentano tutto il filone del Ghotic Metal e del Black Metal, con un’estetica pallida e tendente ai cliché horror. Infine abbiamo i demoni con il gruppo Tainted Coil, che invece sono basati intorno all’Industrial Metal.
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Se questo sembra essere totalmente randomico e senza senso all’inizio, il gioco ha una spiegazione per ogni singola cosa, inclusi tutti gli elementi del gameplay. Ci si ritrova con un insieme di storia e meccaniche che invece di essere in antitesi come nella maggior parte dei giochi, sono in perfetta armonia ed aiuta a rafforzare l’intera esperienza di gioco.
Di particolare spessore sono le narrazioni del background dell’ambientazione, da trovarsi sulla mappa del mondo, cariche di epicità come non mai, che riescono a formare un completo tessuto di eventi che davvero, manco i Manowar.
Tutto il gioco è scritto molto bene ed alterna in modo quasi perfetto humor e momenti più drammatici , creando un intreccio narrativo davvero valido. Tutti i protagonisti della vicenda sono investiti in quello che sta accadendo e moltissimi dialoghi avranno luogo durante le varie battaglie e andranno a caratterizzare sempre più i personaggi coinvolti. L’unico vero problema è la durata del tutto. Malgrado la storia non da l’impressione di correre troppo, finisce troppo presto.
Sono un action! No, un RTS!
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L’unico punto debole del gioco è da ricercare nel suo gameplay, che non riesce ad avere una forte identità, optando per mescolare molti elementi action e strategici insieme.
Di solito si comanda il protagonista come un action in terza persona. Avrete a disposizione un veicolo per gironzolare nell’ambientazione del mondo abbastanza liberamente, raccogliendo tutti i segreti sparsi qui e lì, che sbloccheranno canzoni metal da ascoltare mentre si gira nell’overworld.
Eddie non è proprio il personaggio più agile mai visto ed i combattimenti non sono proprio complessissimi, con poche combo basiche che alternano colpi con un’ascia a schitarrate in grado di richiamare fulmini sui nemici. L’inizio del gioco ed i combattimenti singoli sono abbastanza noiosetti meccanicamente, ma fortunatamente la colonna sonora, i dialoghi e il design vi caricheranno a bestia e vi faranno dimenticare queste mancanze. Saranno messe a disposizione del protagonista anche mosse speciali, che vengono eseguite attraverso un veloce quick time event, che rappresenta un assolo di chitarra elettrica, tutti eseguiti dai chitarristi dei Judas Priests : Downing e Tipton.
Il gioco ha un sistema di upgrade per il vostro protagonista. Completando missioni e trovando i segreti sulla mappa si acquisiranno tributi per gli dei del Metal, che potranno essere spesi da Ozzy Osbourne per potenziare le vostre due armi oppure per migliorare le prestazioni del vostro bolide, il Deuce, parte centrale non solo del sistema di navigazione ma anche protagonista di molte missioni.
Il gioco dopo qualche missione si aprirà e svelerà la sua vera natura di RTS ibrido. Il vostro personaggio diventerà in grado di accedere ad una modalità di comando dall’alto e di dirigere le proprie truppe verso obiettivi o verso nemici specifici. Avrete una base nella forma di un palco di concerti metal, avrete come risorse i fan e con questi sarete in grado di costruire le vostre truppe da mandare in battaglia. Voi potrete comunque entrare in combattimento e realizzare delle particolari combo con le vostre truppe. Ad esempio, i bassisti su moto sono i curatori del vostro esercito (e curano con il riff iniziale di Marching Off to War), ma Eddie può interagire con loro, salendo sulle loro moto ed usando i loro potenti amplificatori per stordire gli avversari, tecnica tra l’altro molto utile per uscire da situazioni spinose.
La varietà di missioni è buona, ognuna ha un suo twist particolare e le varie unità verranno introdotte gradualmente ed in modo contestuale.
Il gioco ha anche il multiplayer online. In questa modalità lotterete in modalità RTS su un diverso numero di mappe in combattimenti che possono variare tra l’1vs1 al 4vs4. Invece di essere limitati come nella modalità storia a giocare solo con la ironHead Brigade, qui potrete utilizzare anche i Drowning Doom ed i Tainted Coil. La modalità può divertire, ma non l’ho trovata l’attrazione principale del gioco. Non sono un giocatore molto multiplayer, dopo averla provata una volta l’ho lasciata stare per ritornare nel gioco principale per trovare ogni segreto sparso sulla mappa.
When the power chords come crashing down….
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Il vero gioiello di questo gioco è il design audiovisivo. Se tecnicamente la grafica non è nulla di eccezionale, la direzione artistica è fenomenale. Veramente poche cose trasudano Metal da ogni singolo poro. Ogni unità, ogni luogo, ogni dettaglio nel mondo è metallizzato, è contestualizzato ed è bellissimo da ammirare. Andare in giro per il mondo vedendo le proprie truppe che pattugliano le zone da voi liberate e che ingaggiano in battaglie contro i nemici principali aggiunge un layer di vissuto al mondo. Gli accampamenti del vostro esercito sono pieni di chitarre, amplificatori ed oggettistica metal di ogni tipo. Ogni singola unità incarna qualche aspetto del vasto mondo del metal. Il tutto è condito con riferimenti di ogni tipo. Le ambientazioni sono anch'esse varie, offrendo grandi pianure, paludi e foreste lussureggianti.
Ovviamente la colonna sonora gioca il ruolo principale. La scelta fatta dagli sviluppatori è ottima: quando si fanno sidequest e quando si gira per la mappa, la musica è gestita come un mangiacassette su auto. Potrete creare le vostre playlist personalizzate e passare da una canzone all'altra. Durante specifiche missioni principali partiranno determinate canzoni per rafforzare ciò che si sta facendo. Una fuga mozzafiato sulle note di Through The Fires and Flames oppure una battaglia contro un boss sulle note di Painkiller. Pura poesia.
La varietà di musica all’interno del gioco è notevole. Parliamo di 107 tracce musicali da 75 artisti diversi. Un vero incubo riuscire ad ottenere le licenze per tutti. Mancano un paio di band famose, come i Metallica (a causa del loro costo eccessivo) e gli Iron Maiden (per conflitti con il protagonista di nome Eddie), ma per il resto troviamo una grande varietà, con addirittura una track personalizzata di Lita Ford.
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Un gioco così è un tributo a tutto ciò che c’è di bello nel Metal. Una lettera d’amore in ogni suo aspetto. Purtroppo come gioco non è perfetto. Presenta una bellissima storia in grado di interessare i giocatori più disparati, ma in generale il vostro coinvolgimento nel gioco sarà direttamente proporzionale al vostro amore per il Metal.
Stay Classy, Internet.

Pathfinder: Presentazione Classi

Pathfinder è un gioco di ruolo basato sul sistema d20, ovvero il sistema che utilizza il dado a 20 facce come dado principale, popolarizzato da Dungeons&Dragons.

Dopo che D&D è passato alla 4° edizione, tutti gli affezionati al vecchio sistema non ci stavano al cambiamento e così la Paizo ne ha approfittato ed ha creato la sua versione del gioco, una sorta di D&D 3.75, proponendo un gioco quasi del tutto identico meccanicamente a D&D 3.5, ma con degli accorgimenti in più.

Dopo il salto, un megapost abbastanza lungo che io uso come documento personale per presentare in modo veloce e funzionale le classi ed altri pezzi del sistema ai giocatori. Siccome lo reputo mediamente utile, renderlo disponibile online sul mio blog, mi sembra una buona idea.
Siccome io sono una merda, aspettatevi un uso principalmente di italiano con sporadico inglese.

I disegni sono tutti quelli ufficiali della Paizo, realizzati se non erro tutti da Wayne Reynolds.


Borderlands the Pre-Sequel - Recensione

Borderlands pre sequel
Piattaforma: Ps3/PC (giocata)/Xbox 360 Data di uscita: 18 ottobre 2014
Gearbox passa il testimone a 2K Australia per questo…. interquel della saga Borderlands. Ambientato a metà tra il primo ed il secondo episodio e narrato come flashback, ci porta in posti mai visti prima ed in compagnia di gente davvero poco raccomandabile. Come da tradizione, ho giocato all’intera campagna con 2 miei amici, in quanto l’esperienza Borderlands guadagna tantissimo se affrontata in compagnia.
Fly me to the moon Let me play among the starsBPS1
L’intero gioco è ambientato sulla luna di Pandora, Elpis. Questo porta con se una cambio al gameplay non indifferente. La luna non ha un’atmosfera sufficientemente forte da trattenere ossigeno e la gravità è molto più bassa che su Pandora. Questo si traduce in una nuova risorsa per i giocatori: l’ossigeno. Servirà sia a mantenervi in vita quando farete escursioni lunari fuori da ambiente abitabile, sia ad attivare dei razzi che vi permetteranno di svolazzare in aria per un periodo limitato.
I nemici lasciano continuamente ossigeno e ci sono molte zone sparse nell’ambiente che ricaricheranno i vostri serbatoi, quindi non sarete mai in pericolo di vita. Infatti l’ossigeno sarà preziosissimo per la navigazione degli ambienti in quanto questo gioco introduce una verticalità negli ambienti che era assente nei capitoli precedenti. I combattimenti risultano quindi essere familiari e freschi allo stesso tempo e The Pre-Sequel riesce a trovare il giusto equilibrio nel presentare un’esperienza familiare e nuova allo stesso tempo.
Questa mono ambientazione purtroppo ha il lato negativo di ridurre di molto la varietà degli ambienti. Da questo punto di vista il gioco si presenta più similmente al primo capitolo: un’unico stile di ambientazione che predominerà l’80% della vostra esperienza di gioco e un 20% di variazione giusto all’inizio e nella fase finale.
Un vistoso passo indietro rispetto alla grande varietà di ambientazioni di Borderlands 2.
4 brutti ceffi
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Ogni Borderlands ha quattro personaggi giocabili ognuno caratterizzato, oltre che dall’aspetto, da un’abilità speciale attiva e da 3 rami di abilità passive. In questo Pre-Sequel ci ritroveremo con 3 vecchie conoscenze che erano NPC o nemici in Borderlands 2 ed un nuovo personaggio. Come approcciarsi alle missioni ed al combattimento cambia tantissimo da personaggio a personaggio e questo invoglia ad avere un party di amici ben diversificato o a rigiocare il gioco con una classe o build diversa.
Athena la Gladiatrice è il personaggio introdotto in the Pre-Sequel. Ex assassina dell’Atlas, funge da Tank o DPS fisico o DPS elementale, in base all’albero di specializzazione che si sceglie di seguire. Forse uno dei personaggi più versatili in quanto può giocare sia sull’offensiva pura esplosiva a tutto spiano, sia sulla fisicità e sull’attacco fisico scordandosi un po’ delle armi, sia sull’attirare il fuoco nemico e proteggere i compagni. La sua abilità speciale consiste nell’utilizzare uno scudo per assorbire i colpi nemici. Dopo che lo scudo si è caricato di energia in questo modo, viene lanciato contro i nemici, sfraggandoli di brutto. Uno stile molto prossimo a quello di Capitan America se vogliamo.
Claptrap è finalmente disponibile come personaggio giocabile. Come possono immaginare i veterani della saga, Claptrap è un personaggio insulso e completamente caso. Le sue abilità sono le più divertenti dell’intero gioco e causano un senso di imprevedibilità straordinaria. Se giocate con amici, assicuratevi che almeno uno di loro sia un ClapTrap. L’abilità principale del robottino giallo è chiamata VaultHunter.exe ed è un programma che analizza il campo di battaglia e sceglie la routine migliore data la situazione. Un modo molto complesso di dire: sceglie un potenziamento random. Vi ritroverete con Claptrap diventare un gunzerker ed iniziare a sparare velocissimamente, oppure lancerà una versione di se stessa che si pianta al suolo e diventa una torretta missilistica, o ancora diverrà un mago, o una nave pirata con tanto di cannoni o inizierà a far rimbalzare a caso tutto il gruppo e si munirà di ciambella a forma di paperella. Il tutto con musica WUB WUB sconclusionata che accompagna le sue abilità. Il suo albero centrale si concentra sul co-op e la sua abilità finale è “batti il cinque”. Vedrete Claptrap che alza la sua manina robotica e saltella pronto per ricevere il 5 da un compagno. Se accade, buff per i coinvolti! Geniale. Non tutte le abilità di Claptrap sono utili ad ogni situazione ed infatti capiterà sempre che verrà scelta la peggiore possibile. Per esempio, ogni volte che era richiesto cecchinare dei nemici, si attivava l’abilità che aumentava il danno ma rendeva tutte le armi di un’imprecisione mostruosa.
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Whilhelm è un boss in Borderlands 2 ed in quell’occasione è un robottone. Qui ancora non ha subito le modifiche cybernetiche che lo rendono il super robot, ma è ancora un umano. La sua abilità speciale consiste nel chiamare un paio di droni di supporto volanti, Wolf & Saint. Saint rimarrà vicino a voi e vi curerà di continuo, mentre Wolf svolazzerà sparando ai nemici. Due rami di abilità sono dedicati ad ognuno dei due robot, ma forse le abilità più particolari si trovano nel ramo centrale. In questo, Whilhelm otterrà nuove protesi cybernetiche, che cambieranno il suo aspetto ed il tono della sua voce, che diventerà sempre più metallico. Avrete gambe robotiche per sparare mentre si corre, una mano robotica pneumatica per scazzottate violente ed un cannone a spalla che si attiverà ogni volta che gli scudi si esauriranno. Questo personaggio predilige l’andare addosso ai nemici e molte delle sue abilità si attivano in situazioni critiche, quando scudi e vita scarseggiano. Molto high risk- high reward.
Nisha è un’altro boss di Borderlands 2, questa volta un nemico opzionale, quindi non tutti lo ricorderanno. In the pre sequel lei ricopre la specialista, con un’enfasi su pistole e fucili da cecchini. La sua abilità è un’aimbot. Una volta attivata mira in automatico sui nemici a schermo ed aumenta danni, velocità di fuoco e ricarica in modo spropositato. Il suo albero centrale porta alla fine ad essere in grado di impugnare due pistole costantemente, aumentando di tantissimo la potenza di fuoco. Altri alberi danno bonus particolari in base a determinati bonus in grado di accumularsi ognuno con un suo criterio di attivazione. Per esempio avrete danni corpo a corpo aumentati ogni volta che ucciderete un nemico oppure appena terminata la vostra abilità attiva.
La varietà di build e di personalità è maggiore di Borderlands 2, in quanto vengono prese molte idee che erano presenti nelle classi DLC di Borderlands 2, a loro volta più raffinate di quelle base.
A questo si aggiungono due nuove categorie di armi. Avremo armi criogeniche, in grado di congelare i nostri nemici ed armi laser. Quest’ultima arrivano in 4 variazioni. Ci saranno i classici blaster alla Star Wars, dei raggi particellari pesanti sparati da railgun, laser a diffusione che svolgono un ruolo simile a quello di un fucile a pompa ed infine avremo i raggi continui alla Ghostbusters. Solo l’aggiunta di armi laser genera una notevole variazione di armi che rinvigorisce il gameplay, soprattutto per i veterani.
Un’altra aggiunta al gameplay molto interessante è data dalla presenza del Grinder. Questa macchina prende in pasto il vostro loot, lo macina e produce un loot di qualità superiore. Il tipo dipende dalle armi date in pasto. Usando armi di grado alto, è possibile ottenere anche armi leggendarie in questo modo. Rivaluta totalmente lo stesso concetto di “loot”, dando del potenziale anche a quello generalmente considerato vecchio o inutile. Una feature che vorrei vedere in ogni gioco che si basa così fortemente sull’equipaggiamento ricavato dai nemici.
La Genesi di un cattivo
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La storia segue l’ascesa a ruolo di cattivo di Handsome Jack, main villain di Borderlands 2. I 4 personaggi giocanti questa volta interverranno in maniera attiva alle quest, con risposte e commenti, donando molta più personalità anche ai giocatori rispetto al passato. Handsome Jack rimane un grande personaggio, ma probabilmente è l’unico di tutta la storia. La sua storia è simpatica, ma alcuni sviluppi sono un po’ accelerati e cambi nel carattere di Jack sono troppo repentini. Nonostante tutto, è piacevole vedere la storia dietro la nascita di un cattivo.
Ci saranno un paio di volti simpatici, quasi tutti dotati di forte accento australiano, ma nessuno riesce ad essere sufficientemente iconico da rimanere impresso. I personaggi migliori sono quelli che sono già apparsi negli altri giochi. Un cast decisamente migliore di quello del primo gioco, ma sottotono rispetto al secondo capitolo. Troverete sempre un umorismo basato sui meme, che può piacere o meno ed è un po’ il cruccio della saga.
Non aiuta la durata ridotta dell’avventura. Facendo anche qualche quest secondaria, una prima run vi durerà una quindicina d’ore, molte di meno rispetto a Borderlands 2. Anche le quest secondarie sono molte di meno e la minor dimensione dell’ambientazione vi porterà ad un backtracking maggiore rispetto a Borderlands 2, che spesso con le sue sidequest vi portava in aree mai visitate prima. The Pre-Sequel sembra più un’espansione che un capitolo a se stante per la quantità dei contenuti.
Riesce a divertire ed intrattenere, soprattutto con amici, ma non raggiunge gli apici di storia e caratterizzazione e la varietà di ambienti del secondo capitolo. Consigliato ai fan della saga senza dubbio, per gli altri aspettate di trovarlo a prezzo più basso.
Un paio di parole sul season pass.
Al momento della stesura di questo articolo è arrivato un nuovo personaggio giocabile : la controfigura di Handsome Jack. Il suo stile di gameplay ha un appriccio di “gruppo”. Può creare cloni olografici di se per farsi aiutare in battaglia. Andare in giro con 3 Handsome Jack sul campo che sparano e lanciano granate può essere simpatico, ma la maggior parte delel sue abilità mancano di impatto e risultano essere meno originali di quelle dei quattro protagonisti del gioco.
La prossima espansione del season pass è stata annunciata e sembra essere una semplice modalità arena, con orde di mostri da abbattere per collezionare loot alla fine. Nel Primo Borderlands questo tipo di espansione è stato il più deludente, speriamo aggiungano qualche particolare extra per renderla più varia e complessa. Arriverà inoltre un aumento del level cap da 50 a 60.
Ad oggi il Season pass quindi sembra non offrire gli stessi contenuti di Borderlands 2, quindi anche in questo caso consiglio di aspettare che sia completo prima di valutarne un acquisto.
Il vero problema di The Pre-Sequel è la quantità di contenuti, non tanto la qualità.
Stay Classy, Internet.

Dragon Age Inquisition : Spoiler talk

Dragon Age Inquisition ha superato le mie aspettative.

Davvero straordinario sotto tantissimi aspetti.

La mia recensione "spoiler free" è leggibile nel Weakly Hobbyt #172 del Checkpoint Café.

Se volete una recensione video mezza discussione ed avete una mezz'oretta di tempo, potete vedere quella del Prophet Network.

Se invece volete sapere i particolari del gioco che mi hanno colpito, in positivo ed in negativo, parlandone approfonditamente (SPOILEEER), anche con ausilio video, leggete quanto segue.


Dragon Age Inquisition - Recensione

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Piattaforma: Ps3/Ps4/PC (giocata)/Xbox 360/Xbox One Data di uscita: 20 novembre 2014
Dopo 3 anni finalmente arriva il seguito di Dragon Age II. Ed è irriconoscibile. Sono davvero le stesse persone ad aver prodotto il 2 ed Inquisition? Perché ho pianto a dirotto giocandoci?
Occorre parlarne… ed a fondo. Come piccolo disclaimer, il gioco ha i testi in italiano e tutti i termini hanno una loro rispettiva traduzione, ma io, da buon “hipster”, li ho sempre giocati full english, quindi citerò tutti i nomi in lingua anglosassone, che comunque non dovrebbero suonare estranei visto il doppiaggio dei giochi che è sempre e solo inglese.
Un mondo, mille storie
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La saga di Dragon Age è ambientata, pensate un po’, nella Dragon Age (L’era del drago) nel mondo chiamato Thedas…. che vuol dire “The Dragon Age Setting”. Quando gli acronimi sono azzeccati senza volerlo…..
L’estensione di questa ambientazione è molto vasta, comprendendo una grossa massa continentale situata in un ipotetico emisfero sud di un qualche pianeta ed i giochi precedenti ci hanno fatto avere un piccolo assaggio di questo mondo. In Dragon Age Origins e la sua espansione Awakening abbiamo visitato Ferelden, terra di persone un po’ rozze e sporche, poi ci siamo spostati col secondo capitolo nella città-stato di Kirkwall, nelle Free Marches, un conglomerato di città stato di varia natura. In Dragon Age Inquisition ci muoveremo nel Ferelden di nuovo e nella vicina Orlais, nazione dell’opulenza e dell’eleganza, un po’ ispirata alla Francia, ma risentiremo delle influenze anche degli altri territori.
Una cosa va detta subito: se si inizia a giocare al franchise da Inquisition, l’impatto è pesante e straniante. Il gioco arriverà poi a spiegarvi tutto e comprende un corposo codex con molte informazioni, ma per processare tutto, soprattutto nella fase iniziale è ostico. Conviene davvero aver almeno giocato ad Origins o al secondo capitolo. E non è neanche abbastanza in quanto riprende anche personaggi dai libri e fumetti.
Per ovviare al fatto che questo è il primo gioco next gen e quindi molta gente potrebbe migrare piattaforma e anche per eliminare errori di natura tecnica, Bioware ha approntato il sito Dragon Age Keep, nel quale potrete riscreare il vostro salvataggio di Origins e del II con le scelte compiute in quei giochi e creare un vostro stato del mondo di Thedas, che verrà usato in Inquisition ed in tutti i futuri titoli della saga. A differenza di Dragon Age II, i rimandi in Inquisition ai vecchi capitoli sono tantissimi ed il gioco dopo circa metà, si trasforma in un gigantesco lore porn se sono state fatte alcune scelte specifiche, un paio delle quali entrano di prepotenza anche nella trama principale in modi che avrei ritenuto inaspettati, soprattutto perché creano moltissimi bivi extra che dovranno essere tenuti in considerazione nei capitolo futuri, creando possibili frammentazioni. Qualora userete un mondo standard, questo avrà il minor numero di rimandi possibili così da non appesantire le info per i nuovi giocatori.
La trama principale può sembrare lineare e anche fin troppo basica…. ma in effetti è quello che volevano i fan, visto che la maggior parte denigra Dragon Age II ed osanna la narrativa di Origins, che io ritengo essere di un cliché spaventosamente mortale. In realtà Inquisition porta avanti per tre narrative principali contemporaneamente, che si intrecciano. Bioware, inoltre, ha introdotto credo per la prima volta, delle missioni e contenuti che vengono preclusi in base alle scelte del giocatore e questo mi è piaciuto tantissimo in quanto da molta più importanza all’operato del giocatore e cambia davvero la prospettiva su alcuni eventi.
Le tre narrative che vengono portate aventi sono: La guerra tra maghi e templari, che viene ripresa da Dragon Age II. La seconda linea narrativa è rappresentata dalle rivolte interne per il potere nell’impero di Orlais, riprese dal romanzo The Masked Empire. L’ultima è quella del cattivone che vuole distruggere tutto, trama continuata da un DLC di Dragon Age II, Legacy.
Queste tre trame si intrecciano tra di loro andando a creare un quadro abbastanza complesso della situazione. Se la trama principale offre un’unica soluzione, cioè quella di sconfiggere il cattivone, sono le altre che aggiungono un peso abbastanza grande alle scelte del giocatore e che andranno a caratterizzare la maggior parte delle slide alla fine del gioco.
Inoltre, non dicendo nulla di particolare per evitare spoiler, c’è anche un’altra sottotrama che viene accennata nel gioco e che viene lasciata aperta per un possibile seguito, che farà la gioia dei fan di lunga data.
Il protagonista è l’Inquisitore. A causa di una serie di eventi fortuiti, vi ritroverete a capo di un’organizzazione che ha il compito di mettere a posto le cose. Il gioco fa un ottimo lavoro a farsi sentire a capo di un’organizzazione di un certo peso. Lotterete a fianco delle vostre truppe in alcuni casi, sentirete discorsi di approvvigionamento, recluterete uomini e manderete i vostri agenti a sistemare faccende che non richiedono il vostro intervento diretto.
Tutto il sistema di dialoghi è gestito dalla oramai famosa dialogue wheel, l’interfaccia con la quale si selezionano gli alberi di conversazione. Da notare come in questo gioco spesso viene richiesto di esprimere il vostro parere in conversazioni, invece di dover semplicemente dare ordini o fare domande. Questo rende le conversazioni più naturali ed aumenta il fattore di ruolo del protagonista.
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Un piatto del genere potrebbe far credere di trovarci di fronte ad un gioco troppo denso, ma in realtà non è così. La storia non segue un ritmo predefinito, in quanto ogni missione principale inizia quando lo vuole il giocatore e molto del tempo dedicato al gioco sarà occupato a cimentarsi in una delle dozzine e dozzine di quest secondarie o nell’esplorazione, quindi il tutto riesce ad essere digeribilissimo, anzi, forse potrebbe risultare leggermente dispersivo se si perde troppo tempo con le quest secondarie. Questo anche perché ogni missione principale richiede un certo numero di punti potere da spendere e questi si accumulano facendo quest in giro per il mondo. Nel gioco ci sono potenzialmente infiniti punti potere quindi non sarà mai un problema averne abbastanza per proseguire nella storia principale, anzi si accumulano con una certa facilità.
Fortunatamente quasi ogni missione principale ha un ritmo abbastanza sostenuto dall’inizio alla fine, riuscendo a riaccendere l’attenzione del giocatore. Il gioco presenta inoltre un paio di momenti che ho trovato particolarmente potenti da un punto emotivo e se siete investiti nel franchise.
La vera stella però dei giochi Bioware sono i comprimari. Avrete ben 9 personaggi nel gioco, con i quali comporre il vostro party da 4 per andare ad esplorare il mondo e combattere. A questi 9 si aggiungono altri 3 personaggi che funzionano da aiutanti per organizzare l’Inquisizione. Per la prima volta da KOTOR, ho trovato tutti i personaggi forti e ben scritti, senza punti deboli. Estremamente complessi e diversificati, ce n’è davvero per tutti i gusti. Il gioco inoltre alterna benissimo momenti seri e drammatici ad altri più leggeri ed umoristici e riesce a farlo con grande stile, aiutato dal grande cast. I doppiatori fanno tutti un lavoro egregio per dare vita ai personaggi. Credo che possa definire questo il miglior party della Bioware a tutto tondo anche se non c’è un compagno che salta all’occhio più degli altri, sono riusciti a renderli tutti equilibrati ed interessanti.
Esplorazione, il vero fulcro del tutto
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Le missioni principali della trama, dopo un veloce calcolo, dovrebbero durare 10-15 ore. Il vostro primo walkthrough se andrà bene, ne durerà 40-50. Se andrà male, molte, molte di più. Perché?
Perché la Bioware ha deciso di passare ad un approccio semi open world col Inquisition. Il gioco è diviso in aree di una vastità tra l’esteso ed il molto esteso, sparse sulla mappa di gioco che comprende le due regioni di Orlais e Ferelden. La presenza di Fast travel permette di cambiare zona con grande velocità e questo allevia molto quando si deve fare backtracking. Il problema è il primo impatto. poco dopo l’inizio del gioco verrete catapultati nelle Hinterlands, zona boschiva del Ferelden vicino al villaggio di Redcliff. La vastità ed il numero di cose da fare potrebbe cogliere alla sprovvista molti giocatori. Facilmente si possono perdere 15 ore in questa zona se non di più. Bisogna uscirne, per fare altro altrove e poi se volete ritornare. Il rischio di rimanere incastrato e non godersi proprio il gioco è alto. Questo perché il gioco non “inizia” subito, ma impiega un po’. Praticamente il primo atto è l’introduzione al tutto ed il gioco si aprirà con l’inizio del secondo atto. Ed è quello il problema. Se si sono viste le hinterland come una zona vasta dove perdervici, quando ne vedrete 7-8 sulla mappa di zone simili, il vostro cuore non reggerà.
Davvero notevole come la Bioware sia riuscita a creare così tanti ambienti diversi, così vasti e così pieni di dettaglio e cose da fare. Ma soprattutto, è riuscita a mettere la parola esplorazione all’interno di un gioco di ruolo normalmente più guidato. Le zone sono piene di segreti, collezionabili, quest nascoste, easter egg che si rivelano solo a chi è disposto ad esplorare ogni singola location minuziosamente. Abbiamo foreste lussureggianti con bellissime ville orlesiane ed antiche templi elfici abbandonati, montagne innevate, aridi deserti, paludi, castelli, fortezze… tutte zone realizzate con una cura straordinaria. Anche la vostra base delle operazioni è mastodontica e quasi labirintica, le prime volte vi perderete nel cercare tutte le stanze. Le quest secondarie inoltre sono quasi tutte ben integrate con la trama principale e per questo si fanno ben più volentieri sapendo che stiamo andando ad influenzare comunque un effetto della trama.
Oltre al già citato fast travel, potrete usufruire di cavalcature per muovervi più velocemente nelle mappe. Oltre ai classici cavalli ci sono anche bestie un po’ più esotiche come dei rettili un po’ cresciutelli.
Le zone hanno tutte un livello minimo ed uno massimo e scaleranno con l’utente fino al massimo appunto. L’unica differenza la fanno i draghi, generalmente di livello più alto rispetto alla zona, questa volta in gran numero rispetto al passato e tutti unici, con un proprio nome e con determinate resistenze e debolezze. Le battaglie contro di loro sono particolarmente spettacolari anche se un po’… poco tattiche, in quanto un drago è affettivamente un grosso bersaglio non propriamente mobile, ma è un “difetto” che si perdona viste le circostanze.
Un aspetto connesso all’esplorazione è la War Room, la sala di guerra. In questa sala avrete una visione della mappa totale dove potrete vedere tutte le zone dove che potrete visitare di persona, le missioni principali e le missioni dei vostri agenti. Queste missioni sono solo dei punti sulla mappa che richiedono la vostra attenzione e avranno un incipit ed una risoluzione puramente in forma testuale. Potete assegnare ad ogni missione uno dei vostri 3 consiglieri. Cullen per le forze armate, Leliana per lo spionaggio e Josephine per la diplomazia. Molte missioni sono neutre, altre avranno risoluzione diversa in base a chi manderete. Le ricompense possono essere oggetti, materiali, l’apertura di altre quest oppure influenza, che funziona come punti esperienza per l’Inquisizione. Ogni missione richiederà un tempo per essere risolta che terrà impegnato l’agente inviato. Il timer è in tempo reale e scorre anche a gioco spento, quindi capiterà spesso di mandare un agente in una missione di molte ore, spegnere il gioco la sera e ritrovarsi il giorno dopo con missioni fatte. Un buon modo per gestire i momenti morti del gioco. Voi avrete impegni, ma al vostro ritorno ci sarà qualche cosa nuova per voi lo stesso.
Smazzuoliamo da soli o in compagnia
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Il sistema di gioco è rimasto fondamentalmente lo stesso da Origin, migliorato nei comandi su console e peggiorato su PC. Potrete creare il vostro avater scegliendo razza, sesso e classe, tra le solite 3 disponibili : guerriero, ladro e mago, con guerriero e ladro che hanno 2 specializzazioni di armi diverse. Ogni classe ha 4 rami di skill tra cui scegliere, con un punto da investire ad ogni level up. Non esiste limite di livello, ma il gioco smette di dare esperienza quando i nemici sono di 3 o più livelli inferiori al vostro quindi il soft cap si aggira sul 25° livello e la missione finale della campagna è consigliata per livello 15-19. Il vostro protagonista avrà poi accesso anche ad una di 3 specializzazioni per classe, così da andare ad aggiungere un nuovo ramo di abilità.
I vostri comprimari funzionano nello stesso modo, ma avranno specializzazioni fisse.
Ottimo come il gioco spesso reagisca alla vostra razza ed addirittura classe, offrendo dialoghi speciali. L’interazione di questo tipo è presente con maggior forza rispetto ad Origin e accentua molto l’immedesimazione nel personaggio.
I comandi sono classici su console: analog per muovere voi e la telecamera, fino ad 8 abilità assegnate a due menù alternabili col dorsale così da averle tutte sempre disponibili per i pulsanti frontali del pad. Il combattimento è molto veloce ed alcune abilità del ladro e del guerriero rendono il combattimento molto divertente in tempo reale in quanto si tratta di schivate e parate con contrattacco. Insomma il gioco sembra molto buono come action.
Il lato strategico è stato implementato su console attraverso una visuale tattica, che mette in pausa il gioco, permette di visualizzare informazioni sui nemici e di comandare più nel dettaglio le mosse dei vostri compagni.
Su PC invece ci ritroviamo di fronte ad un controllo mouse e tastiera estremamente peggiorato rispetto ad Origin o a Dragon Age II. Sino ad ora le versioni PC hanno sempre avuto un’interfaccia e sistema di controllo completamente pensato per loro e distante da quello console . Qui invece è stato creato un solo sistema per tutte le piattaforme e si vede. Si perdono molte comodità di avere il mouse come ad esempio selezionare gli oggetti del mondo e dare l’azione al personaggio che veniva eseguita in automatico. Qui bisogna per forza avvicinarsi al tale oggetto e poi premere un pulsante o usare il mouse. Anche la visuale tattica è molto bassa, attaccata ai personaggi e poco pratica. Giocare un mago o un arciere è un po’ meglio su PC, ma provare a giocare un ladro e guerriero, meglio usare un PAD.
Di notevole complessità il crafting, che ritorna in grande stile. Avrete schematiche di livello, 1,2 e 3 che potrete costruire per voi o per i vostri compagni. Ogni armatura o arma richiede una miriade di materiali, tutti recuperabili sulle vaste mappe di gioco o sconfiggendo nemici. Potrete combinare i vari elementi tra loro per ottenere la combinazione di statistiche e bonus che più vi soddisfa.
Il bello è che è totalmente opzionale, in quanto le armi ed armature uniche che si trovano nel gioco sono tutte ugualmente forti ed utili. La differenza è che il loot unico tende ad avere effetti strani e particolari, mentre l’equip craftato ha valori matematici puri più alti se ovviamente si usano materiali di alto livello.
La difficoltà del gioco è… bassina purtroppo. Ho giocato a difficile e non ho mai incontrato parti dove mi sono trovato in difficoltà. Questo purtroppo è dovuto ad un problema del gioco che ha 1 tecnica ed una specializzazione che rendono il gioco molto triviale. La prima tecnica è la parata con contrattacco del guerriero che lo rende invincibile. L’altra è la specializzazione del Knight Enchanter per il mago. I bonus che da lo rendono fondamentalmente invincibile e sono stato in grado di abbattere draghi da solo senza mai prendere danni. Purtroppo è un problema tipoco dei GDR, dove esiste quasi sempre una classe che per un motivo o per un altro riesce ad essere così potente da disintegrare il livello di sfida del gioco.
Altro problema per il livello di sfida sono proprio le quest secondarie che danno molti XP e rendono le battaglie della trama principale una vera passeggiata perché vi permettono di salire molto di livello.
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Le battaglie rimangono molto belle, eccitanti e piene di effetti speciali nonostante la tendenza verso l’essere in grado di disintegrare tutto. Difficoltà incubo consigliata una volta iniziata l’avventura vero (quindi dopo il primo atto).
Il gioco ha anche una componente multiplayer, mutuata da mass effect 3. Ci ritroveremo ad usare dei personaggi precostruiti con altri 3 giocatori in mappe semiprocedurali (combinano la sequenza delle stanze in modo casuale) massacrando ogni cosa ci si parerà dinanzi.
L’idea è che voi siete degli agenti dell’inquisizione ed in effetti questa modalità è abbastanza iniettata di trama, con l’introduzione della missione fatta da uno dei vostri 3 aiutanti della modalità storia e con un party banter, un po’ troppo ripetitivo, tra i vari personaggi scelti, che aiuta a caratterizzarli ed a mantenere un senso di narrativa anche nel multi. C’è il sistema di loot, di crafting, ci sono molte classi da sbloccare. L’unico problema per ora è che ci sono solo 3 mappe. Il Multiplayer è una modalità che secondo me potrebbe prendere piede e si potrebbero provare anche espansioni con più trama o un po’ più diversificate. Non è incisiva come quella di Mass Effect 3, che era molto più frenetica e diversificata per via dell’IA nemica, ma è simpatica. Il sistema di loot e crafting è forse la cosa che terrà i giocatori malati di queste cose incollati a questa modalità.
Ha elementi di microtransazioni per comprare i pacchetti che donano drop random, ma sono evitabilissimi. Se sarà come Mass Effect 3, mi aspetto un po’ di DLC gratuite che aumenteranno mappe ed eroi disponibili.
Ommiodio la Grafica
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Mascella aperta.
E credo che si possa finire qui.
No, ok, parliamone un po’ di più! In realtà il gioco non è proprio da spaccamascella, non è rivoluzionario, ma molto solido. Gira sul Frostbite, il motore di Battlefield 4 e quindi ha una buona resa grafica. Su PC è alquanto pesantuccio, ma scalare i dettagli non lo imbruttisce di troppo, a meno che non si mettono le mesh a medio, dove i capelli dei personaggi sembrano di plastica. Mettete quello ad Alto e tutto il resto al minimo se avete problemi di performance. Io, con la mia oramai vecchiotta 560 Ti, sono riuscito a giocarlo con le mesh ed effetti ad alto, il resto a medio, tesselation basso e solo AA in post processing a basso a frame rate dai 30 ai 40. Tutto sommato accettabilissimo per la mia scheda. Su PS4 e Xbox One il gioco si difende bene e si colloca a metà tra medio ed alto delle impostazioni PC. Il lavoro svolto è mastodontico e non sembra proprio fatto da Bioware. Ricordiamo come Origin faceva alquanto schifo e Dragon Age II era un po’ meh (anche se era un bel passo in avanti). Ora usando il frostbite hanno fatto jackpot. Il mio stupore è proprio collegato al fatto che il gioco proviene dalla Bioware che negli ultimi anni ha sempre arrancato un po’ nel reparto grafica. Il problema è che essendo un gioco così ampio, ci sono un po’ di bug qua e là. Qualche glitch grafico, qualche impuntamento strano, crash completamente random. Nulla di eccessivo nella mia esperienza, ma si sa, ogni utente ha problemi diversi. Patch sono in arrivo, e si dice che miglioreranno anche un po’ i comandi PC. Speriamo.
Il sonoro…. è il motivo per il quale ho pianto nel gioco. Di gioia, di rabbia, di dolore. La colonna sonora dei precedenti Dragon Age era ok, fatta da Inon Zur. Ma qui, Trevor Morris ci mette l’anima e produce dei pezzi epici, un po’ classici, ma dannatamente epici. L’uso abbondante di strumenti della famiglia del violino e di percussioni al momento giusto aiuta a sparare la colonna sonora di Dragon Age tra le grandi colonne sonore ludiche. L’intero passaggio tra l’atto 1 e l’atto 2 del gioco vi farà morire in un modo o nell’altro. Un grandissimo concotion grafico e sonoro che si sposa alla perfezione e crea uno dei momenti di gaming che mi rimarrà più impresso nella storia. O perlomeno nella mia mente.
Come chicca, anche Inquisition ha i bardi che cantano nelle taverne, come Skyrim. L’unica differenza è che qui i bardi cantano divinamente. Le melodie si ripetono un po’, ma la voce è davvero al top.
Into the darkness we are one
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Diciamolo, a me Origin non è che sia piaciuto tantissimo. Ho apprezzato di più il 2 perché cercava di fare qualcosa di diverso e nuovo. E so che sarò lapidato per questo. Inquisition è un grande passo in avanti rispetto ad entrambi. Riporta il livello di personalizzazione e complessità ad un livello simile se non superiore a quello di Origin, mantiene il sistema di dialoghi di Dragon Age II, purtroppo scartandone il sistema di personalità, ha un combattimento veloce ed adrenalinico come quello di Dragon Age II ma più raffinato ed aggiunge un vastissimo mondo di straordinaria bellezza da esplorare e fare vostro, con forse l’unico difetto quello di avere poche città. Le uniche problematiche sono una storia principale cliché, sostenuta però da dialoghi semplicemente fantastici e da altre due linee narrative ben più interessanti, un sistema di controllo mouse e tastiera che è un bel passo indietro e bug sparsi qui e lì, che si notano più del solito vista la grande cura che è stata messa in tanti aspetti del gioco ed un bilanciamento della difficoltà un po’ sballato.
D’ora in poi, voglio tutti i miei giochi di ruolo blockbuster fatti in questo modo.

Stay Classy, Internet

Pathfinder: Monster Codex - Recensione

Nuovo libro principale di Pathfinder, nuova recensione!

Questa volta andremo a vedere un po' cosa ci offre il Monster Codex.

Si tratta di un libro pensato per i master un po' pigri, esattamente come l'NPC codex.

Propone un certo set di nemici precostruiti pronti all'uso per incontri di ogni tipo, con bellissime illustrazioni.

In 255 pagine ovviamente non ci possono entrare tutti i mostri del 4 bestiari di Pathfinder quindi la selezione è limitata a 20 mostri diversi.

Le mie veloci impressioni sul libro: caruccio, ma nulla di che. Contiene molte considerazioni che i master con una certa esperienza fanno già da soli e per un fattore di automazione lo trovo meno fondamentale dell'NPC Codex e di uso molto più limitato a meno che non usate molto mostri provenienti dalla loro selezione di 20. Tranquillamente evitabile. Anche perché in alcuni casi si accavalla con l'NPC codex.

Se invece volete conoscere tutto ciò che il libro presenta e come, continuate a leggere, uno dei miei soliti super post!

Valkyria Chronicles - Recensione

Valkyria_Chronicles_Wallpaper_by_RoninHellAngel
Piattaforma:   Ps3/PC (giocata)  Data di uscita: 2008/2014
La Playstation 3. Console di vecchia generazione oramai che non ho mai posseduto. Ogni tanto ci giochicchiavo da amici, ma è sempre stata poca roba multiplayer o Metal Gear Solid 4. Aveva un paio di giochi che mi interessavano e ho sempre avuto un minimo interesse nel raccattarla. Questi “paio di giochi” erano Valkyria Chronicles e Ni No Kuni. A sorpresa, SEGA, nel 2014, ben 6 anni dopo l’uscita originale, annuncia e rilascia in brevissimo tempo Valkyria Chronicles per PC.
La gioia e lo stupore si dipinge sul volto di numerosissimi giocatori PC, e su tutti coloro i quali avevano aperto un movimento per convincere SEGA a fare porting dei suoi giochi su PC. Alla notizia ho immediatamente recuperato il gioco e mi ci sono fiondato violentamene sopra.
Ho 22 anni
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La storia è un pastiche della seconda guerra mondiale, ridotta in stile giapponese. Ci troviamo nel 1935 in Europa (scritta e pronunciata così in inglese), quando l’Impero dell’est dichiara guerra alla Federazione dell’ovest e nel mezzo invade il principato di Gallia, ricco della risorsa di Ragnite, materiale magico di questo setting che serve letteralmente a tutto. L’invasione ricorda molto quella della Polonia da parte di Hitler, visto che anche in questo caso è caratterizzata da una tattica blietzkrieg. In risposta a questo, il principato di Gallia chiama alle armi la sua popolazione, reclutandoli in una milizia. Questo perché tutta la popolazione di Gallia deve fare il militare di leva e vengono chiamati come soldati in casodi conflitto su larga scala quando l’esercito regolare non basta.
Il primo , forse, grande cambiamento sta nell’età dei protagonisti principali e comprimari. Welkin, studente universitario di scienze naturalistiche, vede la sua città natale invasa dalle forze nemiche e viene arruolato nella milizia. Ha 22 anni, non è il classico protagonista giovane giapponese, stupido e piano di problemi adolescenziali, ma è un uomo cresciuto, con una morale ed idea del mondo già formata e non ha bisogno di crescita all’interno del gioco. Questo aiuta molto a mantenere un tono serioso per tutta la durata dell’avventura. Questo gioco è inoltre forse uno dei pochi, se non l’unico, al quale abbia mai giocato che rende bene l’idea dei campi di concentramento. Infatti, anche in questo mondo esiste la razza discriminata: i Darcsen. Si distinguono molto bene per avere capelli scuri e sono ritenuti responsabili per una catastrofe avvenuta in tempi antichi e da allora non hanno una nazione e vagano in giro per il mondo e sono discriminati da un po’ tutti. Questa tematica è molto classica e la si vede in tantissimi giochi, ma qui è presentata con la giusta dose di verosimilitudine per colpire il cuore del giocatore.
Ovviamente ci troviamo anche di fronte ad elementi un po’ più fantastici, come le titolari Valkyria. Senza scendere troppo nei dettagli, sappiate che questa popolazione antica che sembra essere sparita nel nulla, era tecnologicamente molto avanzata e poteva estrarre energie spropositate dalla Ragnite semplicemente toccandola, facendogli assumere poteri di livelli supereroici. Se in un primo momento questi elementi più fantastici sono assenti, mano a mano che si avanza nella storia diventano sempre più predominanti, ma non arrivano mai a stonare con il resto dell’ambientazione, essendo presentati in modo molto naturale.
Welkin si ritrova ad essere un comandante di carri armati e viene messo a capo della squadra 7, piena di reclute miliziane e grazie alla sua perizia tattica usciranno vittoriosi dalle più varie battaglie. Il gioco segue il sistema Fire Emblem, ovvero ha un numero ristretto di personaggi presenti sempre nei filmati della trama, mentre sul campo di battaglia potrete usufruire di un numero ben nutrito di personaggi dalle personalità più disparate, con discorsi personali che possono emergere solo sul campo di battaglia, relegando quindi la quasi totalità del cast a “comparse”. Tra l’altro il gioco mutua da Fire Emblem un sistema di Permadeath. Se un soldato cade in battaglia e non viene soccorso da un alleato entro tre turni o viene toccato da un nemico, esso muore e sarà perso per sempre. Andare effettivamente a perdere soldati è un po’ difficile e richiede davvero un livello di inesperienza di quelli epocali. Qualsiasi giocatore un minimo navigato riuscirà a finire il gioco senza perdite.
Nell’edizione PC sono presenti anche due capitoli DLC, che vi porteranno in una missione extra con un’altra squadra di Gallia e vi faranno vivere una backstory dalla parte dell’impero nemico. Questo cambio di prospettiva è molto interessante ed aiuta a gettare ancora di più il gioco in una zona morale grigia, invece di attenersi ai soliti canoni “bianco e nero” tipici di questo scenario.
Pronti…. Azione! (a turni)
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Il gioco è un gioco di ruolo strategico a turni con comando dei personaggi in tempo reale. Il sistema risulta un po’ più complesso a spiegare a parole che a vederlo in azione.
Il gioco è presentato come un libro, scritto da una giornalista che ha accompagnato la squadra 7 durante le sue battaglie. Ogni capitolo ha un numero di cutscene da vedere ed 1 o 2 missioni di combattimento.
Ogni missione inizia con una fase di schieramento delle proprie truppe. Di solito si arrivano a schierare un massimo di 9 unità da un pool di 20, quindi vi ritroverete non solo a scegliere i più adatti in base alla situazione, ma anche in base al vostro grado di simpatia verso determinati personaggi. Inoltre, se sulla mappa di gioco avrete delle basi conquistate, potrete far ritirare truppe e schierarne di nuove direttamente da queste basi. Questo è un metodo abusabile per far muovere istantaneamente unità da un punto all’altro della mappa o per ottimizzare gli schieramenti.
Il gioco quindi prosegue con una dinamica a turni. In ogni turno vengono assegnati dei punti comando, che devono essere spesi per far muovere ed attaccare un’unità. Una volta che si seleziona l’unità da comandare, il controllo diventa simile a quello di uno sparatutto in terza persona. Dovrete muovere manualmente il personaggio, metterlo in copertura e mirare verso il nemico e sparare. Se entrerete nel raggio di fuoco di un nemico, questi vi sparerà contro incessantemente, con brevi pause per ricaricare, quindi dovrete prestare estrema attenzione. Su PC, se si gioca a 60 fps, i tempi di reazione dei fuochi di intercettazione si dimezzano, rendendo le sortite estremamente più letali, sia per voi che per i nemici.
I punti di comando non devono per forza essere usati su personaggi diversi, ma possono essere assegnati ripetutamente alla stessa unità. Un uso ripetuto porta ad avere sempre meno punti movimento a disposizione, che ritorneranno al massimo al turno successivo. Il gioco è conscio di questa meccanica ed infatti dispone di un sistema di ranking per ogni missione. Completando le missioni il più velocemente possibile, si ottengono quantitativi elevatissimi di soldi e di esperienza. Per poter ottenere il massimo rank, A, bisogna abusare questo sistema e spesso si finiscono le mappe usando solo 1 o 2 personaggi. Questo procedimento è puro calcolo matematico di efficienza ed ogni mappa è studiata per essere sfruttata in un qualche modo. Ovviamente il gioco è godibilissimo anche senza puntare per forza al rank massimo, ed è piacevole vedere come si presti bene sia ai perfezionisti che ai più casual grazie a questo sistema.
Oltre al sistema tattico, il gioco ha un sacco di variabili legate ai singolo personaggi ed al loro equipaggiamento. Avrete una base alla quale spendere esperienza e soldi. La prima serve ad aumentare i livelli delle varie classi: scout, shocktrooper, lancer, sniper, engineer. Aumentando di livello otterrete nuovi comandi, nuove abilità ed anche nuove armi. Ogni classe ha un ruolo ben definito sul campo di battaglia.
Gli scout sono le truppe con il movimento maggiore e sono armati di fucili semiautomatici di buona precisione. Le Shocktrooper sono gli assaltatori. Lenti nel muoversi, corazzati ed armati di fucile automatico. I Lancer sono i vostri anti corazzati. I cecchini ovviamente sono gli specialisti dalla lunga distanza e gli ingegneri sono i support, in grado di disattivare mine, di riparare i carri armati ed armati di molte granate.
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Inoltre ogni singola truppa ha dei tratti personali che possono o meno aiutare in una missione. Avrete persone con allergia ai pollini, quindi forse è meglio lasciarli a casa in una missione nei boschi, altri invece si trovano a proprio agio nel deserto e così via. Purtroppo questi tratti non hanno un effetto molto marcato sul gameplay, sono più note di colore che veri buff e debuff in grado di cambiare le carte in tavola. Di sicurono aiutano a caratterizzare meglio le comparse del gioco.
I soldi servono per migliorare l’equipaggiamento dei soldati ed il vostro carro, comprando nuove armi e corazze o migliorando quelle esistenti.
L’ho già nominato un paio di volte, ma conviene spendere un paio di parole sull’Edelweiis, il vostro carro armato. Lo avrete schierato in ogni missione, consuma 2 punti comando per muoversi ed è una presenza non da poco sul campo di battaglia. Valkyria Chronicles è forse uno dei pochi giochi che mostra meglio la dicotomia di carro armato con supporto di truppe a piedi. Il carro è forte, invincibile rispetto alla fanteria, ma è lento, ha punti deboli, può ritrovarsi scoperto o con i cingoli a terra dopo un incontro con una mina. Abusarne non porta da nessuna parte, ma è uno strumento fondamentale per sfondare là dove serve. Stesso si applica ai carri avversari. Resistenti e letalisismi se presi frontalmente, dovrete applicare tattiche di accerchiamento se li vorrete vedere distrutti in poco tempo.
Un grandissimo punto a favore del gioco è la grande varietà di missioni. Non ci troveremo di fronte ai soliti: uccidi tutti sulla mappa, anzi, forse quella è la tipologia che si presenta meno volte. Spesso si dovrà catturare la base nemica e riuscire a farlo con rank A è una vera sfida, che spesso vi farà fare delle run con pochissime kill. Altre volte saremo sulla difensiva, altre ancora ci ritroveremo con degli incontri puzzle o missioni multiobiettivo o con cambio di direttive nel loro mezzo, altre con numero di uomini schierato ridotto, altre in notturna con visibilità scarsa, altre con agenti atmosferici… insomma la varietà è di casa ed è l’elemento che riesce a rendere il gioco entusiasmante e coinvolgente dall’inizio alla fine.
Un bellissimo acquerello
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La cosa forse più sorprendente del gioco è il suo motore grafico, il Canvas, che dona una aspetto acquerello a tutto il gioco e la direzione artistica è ispiratissima. Inoltre l’uso di onomatopee a schermo aiuta tantissimo a creare un effetto cartoon. Vedere un carro che si muove, con le scritte “rumble” che appaiono visino al suo motore a Ragnite ad indicarne il ruggito, ha un qualcosa di magico.
Il gioco è leggerissimo e ovviamente “non ottimizzato” per PC, in quanto lavora su un solo core e occupa a malapena il 50% della scheda grafica. Questo permette di forzare i livelli di dettaglio verso l’alto nei modi più disparati, ottenendo comunque prestazioni ottime. Attraverso la Dynamic Super Resolution di Nvidia ad esempio, è possible giocare il gioco a 4k (3840×2160) su un monitor 1080p ed ottenere comunque framerate a 60fps, su macchine di fascia medio-alta di 3-4 anni fa. La pulizia grafica che si ottiene in questo modo migliora non di poco la resa grafica.
La colonna sonora ed il doppiaggio anch’essi sono di ottima fattura ed i temi che sentirete durante le vostre battaglie vi entreranno in testa abbastanza velocemente.
Unico vero neo di questa presentazione è rappresentato dai filmati prerenderizzati, che sono quelli a 720p della PS3. Molto probabilmente non avevano più gli asset originali essendo un gioco di 6 anni fa e quindi ri-renderizzare i video apposta per PC sarebbe stato impossibile. Però l’effetto è alquanto straniante, quando un filmato prerenderizzato è più sporco e pixelloso della grafica di gioco.

Lo ripeto, questo è uno dei giochi per i quali avrei sempre voluto avere una PS3. Riuscire a giocarci ora, con tutte le DLC, a 60fps e con una pulizia grafica fuori scala sembra un sogno. Il gioco è invecchiato benissimo, la storia ed i personaggi rimarranno sempre attuali, il gameplay è così unico da rendere l’esperienza senza tempo, sempre valida.
Consigliatissimo a tutti gli amanti di giochi di ruolo giapponesi e soprattutto di giochi tattici con vena alla Fire Emblem. A 6 anni di distanza, non delude.
Stay Classy, Internet.