Nier:Automata - Recensione


Piattaforme: PC (giocata), PS4 Data di uscita: marzo 2017

Nier: Automata è un gioco dalla strana discendenza. È il seguito di Nier, gioco uscito su Ps3 nel 2010, a sua volta spin-off della serie Drakengard. Il tutto partorito dalla malata mente di Yoko Taro, che questa volta ha lasciato gestire il gameplay a quelli di PlatinumGames e la pubblicazione alla Square Enix. Il risultato? NOT BAD, NOT BAD.



2B or not 2B.
Fare la ruota ha i suoi vantaggi
Yoko Taro fa parte di quella sfera di autori giapponesi che possono essere considerati poco convenzionali. Compie scelte di design particolari e le storie sono... grimdark, e vanno a toccare gli aspetti più oscuri della psiche umana. Le cose non sono mai come sembrano ed i colpi di scena e rivelazioni sanno cambiare la prospettiva del giocatore sugli eventi in modo efficace. La narrativa con la quale parte Nier: Automata è la seguente: la Terra è stata invasa da degli alieni che hanno scatenato macchine da guerra sul pianeta, costringendo gli umani a trovare rifugio sulla Luna per continuare la guerra mediante androidi da combattimento. Noi impersoneremo proprio uno di questi androidi: 2B. Una sgnacchera da combattimento. Dire di più sarebbe un crimine, tutti i punti belli sono considerati spoiler di livello massimo. 

Mi limiterò quindi giusto a fare considerazioni di natura generica. Il gioco non finisce con la prima run, che durerà dalle 7 alle 10 ore sulle 20-25 necessaria per completare il tutto. Occorrerà affrontare il gioco in NG+ più volte per poter godere di tutta la narrativa. I problemi che io ho riscontrato sono i seguenti: 
1) Come molti giochi di autori comparabili, le rivelazioni più importanti e l'evoluzione dei personaggi sono relegate nella parte finale dell'avventura, anzi, gli aspetti più importanti sono tirati fuori proprio in dialoghi conclusivi. Questo in genere cozza con la prima parte, troppo diluita nella quale non accade nulla di particolarmente significativo. Questo porta a soffrire un po' per arrivare alla parte bella.
2) A volte non ho capito bene Yoko Taro se è un genio oppure no. Ho apprezzato i temi della storia, così come alcuni personaggi, ma in altri pezzi sembra che abbia letto qualcosa a caso su un libro di filosofia e l'abbia buttato in mezzo col solo scopo di fare effetto. Il gioco ha davvero pochi dialoghi e quindi non c'è spazio per mettere su qualcosa del respiro di uno Xenogears, ma ho trovato alcune parti abbastanza... stupide. O per meglio dire, frettolose. Il gioco indica a rapporti complessi, ma li mette raramente in scena. Questo limita la portata di alcune scene o rivelazioni o un possibile attaccamento emotivo a determinati personaggi. 

In generale però il lavoro è buono, principalmente perché le scene emotive ben lavorano in concerto con stimoli audiovisivi e con il gameplay del gioco, rendendo determinati momenti difficili da dimenticare. Peccato per la consistenza e densità non uniforme. Ah si, scordatevi anche solo il concetto di "struttura" nella narrazione. Yoko è così.

PALLE ROSA
Il gioco ha anche una sorta di economia, con oggetti consumabili.
Affidare il gameplay ai Platinumgames permette di essere abbastanza sicuri da quel punto di vista: nel peggiore dei casi si avrà comunque un qualcosa di sfizioso. Automata è sopra la soglia, ma non troppo. Abbiamo di fronte un action-rpg che somma 3 generi diversi. Il cuore del gioco sarà speso a piedi in un ambiente action. Il giocatore ha due slot di armi, con le quali compiere attacchi leggeri o pesanti e sarà sempre accompagnato da un robottino fluttuante chiamato pod, che svolgerà il ruolo di arma da distanza.
Il combattimento è veloce, stiloso, acrobatico ed il giocatore ha come mezzo di difesa una schivata che se eseguita al momento giusto apre a nuove combo, oltre che essere visivamente bella. L'evoluzione del personaggio avviene con meccaniche RPG. Sconfiggere nemici da punti esperienza che aumentano il proprio livello, ma i veri miglioramenti arrivano dal potenziare le proprie armi ed equipaggiarsi con chipset in grado di dare boost alle proprie statistiche o fornire effetti particolari.
Il gioco è estremamente accessibile, in modalità facile è possibile far si che la protagonista attacchi, spari e schivi da sola, lasciando a noi il solo compito di muoverla. Il gioco è in generale sul lato facile anche a modalità più avanzate, principalmente per la possibilità di diventare un po' troppo forte. Io avevo tanta di quella rigenerazione passiva ed attiva da non lasciarmi impensierire da più nulla.
Gli altri elementi di gameplay sono quelli di uno sparatutto a doppio stick o a scorrimento o alla geometry wars. Sono mescolati abbastanza bene nel gioco ed aiutano a rendere il tutto imprevedibile. Non si sa mai quando di colpo durante una boss fight la telecamera cambi prospettiva ed ora ci si ritrovi a fare tutt'altro.
L'insieme è estremamente piacevole. Nulla di straordinario, ma funziona. Il gioco avrebbe beneficiato giusto da una varietà maggiore di nemici generici. In realtà non sono neanche pochi, è che i tempi dilatati delle fasi iniziali di gioco fanno pesare questa cosa più del dovuto.

Qualcuno potrebbe dire che il gioco è un openworld, ma io azzarderei più a dire: ad aree non separate da schermi di caricamenti. Il gioco presenta al giocatore un numero discreto di quest secondarie che lo vedranno andare sempre nelle stesse zone. Il backtracking è ovunque. Le dimensioni del mondo non lo rendono troppo lungo da navigare, ma ad un certo punto si sente il bisogno di più varietà.

Ci sono altri aspetti geniali e curiosi, possibili solo in un videogioco, ma, ancora una volta, andremmo in spoiler. Credo basti sapere che Automata è in grado di tirare un paio di palle curve e giocare con le meccaniche per accentuare certi momenti di storia e legare i vari elementi insieme. 

La potenza della musica
Si chiama 2B per il suo lato B?
Graficamente Automata convince a metà dal mio punto di vista. Tecnicamente non è nulla di eccelso, è funzionale diciamo. Artisticamente è un po' hit e miss. Se i personaggi ed i nemici sono ben realizzati artisticamente, le location non lo sono particolarmente. Comunicano bene il senso di distruzione ed abbandono e ben si integrano con il tono del gioco, però hanno un nonsoché di generico, che non le aiuta a rimanere molto impresse. La musica invece è straordinaria ed il montaggio audio non è da meno. La capacità di mescolare l'azione su schermo con l'emotività della trama usando la giusta traccia è uno dei punti migliori di Automata. Per certi versi sono convinto che l'esperienza valga solo per questo aspetto.

Su PC non sono tutte rose e fiori purtroppo. Le performance sono inferiori alle aspettative su alcune macchine ed il gioco soffre di alcuni bug ancora non riparati dagli sviluppatori. A schermo intero per esempio il gioco non renderizza alla risoluzione piena, ma rimane a 900p e upscala. Il tutto è risolvibile con la mod FAR, ma dover avere nel 2017 giochi che necessitano di mod di utenti per funzionare come dovrebbero, fa un po' ridere. 



Un action game discretamente competente, che porta in scena una storia melanconica in grado di colpire, in un package audiovisivo e interattivo che gioca con l'utente in modo del tutto unici. La storia ha un ritmo iniziale che potrebbe scoraggiare, ed i dialoghi ogni tanto scadono nel "prosciuttoso" ed il gameplay può arrivare a cedere sotto il peso dei numeri da RPG, ma l'esperienza di Nier: Automata è unica e andrebbe provata da un po' tutti. Il voto è un po' un premio per la carica emotiva finale del gioco, perché da un mero punto di vista ludico potrebbe deludere e non è un capolavoro, anzi.



Stay Classy, Internet.

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