John Wick - Recensione

Jhon Wick
Data di uscita: 22 gennaio 2015
Nel mondo di Hollywood esistono tanti film d’azione. Ci sono quelli esplosivi, quelli realistici, quelli stilosi, quelli fantasy, quelli di supereroi…
E poi ci sono quelli con Keanu Reeves.
John Wick è un film particolare. I registi sono persone con un background insolito. Chad Stahelski e David Leitch sono entrati nel mondo del cinema facendo gli stuntman, e sono famosi per essere la controfigura proprio di Keanu Reeves nella trilogia di Matrix.
Il risultato è un film che ha una cura maniacale nella coreografia ed è uno spettacolo da vedere, sotto tutti i punti di vista.
Nonsense
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L’incipit narrativo è di quanto più semplice e idiotico si possa pensare. Il nostro protagonista è un ex-sicario ed ha appena subito un lutto personale, perdendo l’amata. In un momento di pura depressione l’unica cosa che gli rimane è un cagnolino, l’ultimo regalo di sua moglie.
Purtroppo, il figlio di un mafioso russo decide di rubare l’auto a John Wick ed uccidergli il cane. Pessima decisione. Da qui parte una storia di vendetta personale contro chi gli ha definitivamente distrutto la vita.
Raccontata così la trama può far ridere un po’, ma in realtà ha un tono particolarmente cupo e tutti gli attori recitano la loro parte magistralmente anche se si tratta comunque di stereotipi tipici di film d’azione. Keanu Reeves in particolare è dannatamente perfetto in ruoli come questo.
Il film ha un’ottimo ritmo e quando sembra che sia tutto finito, riesce ad avere un altro colpo di coda per finire in bellezza.
Ciak Azione
KEANU REEVES FILMS AN INTENSE ACTION SCENE WITH DIFFERENT WEAPONS IN NYC
La regia di tutte le sequenze d’azione è magistrale, onestamente non ho mai visto nulla di meglio. I movimenti sono tutti fluidissimi, la telecamera mostra tutta l’azione, niente scatti violenti a destra e sinistra, niente motion blur eccessivo. Tutto è chiaro e cristallino.
Stranamente per i canoni di Hollywood, questo film ha un’elevatissima consistenza interna per come vengono interpretati i danni all’eroe ed ai nemici. Siamo abituati a scagnozzi che cadono dopo un singolo colpo indipendentemente dall’entità effettiva del danno. Qui invece John Wick punta sempre e comunque al colpo in testa, adoperando tecniche realistiche come il Mozambico Drill, tecnica che consiste nello sparare due colpi al torace velocemente per stordire l’avversario e darsi tempo per allineare un colpo alla testa. Un qualcosa che si vede raramente nei film, ma qui è usata a dismisura. Anche l’uso delle munizioni è riportato realisticamente, con frequenti ricariche per tutti.
Anche l’eroe stesso mostra lo stesso livello di vulnerabilità dei suoi avversari. Un colpo di pistola al torso rallenta e stordisce, grazie ai giubbotti antiproiettile ed un colpo di pugnale infligge danni debilitanti al ungo andare. Si palpa la sensazione che il protagonista riesce a cavarsela perché è molto più allenato ed abile, ma non è ammantato dall’aura di invincibilità classica dei film hollywoddiani.
Qui tutto ha senso, ad ogni azione corrisponde una reazione.
Anche le movenze di John Wick sono calcolate alla perfezione e realistiche. Ha un passato da ex-pugile che si riflette nella posizione delle sue gambe durante i combattimenti. Invece tutti i movimenti tattici e di manipolazione della pistola si rifanno alla tecnica chiamata CAR, Center Axis Relock, un insieme di movimenti e posture per massimizzare l’efficacia dell’utilizzo di una pistola in combattimenti ravvicinati. Questo stile è osservabile anche nel videogioco Splinter Cell Conviction.
Si, sono particolari che solo dei malati come me andrebbero a notare, ma effettivamente rappresentano quell’attenzione al dettaglio ed alla consistenza interna ed al realismo che portano John Wick ad essere uno dei migliori film d’azione degli ultimi anni, se non proprio il migliore.
La sequenza d’azione che spicca di più è quella ambientata in un night club. Musica, colori, luci e coreografia formano un insieme pressappoco perfetto.
Caldamente consigliato a chiunque cerchi un po’ di azione fatta come si deve. Un film senza fronzoli, con grande coreografia e piena di attori di grande presenza scenica.
Stay Classy, Internet.

Zotac GTX 970 ZT-90101-10P - Tech Review

Dopo quasi 4 anni, finalmente il mio PC inizia ad arrancare un po' negli ultimi giochi, arrivando addirittura a non far girare manco per sbaglio Assassin's Creed Unity.
I requisiti minimi di The Witcher 3 vengono divulgati e si scopre come la scheda minima consigliata è una GTX 660, superiore alla mia vetusta GTX 560 Ti. Ed io ho già il gioco nella libreria di Steam.

Urge un cambiamento. La nuova generazione di console è oramai avviata e le differenze si incominciano a far sentire. Una Xbox One è una macchina da 1.1 Teraflops, la Ps4 una da 1.8 Teraflops ed hanno l'ottimizzazione dalla loro. La mia GTX 560 Ti si aggira sui 1.3 Teraflops.

La mia scelta è ricaduta sulla straordinaria GTX 970, scheda da 3.9 Teraflops, presa nella versione più vicina all'inesistente reference ovvero una bella Zotac GTX 970 ZT-90101-10P.

Come si comporta? Che upgrade ho fatto? Vediamolo insieme.


Giochi da Cellulare #2


Eccoci ritornati per il secondo numero di una rubrica nata un po' per caso.

Dopo aver fatto l'uppgrade al mio cellulare, passando da un Atrix 4G equipaggiato con un Tegra 2 ad un bellerrimo ZTE Z7 Mini con Snapdragon 801 ed Adreno 330, ho incominciato a giocare ad un po' di tutto, nuovo e vecchio, godendomi lo schermo IPS in full HD e la fluidità del mio nuovo telefono.
A cosa ho giocato? Facevano schifo? Vediamo!

The Wolf Among Us - Recensione

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Piattaforma: PC, Xbox 360, Ps3, Xbox One, Ps4, iOS, Vita, Android (giocata) Data di uscita: ottobre 2013 – luglio 2014
Nell'oramai lontano 2002 nasceva una serie di fumetti molto particolare: Fables. Bill Willingham diede vita ad un mondo contemporaneo popolato da creature delle fiabe e del folklore, che si nascondono agli umani normali. Chiamati Fables, vivevano nei loro reami magici fino a quando l’Avversario lanciò un’invasione che costrinse molti alla fuga nel nostro mondo. Le avventure della serie gravitano intorno agli abitanti di Fabletown, un quartiere di New York che ospita un buon numero di Fables, tra i quali i più famosi di sempre, come Biancaneve o la Bella e la Bestia. I fumetti sono qualcosa di fantastico e consiglio vivamente la loro lettura.
L’opera dei Telltale è ambientata una ventina di anni prima delle storie rappresentate nei fumetti ed è un punto di entrata perfetto nella serie, così come lo è stato per me.
Telltale
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Il lupo con uno dei tre porcellini. Si ci sono anche loro.

Stiamo parlando della Telltale, oramai specializzata in un genere molto preciso di avventure grafiche. Nessun puzzle, esplorazione estremamente ristretta, molto lineari e basate tutte sulle scelte nei dialoghi.
The Wolf Among Us non devia dalla loro formula standard, ma rispetto alle altre avventure aggiunge un paio di chicche.
Sono presenti scene d’azione in quantità un po’ superiore rispetto al passato e ci sono un paio di occasioni nell’arco dei cinque episodi dove il giocatore si troverà di fronte ad una scelta multipla di luoghi da visitare e in base all’ordine di scelta gli eventi cambieranno.
Nulla di trascendentale, ma migliorano l’illusione di scelta tipica di questi giochi. Si, perché nonostante il gioco effettivamente sembra che vi ponga davanti un numero vastissimo di scelte, in realtà poche contano veramente ai fini della trama, che rimane sempre inchiodata su un paio di binari, ma in base a come vi muoverete tra i dialoghi potrete ottenere diverse informazioni e quindi percepirla in modo nettamente diverso rispetto ad un’altra persona.
La solita presenza di un timer durante le scelte di dialogo aiuta a mantenere alto il ritmo e non far cadere il giocatore nell’indecisione pura in grado di buttare in stallo una partita o di rompere il flusso della storia.
The Big Bad Wolf
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Un incontro ravvicinato con il taglialegna di cappuccetto rosso

Avendo un gameplay estremamente scarno, il gioco deve puntare tutto su storia e personaggi. E lo fa benissimo. Ad oggi, è quella che considero la migliore avventura grafica della Telltale.
Il mondo di Fable ha veramente una carica di magia e mistero, proprie delle vecchie favole per bambini, trasportata nel mondo odierno. Ogni personaggio che incontrerete, ogni evento al quale parteciperete, ogni linea di dialogo, sono tutte cariche di tensione, mistero, emozione, senso della scoperta.
Ritrovarsi a comandare il lupo cattivo di così tante storie mentre lotta con il taglialegna di cappuccetto rosso e che cerca di provarci con biancaneve… beh non è una cosa da tutti i giorni.
Bigby, il nomignolo con il quale si fa chiamare il Big Bad Wolf, è lo sceriffo di Fabletown ed il protagonista delle vicende. Dopo un lavoro di routine per rumori molesti ed un po’ di sano pestaggio, la storia del gioco si apre veramente e si dovrà indagare su un omicidio di una Fable. L’indagine prenderà diverse pieghe e si arriverà a pestare i piedi alle varie persone che hanno il potere a Fabletown.
Il problema con questi giochi è che la trama è tutto e purtroppo è alquanto complicato discuterne senza buttare fuori spoiler a manetta. Sappiate che è slegata alle vicende dei fumetti ed è una finestra di entrata in questo bellissimo mondo perfetta. Anche eliminando l’elemento fantastico e magico che aiuta tantissimo con l’atmosfera e la caratterizzazione dei personaggi, la storia si regge in piedi bene da sola ed è molto ben equilibrata, anche se il tono generale è molto serio e duro.
I personaggi sono tutti ben caratterizzati e ben doppiati ed imparerete ad amarli ed odiarli. La presenza di personaggi famosi di favole da bambini aiuta molto a creare un senso di dissonanza tra come il personaggio è caratterizzato nelle sue storie classiche e come invece si comporta nel mondo moderno di Fables e se si è nuovi alla saga vi coglierà di sorpresa di continuo.
I 5 episodi riescono a mantenere un buon ritmo, ognuno che porta con se parecchie rivelazioni, buone scene d’azione e riescono tutti a finire su una buona nota. Vista ora come opera completa, devo dire che non ho trovato momenti di fiacca o note basse, ma mi hanno soddisfatto tutti, facendomi rimanere incollato allo schermo del mio smartphone.
Nel mio lettone
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Biancaneve è deliziosissima, ma non nominate i nani in sua presenza

A quanto pare ho trovato la piattaforma ideale per godersi questi giochi : lo smartphone.
In precedenza avevo giocato a The Walking Dead ed altri giochi della Telltale sul PC, ma ora reputo quel modo di giocare classico il modo sbagliato per approcciarli.
Prima di andare a letto, da sdraiati, comodi, armati di cuffie, si prende in mano il proprio smartphone o la Vita e si fa un episodio o meno, dipende dal proprio livello di sonno.
Le interazioni sono minimali e si limitano a pochi swipe e pressioni su schermo, quindi non infastidiscono e risultano intuitivi.
Io ci ho giocato su uno ZTE Nubia Z7 mini che monta uno snapdragon 801 da 1.9Ghz, quindi roba molto recente, ma il gioco gira anche su device più vecchiotti senza troppi problemi. A volte ci sono crash random che costringono a rigiocare dei pezzi, ma varia da dispositivo a dispositivo.
Se su PC e su TV l’impatto grafico non è sempre il massimo mentre avere il tutto condensato in schermi da 5″ full HD, migliora di non poco la resa finale dell’opera. Ho apprezzato molto il taglio artistico di the Wolf Among Us, superiore a quello di The Walking dead, anche se da un punto di vista tecnico sono equivalenti.
Se non avete mai letto un fumetto di Fables prima d’ora, comprate the Wolf Among Us e giocateci. Rimarrete estasiati dal suo mondo e vi fionderete in una fumetteria a raccattare le storie a fumetto. Se invece siete dei veterani della saga, in questo gioco troverete una piacevolissima storia su Bigby e Snow White che mostra uno dei momenti di cambio di potere a Fabletown molto importante per il background.
Un ottimo lavoro.
Stay Classy, Internet

On the Rain-Slick Precipiece of Darkness saga - Recensione

Penny Arcade 1+2 cover
Piattaforma: PC(giocata),XBLA,PSN Data di uscita: 21 maggio e 19 ottobre 2008
Penny Arcade è un webcomics , ovvero uno di quei fumetti leggibili su internet, a tema videoludico ad opera di Jerry Holkins e Mike Krahulik. Ha raggiunto una popolarità molto elevata e questo ha permesso ai creatori la creazione dell’evento PAX, divenuta una delle convenzioni annuali sul gaming più importanti.
I due uomini dietro ai fumetti hanno dimostrato nel tempo di avere un humor tutto loro quasi irreplicabile, ma sono anche in grado di scrivere pezzi più drammatici di una emotività toccante.
Decisero quindi di  entrare in partnership con Hothead games per dare forma di videogioco ad una loro storia “On the Rain-Slick Precipice of Darkness”. Doveva essere una quadrilogia, ma fu abbandonata dopo i primi due capitoli… per poi ritornare sotto un nuovo sviluppatore.
Qui recensiremo i primi due capitoli un mix di gioco di ruolo con combattimento a turni ed avventura grafica.
Gabe & Tycho e……te
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Il gioco inizia con la lettura da parte del narratore del primo verso di un poema, il Quartetto del Crepuscolo dell’Uomo, che già indica l’intenzione di essere una quadrilogia. Il giocatore crea un proprio avatar e l’avventura inizia. La propria casa viene distrutta da un robottone gigantesco e l’incontro fortuito con Gabe e Thyco, le controparti fumettistiche dei creatori di Penny Arcade, porterà il giocatore a vivere un’avventura surreale ed emozionante. Thyco è uno studente di arti apocalittiche che ha aperto un’agenzia investigativa, mentre Gabe è uno che tira pugni a tutto ed è il braccio violento di Tycho.
Avrete dei dialoghi con i quali potrete esprimere le vostre opinioni nei vari dialoghi, ma non esisteranno scelte. La storia procederà sempre nello stesso verso. L’impressione è proprio quella che voi siete lì per assistere all’avventura e non per guidarla voi stessi.
Il primo episodio vi vedrà indagare sul super robottone che ha distrutto casa vostra, ma nel farlo vi imbatterete in un culto di mimi che venera Yog Sethis, il dio silente e velocemente l’attenzione si sposta su questi ultimi.
Nel secondo episodio, la vostra casa, costruita con tanta fatica verrà ridistrutta e questa volta si regoleranno i conti con il robottone gigante in un intreccio complesso che vi porterà in un quartiere ricchissimo, in un manicomio ed alla fiera mondiale del 1922.
Il secondo episodio si conclude con la lettura del terzo verso del poema, lasciando presagire il continuo della vicenda….
La narrativa è assolutamente geniale, con i dialoghi che variano dal demente all’assurdo. La stupidità colossale di Gabe vi strapperà sorrisi quasi sempre e la complessità dei ragionamenti di Tycho è fuori di testa. Anche tutti gli NPC che incontrerete sono ugualmente strambi.
La personalità che i due giochi sprizzano fuori è fuori scala ed è una delle esperienze narrative nel mondo videoludico più uniche. Si potrebbe dire davvero tanto su tanti momenti del gioco, ma fare spoiler in un gioco così imprevedibile è davvero un delitto.
Premi spazio per difenderti!
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Come detto in apertura, il gioco è un misto di un gioco di ruolo e un’avventura grafica. La parte predominante è la seconda, con i vostri personaggi che si muoveranno nelle ambientazioni in 3 dimensioni, andando ad interagire con NPC ed a scovare oggetti per proseguire nella trama. Quando si inizia un dialogo o parte una cinematica si passa ad una visuale a fumetto, con i protagonisti tutti su schermo nella loro controparte 2D, che parlano attraverso i classici ballon fumettistici. Le ambientazioni non sono tantissime ed il backtracking è di casa, come nella maggior parte delle avventure grafiche ed anche il gameplay di base si basa tutto sullo scovare oggetti e portarli alle persone giuste per avanzare la storia.
A spezzare il ritmo ci pensano i combattimenti, che sono realizzati a turni in stile final fantasy, con una pseudo barra ATB ma hanno delle meccaniche in tempo reale per aumentare la dinamicità ed il coinvolgimento. Premendo oppurtuni tasti al momento giusto si seguiranno mosse speciali o si ridurranno i danni subiti.
I combattimenti possono rivelarsi più tattici di quel che sembra. Non sono mai difficilissimi, ma bisogna prestare attenzione per non venire sopraffatti. Il sistema dell’ATB anche è ingegnoso. Invece di avere tutti i comandi a disposizione appena si carica una barra, avrete dei tempi differenti per oggetti (i primi a caricarsi), attacchi normali e speciali. Spesso aspettare qualche secondo in più può garantirvi la vittoria come la sconfitta.
Le armi dei protagonisti possono essere potenziare raccogliendo delle parti robotiche sparse per i livelli di gioco. Ah, si il vostro protagonista combatte con un rastrello da giardino. Perché vi chiederete? Ed io vi faccio la controdomanda: perché no?
I nemici che affronterete sono folli oltre fuori misura. Nel primo episodio combattere contro i mimi è una delle esperienze più sconvolgenti del videogaming che io abbia mai affrontato. Essi mimeranno i loro attacchi e vi faranno male lo stesso. Non so se piangere per la ridicolsità o per la genialità di tale cosa.
Nel secondo episodio ho trovato i vari nemici meno ispirati di quelli del primo episodio, ma sono tutti ugualmente folli e diversi.
Ma è un gioco od un fumetto?2014-12-20_00002
Lo stile grafico è fenomenale…. se si considera la parte 2D, virtualmente indistinguibile da un fumetto di Penny Arcade. Purtroppo la parte 3D è abbastanza grezza. Cerca di essere simile al fumetto per stile e design, ma non è proprio il massimo. Riesce però a trasmettere il carisma dei personaggi in modo adeguato. Combattere contro i Fruit Fucker e vederli muovere i fianchi per….. si insomma, per bombare, è davvero divertente.
Anche il comparto audio è strambo per certi versi con arrangiamenti che richiamano l’atmosfera senza senso.
Il vero problema di questi due episodi è che sono tutto sommato corti e che il ritmo di gioco in alcuni momenti crolla vertiginosamente. Continuerete a giocare solo per l’ottima storia e personaggi e per vedere cosa si cela nella prossima ambientazione.
Una coppia di giochi da recuperare sotto i saldi di steam, che vale tantissimo per l’humor e la storia, un po’ meno per tutto il resto.

ZEBOYD GAMES

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Piattaforma: PC(giocata),XBLA,PSN Data di uscita: 25 giugno 2012 e 7 giugno 2013
A quanto pare i primi due capitoli hanno venduto davvero poco e successivi giochi non vennero ritenuti finanzialmente fattibili. Quindi, tutti i giocatori si sono ritrovati con una storia non finita, con dei rimandi ai seguiti morti ed inutili e con tanta amarezza. Il duo di Penny Arcade rilasciò la conclusione della vicenda in formato di novella sul loro sito visionabile gratis, giusto per non lasciare la trama morta a metà.
Qualche tempo dopo però, la piccola casa videoludica Zeboyd Games, famosa per aver prodotto il simpatico Breath of Death VII (no, non ce ne sono altri sei prima) ed il geniale Cthulhu Saves The World, entrò in contatto con i Penny Arcade e decise di continuare l’avventura videoludica, ma a loro modo e con costi decisamente più contenuti.
Una nuova veste
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Si, un distributore di merendine che combatte uno scoiattolo con una spada.
I due episodi vennero quindi realizzati cambiando totalmente approccio. Invece di avere delle avventure punta e clicca con combattimenti a turni con elementi in tempo reale, ci siamo ritrovati con due jrpg con combattimento a turni con una gestione della sequenza affidata al riempimento di una barra, in stile ATB dei Final Fantasy.
Episodio 3 si presenta in modo molto, ma molto, diretto, senza possibilità di deviazione dalla storia principale. La mappa del mondo sarà una semplice linea retta che vi porterà da un’ambientazione a quella successiva. L’episodio 4 invece introduce una mappa del mondo con zone in modo non molto dissimile dai final fantasy, garantendo un minimo di esplorazione e dando un maggior senso di libertà al giocatore, anche se il gioco rimane comunque abbastanza su binari.
La veste grafica muta anch’essa: si passa da un cell shading misto a disegni 2D ad una grafica puramente 16 bit, con l’unica modernità presente nei dialoghi: questi saranno accompagnati da un riquadro del personaggio che sta parlando con varie espressioni facciali ed aiutano tantissimo a richiamare i fumetti di Penny Arcade.
Il gameplay come già accennato, è quello di un jrpg, ma con il twist divenuto oramai tipico degli Zeboyd.
Ci sarà una grande barra sullo schermo che mostrerà la progressione della venuta del turno sia dei vostri personaggi che dei nemici, permettendo un livello di pianificazione che ha sempre eluso i Final Fantasy fino al 10. Ogni incontro inizierà con i vari personaggi privi di punti mana, necessari a lanciare incantesimi e tecniche speciali, ma dopo ogni turno il loro numero aumenterà di uno. Allo stesso modo i nemici diverranno sempre più potenti con l’aumentare dei turni in battaglia. Questo crea un sistema molto originale che combina la pianificazione tattica con la necessità di dover vincere il più velocemente possibile, cosa opposta ai jrpg dell’epoca 16 bit, dove invece protrarre all’infinito certo combattimenti era la tattica spesso vincente.
La difficoltà è selezionabile dall’utente e l’esperienza a normale è calibrata veramente bene, senza mai risultare frustrante o troppo facile. Per i pazzi folli, la difficoltà insane darà una vera sfida.
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Un tirannosauro in tuxedo. Chi non ha mai sognato di affrontarne uno?
L’episodio 3 utilizza un sistema di classi rotante, simile al cambio dei mestieri in Final Fantasy V. Questi mestieri sono vari e permettono molti approcci alla battaglia e verranno acquisiti col progredire della storia. Sono tutti in tono con il resto del gioco. Avremo roba come il “gentiluomo” o il “crabomancer” giusto per citarne alcuni.
L’episodio 4 invece usa un sistema di pet, in un modo simile a dragon quest monster o pokémon se così possiamo dire. Questi animali combatteranno direttamente gli avversari, ricevendo bonus, abilità extra e caratteristiche varie in base a quale padrone essi vengono assegnati. Questo permette una variazione notevole nelle possibili tattiche e vi ritroverete spesso a cambiare per sperimentare le varie combinazioni.
I nemici riescono ad essere ancora più assurdi e nonsense rispetto ai primi due capitoli. Vi ritroverete a combattere davvero contro ogni genere di cosa e i nemici stessi, con le loro descrizioni sono una delle migliori fonti di risate durante tutto l’arco dei 2 episodi.
Una trama a dir poco epica
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Incipit dell’episodio 4
Il punto di forza di questi due episodi conclusivi è la storia. L’unione degli scrittori di Zeboyd e Penny Arcade riesce a creare un intreccio narrativo totalmente folle e nonostante tutto logico, dove ogni pezzo ha un suo posto e tutto quadrerà.
Nel terzo episodio, si continua l’avventura lasciata aperta dal secondo, ma senza il protagonista creato dal giocatore. Un episodio extra, che consiglio di giocare dopo il completamento della storia principale per questioni di spoiler della trama, spiega cosa succede al vostro sfortunatissimo protagonista in un modo molto soddisfacente e la sua mancanza non viene avvertita come tale.
Il terzo episodio ha due finali, uno “buono” ed uno “cattivo”, con quello buono che richiede determinate azioni per essere sbloccato ed è considerato quello canonico al quale l’episodio 4 si riallaccia.
Questo finale è alquanto catastrofico e nel 4° episodio ci ritroveremo nel sottoinferno, un mondo completamente distorto, ancora più assurdo e surreale di quello normale.
La trama prenderà fortissime pieghe apocalittiche, colpi di scena si susseguiranno a go-go e la conclusione è qualcosa di a dir poco scioccante. Ad oggi, reputo l’intera storia di questa quadrilogia dei Penny Arcade una delle migliori storie del gaming, per la sua assurda follia e profonda logica ed interconnessione degli eventi. In certi tratti riesce anche ad essere emotivamente toccante, con una forte malinconia.
Per sopperire alla mancanza del protagonista avatar del giocatore, vengono introdotti nuovi personaggi con comportamenti leggermente meno folli di Gabe e Thyco per fare da contro altare nei dialoghi, tutti scritti magistralmente, come sempre in inglese.
Purtroppo anche solo provare ad accennarla, la rovinerebbe completamente, quindi non posso far altro se non consigliare di giocare a questa quadrilogia se avete voglia di seguire le scalmanate avventure di due ispettori dell’occulto, divertendovi allegramente lungo l’intero percorso.
Stau Classy, Internet

Mordheim - Warhammer Fantasy Ristretto e Macchiato

Durante le vacanze natalizie, sono solito ritornare in Terronia e trascorrere il tempo con gli amici che ho lasciato giù quando sono fuggito al nord per studiare. Siccome mi ritrovo senza internet fisso, internet mobile della TIM va uno schifo ed è cappato ad 1 GB ed il mio portatile è una chiavica, ecco che mi ritrovo a spendere il tempo o ruolando, o giocando coi pippottini o a magic.

Quest'anno c'è stata una piccola grande svolta. Invece di buttarci su roba classica, il buon supernerdone di tutto ciò che è wargaming ci ha proposto Mordheim, un Warhammer Fantasy su scala ridotta con ottica campagna. COME NON POTEVAMO GIOCARCI?

Seguite dopo lo stacco per vedere di che si tratta!

P.S. (trovate anche il link al regolamento)