Metro 2033 Redux - recensione

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Piattaforma: PC (giocata) / PS4 / Xbox One Data di uscita: 28 aprile 2014
Nel 2010 lo studio ucraino dei 4A Games esordì con il loro Metro 2033, videogioco sparatutto in prima persona ispirato al libro omonimo. La guerra nucleare ha devastato il pianeta e i sopravvissuti di Mosca si sono rifugiati nelle gallerie della metropolitana. Il gioco per il tempo era visivamente impressionante ed è rimasto un benchmark importante nel panorama PC, ma più per la sua scarsa ottimizzazione ed estrema pesantezza di alcuni effetti.
Nel 2014, con l’avvento delle nuove console, i 4A games hanno pensato di riproporre i loro due giochi rimasterizzati. Metro 2033 è cambiato talmente tanto da sembrare un altro gioco. Quello che già era un buon gioco è migliorato in ogni aspetto.
Meno interruzioni
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Metro 2033 Redux è stato ricostruito interamente nell’ultima iterazione del motore grafico proprietario dei 4A games. Questo, unito alle console di nuova generazione aventi maggiore memoria, ha permesso la ricostruzione dell’intera struttura narrativa.
La storia di fondo rimane la stessa del capitolo originale. I giocatori vestiranno i panni di Artyom, uno dei tanti abitanti della metro, intento in una missione per salvare la sua stazione natale: l’Expo. Una nuova razza intelligente è emersa nella superficie radioattiva di Mosca e la loro presenza sta portando morte agli umani della metropolitana. Artyom dovrà affrontare un lungo viaggio nella rete metropolitana ed anche in superficie per trovare l’aiuto necessario a fronteggiare questa minaccia.
Le ambientazioni ed i personaggi che si incontreranno sono pieni di vita e singolari. Metro 2033 è un’esperienza fondamentalmente lineare, ma un giocatore attento potrà trovare molti elementi e segreti esplorando per bene il gioco. Di grande respiro sono tutte le conversazioni degli abitanti delle stazioni. Correndo verso il proprio obiettivo sarà rumore di fondo, ma fermarsi un attimo è spesso ricompensato con grandi storie e con esempi su come l’umanità riesce ancora a sopravvivere anche dopo l’apocalisse.
Verrete accompagnati in alcune sezioni da vari NPC ognuno con una personalità particolare che darà texture al mondo di Metro 2033.
La storia fonde in modo sapiente elementi molto terreni e puramente politici con quelli più mistici senza farli cozzare.
I capitoli del gioco originale erano molti ed in alcuni casi spezzavano troppo il ritmo. Nella versione redux ben 12 livelli sono spariti, accorpandosi ad altri. Questo aiuta tantissimo la narrativa. L’upgrade grafico, specie nell’illuminazione, l’inserimento di documenti da raccogliere in ogni livello e l’espansione di un paio di aree ha davvero fatto molto per migliorare il livello di caratterizzazione del mondo di gioco che è più immersivo e dettagliato che in passato.
Gameplay raffinato
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Altro cambiamento di una certa importanza è l’armonizzazione dei due giochi con meccaniche comuni ad entrambi.
Metro 2033 era abbastanza grezzo, con molti elementi mancanti. Aveva una GUI non proprio ottima, non c’era la possibilità di eseguire esecuzioni stealth sui nemici, il sistema di camuffamento non era mai chiarissimo, le armi secondarie erano scomodissime da usare ed equipaggiare e il combattimento in generale non era il massimo. In Last Light si è forse esagerato, andando un po’ troppo perso la semplificazione e la deriva action, ma furono risolti tutti i problemi riscontrati nel primo Metro.
Ora entrambi i capitoli hanno le stesse meccaniche di gioco e per questo risultano essere molto flessibili e possono arrivare a piacere a diversi tipi di giocatori. La prima scelta riguarda selezionare due modalità generali di gioco: “Sopravvivenza” e “Spartano”. La prima ripropone un’esperienza in stile Metro 2033, con animazioni di mira, ricarica e movimento più lente, risorse più scarse ed un’orologio analogico per il protagonista con il quale controllare l’ora, lo stato di stealth e quanto tempo manca per i filtri. Spartano invece ripropone lo stile di Last Light, con meccaniche più veloci e risorse in abbondanza, con impronta netta verso l’azione. Successivamente si passa a scegliere la difficoltà stessa del gioco all’interno di questi due envelope generali. Normale, Difficile, Ranger e Ranger Difficile. La modalità Ranger Difficile è forse la preferita per i veterani in quanto va a variare determinati parametri che rendono l’avventura diversa da molti altri shooter.
In “Ranger” l’HUD è disabilitato, rendendo il tutto molto immersivo in quanto non esiste interfaccia di gioco che si frapporrà tra di voi e l’ambiente. Il tutto è aiutato da un’interfaccia diegetica. I caricatori delle armi sono trasparenti per permettervi di vedere immediatamente quante munizioni vi rimangono, il sistema di filtri della maschera antigas è rappresentato da un timer sul vostro orologio e così via. Questo purtroppo può rendere alcuni momenti QTE più difficili del solito, ma ho notato che basta premere a caso e velocemente i soliti tasti di azione per superarli senza problemi. Inoltre i punti vita sia vostri che dei vostri avversari sono ridottissimi. Questo rende il combattimento molto realistico. Un colpo alla testa è sempre morte per i nemici ed anche pochi colpi al torno di nemici poco corazzati li porterà alla morte. Così i mostri che assorbono 1 o 2 colpi di fucile a pompa a corto raggio e non 4 o più come nella modalità Normale o Difficile. Questo si sposta bene con l’impostazione Sopravvivenza. È vero che avrete meno munizioni, ma ve ne serviranno di meno per sopravvivere.
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Rimangono ancora un paio di problemi del primo gioco perché sono congeniti nel design. Può capitare di restare senza filtri per l’aria nei livelli in superficie o con pochissime munizioni proprio prima della sezione di combattimento e vista la linearità del gioco ed il sistema a checkpoint questo potrebbe portarvi a ripetere delle lunghe sessioni di gioco nel tentativo di rimediare ai vostri errori, però nel Redux sono situazioni che accadono molto di rado, principalmente per la redistribuzione delle risorse.
Il gioco prende anche in prestito da Last Light la capacità di personalizzare la propria arma con vari accessori: mirini, silenziatori, puntatori laser e via dicendo. Cosa graditissima visto che nel primo si potevano solo trovare armi pre-customizzate senza capacità di modifica da parte dell’utente.
Grazie a tutte queste migliorie il gioco è infinitamente più godibile dell’originale. Anche per le performance migliorate. Rimanere a 60 fps stabili era un sogno proibito in Metro 2033, qui nel Redux è una certezza.
Consistenza visiva
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Altra miglioria apportata è quella della rivisitazione grafica del titolo. Ho già nominato il sistema di illuminazione rifatto da 0 ed i 60 fps ottenibili senza troppo problemi su svariate macchine, ma la cosa a me più gradita è una consistenza stilistica tra il primo ed secondo episodio. I vari modelli dei personaggi sono stati cambiati con quelli di Last Light per dare davvero la sensazione di continuità tra i due titoli. Ci sono tanti altri tocchi, come il ciclo giorno notte e l’illuminazione globale, che cambiano drasticamente il look di alcuni livelli esterni, ora ambientati in orari del giorno diversi da quelli dell’originale.
Insomma, ci ritroviamo sotto questo punto di vista davanti ad un remaster fatto come si deve, che implementa le migliorie del sequel senza snaturarne l’essenza e lo rende la versione definitiva sotto ogni punto di vista del gioco. Vi ritroverete tra le mani un’esperienza in singolo dalla durata di 8 ore circa, lineare e molto guidata, ma che lascia abbastanza iniziativa al giocatore che avanza al suo ritmo e nel suo modo in molti livelli, impreziosita da una buona trama ed un’ambientazione davvero magnifica.
Stay Classy, Internet

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