Pippe Mentali - Black OPS III


Può un cavolo di Call of Duty farmi impazzire così tanto da farci sopra un PIPPE MENTALI?

A quanto pare SI.

Spoilers ovviamente.





Fallout 4 - Recensione

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Piattaforme: PC (giocata)/PS4/Xbox OneData di uscita: 10/11/2015
Fallout era una saga di giochi di ruolo occidentali isometrici della Black Isle Studio. Il franchise passo a Bethesda che lo trasformò in un The Elder Scroll con armi da fuoco nel 2008. Un nuovo capitolo creato dagli Obisidan arrivò nel 2010. Ed oggi, 5 anni dopo, Bethesda ci propone Fallout 4. Tanti anni di distanza e sviluppo per ottenere cosa? Scopritelo dopo il salto.
War, War never changes
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L’editor di personaggi è davvero un passo in avanti rispetto al passato
Fallout 4 è un gioco che fa onore al suo motto. La guerra non cambia mai. E così anche Fallout.  Partiamo dalla storia. Fallout è un gioco open world e l’enfasi è posta sull’esplorazione e sulla scoperta ma ciò non vuol dire che Bethesda non abbia cercato di tirare fuori una narrativa. Il problema è che non convince in pieno.
Il gioco si apre poco prima della caduta delle bombe atomiche e permette di dare un velocissimo sguardo al mondo prima dell’apocalisse. Uno spunto interessante ma fatto di fretta e furia e che quindi lascia un po’ l’amaro in bocca. Il proprio personaggio finisce in una Vault, viene criogenizzato e si risveglia 200 anni nel futuro. La motivazione che porta il nostro protagonista fuori dal vault è quella di cercare suo figlio che è stato rapito.
Questo porterà ad una missione di ricerca che per forza di cose vi farà incontrare con tutte le fazioni storiche della saga e vi porterà poi in mezzo ad un conflitto multilaterale che potrete influenzare. Il protagonista questa volta è doppiato ed il sistema di dialogo è praticamente quello dei giochi Bioware, quindi avrete delle risposte tra le quali scegliere che verranno poi interpretate dal protagonista. Il dialoghi però risultano estremamente piatti, con poca variazione di tono tra le varie scelte, rendendo quindi un po’ tutta la meccanica inutile e mal sviluppata, specie perché il resto del gioco non è cambiato, ma è rimasto Fallout 3 in sostanza, quindi non accetta bene questo nuovo personaggio doppiato. Inoltre viene a mancare il fattore scelta da parte del giocatore. Mi spiego meglio: ci saranno ancora scelte da compiere e le quest possono finire in modi diversi, ma i punti di manovra dati al protagonista sono molto di meno rispetto al passato.  Rispetto a New Vegas, su questo fronte ci troviamo di fronte ad un notevole passo indietro. Il sistema del Karma, che regolava quanto il vostro personaggio era buono o cattivo è sparito, ma è sparito anche il sistema di rapporti con le fazioni. Si nota una marcata impossibilità di giocare da persona cattiva, o da scalmanato o da psicotico. Questo è dovuto al taglio che hanno voluto dare alle quest ed al protagonista doppiato e la capacità di ruolare il proprio personaggio è davvero scarsa. È un problema che c’è in ogni gioco di ruolo con il protagonista doppiato, ma onestamente non l’ho trovata mai così restrittiva con in questo Fallout 4. Insomma, non mi sono mai sentito veramente in controllo del mio destino al 100%. C’è molta più direzione nelle quest. Avrete davvero poche possibilità di dire: "No, non voglio aiutarti, ciao", spesso acectterete volenti o nolenti. Un peccato. Il mondo è però un po’ più dinamico, con battaglie tra le fazioni più frequenti e che cambiano in base alla storia principale. Insomma, le lamentele della vuotezza della guerra civile di Skyrim hanno avuto un minimo effetto su questo Fallout.
La storia principale dura una ventina di ore o anche meno e non ingrana mai. I personaggi sono quasi tutti degli stereotipi che non presentano una evoluzione ma compiono solo il loro lavoro. Meglio per i compagni che possono accompagnare il giocatore, tutti ben riusciti e con personalità distinte, anche se l’IA in combattimento non è proprio il massimo. Il gioco è stracolmo di quest e storie secondarie, e queste risultano essere più interessanti e meglio pensate rispetto a quelle della narrativa principale e vi regaleranno le memorie migliori. Considerando l’insieme però, Fallout 4 non è un gioco che consiglierei ai giocatori in cerca di una narrativa forte e portante. Dopo The Witcher 3, che ha integrato alla perfezione la narrativa nel mondo, Fallout 4 risulta molto piatto in questo aspetto.
Strapped into power armor, all the ladies looking at me…..
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Gestire la propria armatura è un piacere, peccato per il potenziamento principalmente incrementale in natura.
Fallout 4 apposta alla saga un numero notevole di cambiamenti e nuove meccaniche, ma nessuna di queste stravolge la struttura generale e soprattutto molte di esse sono false novità. Fallout ha sempre avuto  una quantità infinita di cianfrusaglie raccoglibili dal giocatore, che servivano a ben poco all’atto pratico. In Fallout 4 questi sono utilizzati nel nuovo sistema di crafting che è l’aspetto che ho più apprezzato del gioco. Potrete modificare le vostre armi ed armature in vari modi, andando ad aggiungere mirini, potenziando le batterie di armi laser o creando caricatori più grandi per i vostri fucili ad esempio. Finalmente il raccogliere ogni dannata cosa ha un senso, estremamente pratico, perché un giocatore che si specializzerà sul crafting avrà sempre un arsenale adatto al proprio stile di gioco ed alla situazione. Come sempre è opzionale ed il gioco da comunque un ottimo loot ai giocatori che decideranno di ignorare questa meccanica. Il crafting si applica anche all’armatura atomica, che ritorna cambiata e viene data al giocatore quasi all’inizio dell’avventura. Questo perché ora non è un semplice pezzo di armatura che si indossa, ma è quasi un mech pilotabile. In giocatore vi entrerà al suo interno e dovrà procurarsi dei nuclei di fusione per alimentarla. I nuclei sono rari e durano una ventina di minuti, quindi relegano l’uso dell’armatura ad uno strumento potente al quale fare ricorso in situazioni pericolose. Dovevo ripulire un campo da dei super mutanti per una missione, ma non ce la facevo, mi distruggevano di continuo. Ecco che ritorno carico, equipaggiato di armatura potenziata e falcio i nemici in sicurezza, prima di abbandonarla di nuovo perché a secco di carburante. Con una buona amministrazione però potrete tranquillamente accumulare abbastanza nuclei per rimanere sempre in armatura. Ed è quello che ho fatto io. Essere in armatura atomica è veramente bello, ti fa sentire davvero superiore, più forte, più letale. Direi che il gioco fa un’ottimo lavoro nel sottolineare la potenza di questo strumento. E devo dire che è l’aspetto che mi è piaciuto di più del gioco.
Un’altra nuova meccanica è quella della costruzione dei villaggi. Il gioco la spiega malissimo ed il giocatore deve capire un po’ tutto da solo, ma il concetto è semplice. In alcune zone potete costruire insediamenti, sfruttando il sopracitato crafting per costruire edifici, generatori di corrente, difese e quant’altro. Questi villaggi verranno popolati, verranno attaccati ed andranno difesi e possono produrre molte risorse per il giocatore. Come sempre ogni meccanica è opzionale in Fallout, quindi colpirà diversi giocatori in modo diverso. Io ne ho apprezzato la complessità, ma l’ho ignorata bellamente, concentrandomi su altri aspetti del gioco.
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Volare sui Vertibird! Mod di Fallout 3, ora parte di Fallout 4
La progressione del personaggio è stata rivista. Non ci sono più le abilità singole, non c’è un tetto massimo al livello raggiungibile ed ora le vostre uniche statistiche sono quelle base dello SPECIAL (dall’inglese Stregth, Percepsion, Endurance, Charisma, Intelligence, Awareness e Luck) accompagnate da una miriade di perk, che andranno sbloccati uno per ogni nuovo livello di personaggio e saranno proprio i perk a definire la vostra build. Si va da poter migliorare le armi ed armature, a fare più danni con determinate armi ad avere una resistenza maggiore… Se si spende molto tempo nel gioco si finirà con diventare un dio, abile in ogni categoria e come sempre incentrare una build sull’intelligenza facilita questa cosa in quanto maggiore è questa statistica maggiori sono i punti esperienza ottenuti al termine di quest.
Il gunplay è migliorato, e di molto. Se in Fallout 3 e New Vegas spendevo molto tempo a sparare in modalità SPAV, in questo ho combattuto quasi sempre in tempo reale, divertendomi. Ora finalmente le armi reagiscono in modo più controllabile da subito ed il feeling è nettamente superiore. Non è un FPS, ma siamo su una buon livello di giocabilità che rende il giocatore padrone dell’arma e non viceversa. Lo SPAV, la modalità di mira “da gioco di ruolo” anche cambia e questa volta non ferma il tempo ma lo rallenta, costringendo il giocatore a prendere decisioni velocemente. Una volta entrati nello smo-mo potrete prendere di mira parti specifiche dei nemici, ognuna delle quali avrà una % di essere colpita associata e far sparare ai “dadi” del gioco. Questa modalità ha il vantaggio di poter danneggiare parti precise e di poter eseguire colpi critici, che rispetto al passato non sono casuali, ma attivabili dal giocatore una volta che una barra apposita si sarà riempita colpendo i nemici in modalità SPAV. Preferivo lo SPAV che fermava il tempo ma funziona ugualmente bene. Ho notato però una drammatica riduzione della capacità di andare stealth negli incontri. Mi sembra che alcune build dei vecchi capitoli qui siano impossibilitate nel funzionare al meglio, spostando l’enfasi ancora di più sui combattenti che sui “pacifisti”. Principalmente è per la mancanza di abilità. Avere alta scienza o alta medicina non serviva solo nel gameplay immediato aumentando il danno delle armi laser per esempio, ma permetteva di influenzare anche i dialoghi o di interagire in modo più complesso con l’ambiente. Mi ricordo di come avere alta scienza in New Vegas permetteva di risolvere in modo non convenzionale molte quest. Qui, non essendoci proprio l’abilità, non si può fare nulla. Mi dispiace questa perdita di capacità di ruolo all’interno del gioco, specie perché non è stata compensata da altro.
Il crafting, i villaggi costruibili, il gunplay…. tutte belle aggiunte, ma mi lasciano un po’ l’amaro in bocca, perché erano tutte mod per i vecchi giochi. Bethesda ha semplicemente visto cosa ha fatto la community ed ha implementato le idee migliori. Non c’è stata una vera e propria evoluzione, ma un furbo affinamento. Questo ovviamente è palese ai giocatori PC, passerà inosservato per i giocatori console.
Una generazione che non passa
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Costruire insediamenti può causare forte dipendenza
Tecnologicamente Fallout 4 non impressiona. L’illuminazione è migliorata, i materiali riflettono realisticamente la luce, ma le texture sono  in bassa risoluzione, i volti, malgrado siano migliorati molto, sono ancora un po’ strani e soprattutto gli ambienti sono ancora separati. I caricamenti sono lenti ed in alcune situazioni, dove entrerete ed uscirete di continuo da edifici ed aree chiuse possono risultare un po’ irritanti. Su PC ovviamente possono essere minimizzati installando il gioco su SSD ed avendo RAM veloce. Le performance su PC sono un pochino altalenanti, con gli FPS che tendono a calare se la propria macchina ha problemi nello streaming di texture e del mondo. Stranamente, più che potenza grafica o di processore, questo gioco richiede alta banda passante per la RAM e disco veloce.
Dal lato artistico fortunatamente il gioco regge benissimo ed ogni cosa ha un’ottimo feel e design. I robot in particolar modo sono fantastici. Quando vengono colpiti si rompono e se ne vedono le parti interne. Però il gioco non farà cadere nessuna mascella.
Bug ce ne sono, ne ho vissuti un paio, qualche quest mi è saltata ed ho dovuto rimediare con la console di comando, ma in media, sono molti di meno che in passato.
Tirando le somme quindi, abbiamo un gioco tecnicamente sufficiente, che ha una storia abbastanza noiosetta e prevedibile, un gameplay rifinito grazie ad idee della community, ma più restrittivo nelle capacità di ruolare il proprio personaggio, un mondo un po’ piccolino ma denso di roba da esplorare, molte belle mini storie da scoprire e loot da raccattare. Se siete il tipo di giocatore che ha adorato Fallout 3 e New Vegas, Fallout 4 è un’ottima iterazione della saga, anche se fa passi avanti ed indietro contemporaneamente.

Stay Classy, Internet

Pathfinder Bestiario #5 - Recensione

Non c'è molto da dire nella premessa.
Nuovo manuale principale dalla Paizo, nuova recensione.

Questa volta si parla del Bestiario 5. Dopo 4 bestiari, con il 3° e 4° che sembravano abbastanza superflui, manca ancora qualche mostro da aggiungere alla lista?














Spoiler Talk: Starcraft II - Il pacchetto completo


Eccomi qui a sbolognare uno Spoiler Talk su tutto Starcraft II, comprensivo di Wings of Liberty, Heart of the Swarm e Legacy of the Void!

Ciancio alle bande, si va!

Starcraft II Legacy of the Void - Recensione

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Piattaforma: PC Data di uscita: 10/11/2015
La Blizzard si prende il suo tempo. Il primo Starcraft uscì 17 anni fa. Starcraft 2 uscì nel 2010, ma in modo diverso da quanto ci si potesse aspettare. Invece di avere un gioco “completo”, Starcraft II è stato diviso in 3 espansioni, ognuna incentrata su una razza diversa. Così abbiamo avuto Wings of Liberty per i Terran, Heart of the Swarm nel 2013 per gli Zerg ed infine Legacy of the Void per i Protoss. 5 anni di attesa per finalmente assaporare il finale di questo secondo capitolo.
La mia vita per Aiur
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Il ponte della Lancia di Adun.
Partiamo subito dalla campagna. Che la Blizzard non abbia i migliori scrittori del pianeta oramai è abbastanza evidente e Legacy of the Void non fa nulla per discostarsi dalla tradizione. Dialoghi stereotipati e banali, ma portati avanti con così tanta verve ed emozione che i personaggi che emergono dalla storia risultano piacevoli da ascoltare, familiari nel ruolo ruolo e non annoiano, anche grazie al solito ottimo doppiaggio in italiano. Vista la natura stand alone di questa espansione, è presente un video che ricapitola gli eventi precedenti, ma malgrado questo, la storia tende ad avere molti rimandi al primo Starcraft ed avvenimenti passati in generale, quindi si apprezzerà meglio se si sono giocati tutti i capitoli precedenti. Il finale appare fatto un po’ grossolanamente, ma è potente e scuote duramente le fondamenta del mondo di Starcraft, portando cambiamenti non indifferenti. La storia sarà molto polarizzante. Molti la odieranno perché banalotta rispetto al più nebuloso primo capitolo, altri, come me, la considereranno tutto sommato una buona storia da fumetto di serie B, piacevole per accompagnare un gameplay stellare. Ora, per vedere altro, speriamo di non dover aspettare altri 15 anni….
La campagna è strutturata in 3 diverse parti. Ci sono 3 missioni che compongono il prologo, 19 che compongono la storia principale di Legacy of the Void e 3 missioni di epilogo che chiudono la storia per tutte e tre le razze. Ogni campagna aveva una sua meccanica particolare ed anche questa propone qualcosa di nuovo, che mette la scelta nelle mani del giocatore. I Protoss, sotto la guida di Artanis, devono riunire tutte le loro fazioni per poter riconquistare il loro pianeta natale, Aiur. Questo si traduce in una variazione dei tipi di unità da schierare per data missione. Per esempio, esistono 3 diverse versioni degli Zeloti, l’unità base dei Protoss. Quella dei Templari è in grado di attaccare a 360° usando una potente lancia fasica, la versione dei Purificatori è un automa in grado di ripararsi sul campo dopo la morte mentre gli zelota Nerazim sono in grado di stordire i bersagli che caricano. A questa scelta delle unità si aggiungono i potenziamenti della Lancia di Adun, la vostra astronave madre. Compiendo missioni secondarie raccoglierete Solarite, una sostanza in grado di riattivare il cuore dell’astronave che vi garantirà vantaggi sul campo. Questi vanno da bombardamenti orbitali da usare attivamente a bonus passivi come la riparazione automatica delle unità meccaniche su tutta la mappa.
Questo livello di personalizzazione invoglia alla sperimentazione ed alla rigiocabilità e ben si adatta a tutti i tipi di giocatori, dai più rilassati ai più hardcore ed ottimizzatori. Anche le campagne precedenti avevano un aspetto di scelta lasciato al giocatore, ma Legacy of the Void è la campagna più flessibile ed adattabile. Almeno in potenza. Stiamo pur sempre parlando dei Protoss e pertanto, non esiste problema che non possa essere risolto applicando un numero sufficiente di Lance del vuoto.
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I filmati, per quanto bellissimi, hanno qualche problema di compressione
La varietà si estende anche alle missioni, tutte molto varie e che vi presenteranno quasi sempre qualcosa di nuovo da fare e come al solito, se volete ottenere gli obiettivi, dovrete pensare fuori dagli schemi e la vostra abilità migliorerà sensibilmente. Per i veterani diciamo che la campagna è abbastanza facile, probabilmente conviene iniziare direttamente a difficile. A difficoltà normale ogni missione dura dai 15 ai 30 minuti, quindi stiamo guardando a circa 9 ore di campagna dalle sole missioni. Ci sono molti intermezzi tra i personaggi e dialoghi extra che vi porteranno via altro tempo. Ma come sempre il vero punto di forza della campagna si trova nella rigiocabilità.
A conti fatti, questa è l’esperienza a giocatore singolo più forte delle tre, con i soliti bellissimi filmati Blizzard, fantastici combattimenti, personaggi iconici, ottimo gameplay e varietà di ambientazioni e situazioni. Nulla di straordinario o eclatante, ma con la solita qualità e cura Blizzard.
Multiplayer rivisto e tanto altro da fare
Co-op
I comandanti della modalità cooperativa sono tutti ben differenziati per gameplay

Nel gioco sono presenti tante novità, tutte votate al multiplayer. La prima nuova modalità è quella cooperativa a 2 giocatori. Ogni giocatore dovrà scegliere un comandante tra quelli disponibili, ognuno con un accesso limitato alle unità della fazione e con vari poteri a propria disposizione, molti dei quali presi direttamente dalle campagne single player. Poi ci si scontra contro l’IA in mappe che hanno obiettivi simili a missioni della campagna. Difendi il tempio, distruggi gli artefatti prima dello scadere del tempo e così via. Le mappe sono un po’ pochine, ne avrei gradite di più, ma anche questa modalità si basa sulla rigiocabilità. Ad ogni completamento di una missione si ottengono punti esperienza, che poi andrà ad aumentare il livello del comandante scelto sbloccando nuove unità o abilità o bonus passivi. Il tutto per poi affrontare in difficoltà brutale le mappe. Come modalità mi piace molto e spero che aggiungano più mappe in futuro, con un amico è facile affiatarsi.
L’altra nuova modalità si chiama Arconte ed è a mio parere una genialata. Questa è un nuovo modo di giocare il multiplayer classico. È un 2VS2, cone due giocatori controllano una sola armata. Questo apre scenari totalmente nuovi, come dividersi i compiti di macro e micro, gestire più basi in modo più efficiente o gestire più fronti insieme. Oppure un giocatore può fare da mentore all’altro. Davvero niente male lo trovo un buon punto di entrata, ma evitate assolutamente di giocare con random.
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Il multiplayer classico prende un pochino spunto da Heroes of the Storm, il moba Blizzard, a livello di ritmo. Si parte con più costruttori rispetto al passato e questo ha il risultato di abbattere i tempi morti iniziali di parecchio e lo scontro parte da molto prima. Le nuove unità per le tre fazioni come al solito cambiano tutto e niente, dipende dai punti di vista. Gli zerg hanno qualche opzione di attacco harrassment o difesa migliore con la presenza delle criptolische, i Protoss hanno nuove unità con trucchetti di ridisclocamento ed i Terran si beccano un paio di unità meccanizzate per cercare di spingere la gente ad andare di unità meccaniche invece che biologiche. Ho giocato poco al multiplayer e non ho ancora un’idea sul bilanciamento e tutti i cambi da apportare al modo di gioco, soprattutto considerando che io ho saltato il multiplayer di Hearts of the Swarm in toto. È rimasto comunque il solito. Si accumulano le risorse di minerali e vespene, si costruiscono piloni, depositi o sorveglianti, si decide su che unità principale basare la propria armata, ci si espande e si lotta, solo più velocemente che in passato. Da manuale.
Un paio di parole sulla presentazione audiovisiva si possono spendere. Funzionale. Oramai parliamo di un motore vecchio, che gira su un vasto range di PC, ma che al massimo con tante unità a schermo è in grado di mettere in ginocchio molte configurazioni. Texture in bassa risoluzione uccidono un po’ la presentazione della campagna, ma durante il gioco strategico le imperfezioni non si notano e viene esaltata la cura nel dettaglio e nei particolari di unità e scenari. La colonna sonora è come sempre ottima e come ho già detto, il doppiaggio italiano è di ottima fattura ed andrebbe osannato perché è oramai l’unico nella nostra lingua di una certa levatura, che lascia inalterati i personaggi originali.
Un’ottima conclusione della saga. Se vi sono piaciuti i precedenti va preso. La campagna è ottima e le nuove modalità multiplayer vi riporteranno a giocare. Se non vi siete mai approcciati alla saga, è possibile acquistare tutti e 3 i giochi per 60€, un prezzo onestissimo considerando il numero di contenuti cumulativo di tutti e 3 i giochi.

Stay Classy, Internet

Il mio rapporto con Nintendo

Non lo so perché mi accingo a scrivere questo papirone. Probabilmente dopo aver preso il compito di scrivere le news per gbarl.it e dopo che mi sono messo a commentare un po' vivacemente su siti come Nintendon le notizie Nintendo.... proprio ora che ho meno giochi loro in casa e meno console, forse trovavo opportuno scrivere questo papirone per fare chiarezza con me stesso prima e per mettere in chiaro il mio background da giocatore per quanto riguarda Nintendo perché di recente forse appaio più criticone del solito nei loro confronti..

Disclaimer: la cronologia è un po' "all over the place" perché non ho memoria precisa degli eventi. LA VECCHIAIA!

Spectre - Recensione

Spectre Locandina
Data di uscita: 5 novembre 2015
Quello che sembra essere l’ultimo film di James Bond con Daniel Craig ha un compito importante. Mantenere il franchise sui buoni livelli di Skyfall e collegare i 3 film precedenti in un’unica narrativa che coinvolge la Spectre, la famosa organizzazione criminale creata da Ian Fleming e che spesso opera dietro le quinte nei romanzi e nei vecchi film. Purtroppo qualcosa non funziona….
Ma chi ha scritto i dialoghi?
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Sembra bello vero? Peccato che non accada nulla durante tutta la sequenza.
La storia generale del film è molto classica ed oramai l’abbiamo vista riproposta in molte salse negli ultimi anni al cinema. Gli agenti sul campo sono il vecchiume e per controllare meglio il mondo meglio gestire tutto lo stream di informazioni avute dai moderni sistemi di sorveglianza. Insomma, la trama segue 1:1 quella di Capitan America: Winter Soldier. I cliché classici di Bond ci sono tutti, dal rapporto a caso con donne, dai gadget strani, anche se molto ridimensionati rispetto al passato, ai cattivi iconici che devono spiegare i loro piani prima di prenderle dal protagonista nei modi più idioti.
La ricetta è semplice e dovrebbe funzionare, ma il film si perde in più parti. Il primo punto a sfavore è il ritmo. È molto lento, con poche scene d’azione che lasciano spazio a molti momenti calmi ma privi di mordente. Il film inganna molto bene con la sua scena di apertura ante titoli di testa, molto ben fatta ed in stile con quelle dei film precedenti. Poi sprofonda nel vuoto. I dialoghi vanno dall’imbarazzante all’atroce ed il doppiaggio italiano di molti personaggi secondari viene fuori come involontariamente ironico. La parte ambientata a Roma è una delle peggiori cose abbia mai visto. Un inseguimento notturno nella capitale a 50 chilometri orari, senza verve, senza pericolo, senza velocità, è semplicemente un tour turistico.
Monica Bellucci dovrebbe essere bandita dal recitare, ma purtroppo è una bella donna e ce la dobbiamo sorbire. I suoi dialoghi in italiano sono di un imbarazzante e doppiati così male, ma così male che ho fatto fatica a guardare la scena. Fortunatamente non è lei la Bond Girl principale, ma è Léa Seydoux, di bell’aspetto, ma purtroppo risulta un personaggio molto piatto e dotato di un particolare potere di avere le tette a scomparsa, visto che la loro voluminosità varia in modo preoccupante di scena in scena, a seconda se servano o meno nel vestito che indossa.
Durante la seconda metà il film si riprende un po’, ma rimane molto scialbo, principalmente per la mancanza di un momento d’azione centrale sul quale capitalizzare. Fa chiedere dove sia andato a finire il budget di 300 milioni di dollari a questo punto.
Bautista, salvaci tu
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Quando non dire nulla diventa la miglior qualità di un attore in un film, c’è da preoccuparsi
I personaggi del film sono tutti largamente sprecati. Daniel Craig è un buon attore ed è doppiato anche bene, ma in questo film si sente una svolta verso l’ironia del periodo Moore di James Bond, mentre nei film precedenti è sempre stato un po’ più serio, risultando a volte leggermente fuori dal personaggio precedente di Craig, ma sono inezie. Christoph Watlz, che interpreta il capo della Spectre, è incredibilmente sprecato, visto che il suo personaggio è un cliché che non riesce a mettere in risalto la possibile complessità e carattere che un attore come Christoph può portare in scena. L’unico vero personaggio ben uscito è Mr. Hinx, interpretato da Dave Bautista, il dragone della Spectre, lo Squalo di questo film. La sua presenza su schermo è notevole e si impone benissimo come nemico tosto da buttare giù e la sua sequenza di combattimento con Bond è figa da vedere, perché appare davvero inarrestabile mette in difficoltà il nostro eroe e non di poco, anche se degenera velocemente nel comico per come sono gestite alcune scene di distruzione dell’ambiente circostante al combattimento. Il vero pregio è che questo personaggio dice solo una singola parola prima della sua morte e basta. Non dovendo sorbire dialoghi da lui, è per definizione il miglior personaggio del film.
Che dire quindi di questo Spectre? Deludente e soprattutto dimenticabile. Terribile doppiaggio italiano di alcuni personaggi, dialoghi terrificanti, ritmo eccessivamente lento, poche scene d’azione degne di nota pesano tantissimo sul film, che ha come unica nota di merito una buona colonna sonora. Volete un bel film di spie ed agenti segreti? Recuperate e guardatevi o The Winter Soldier o Kingsman. Questo? Evitatelo.