Dragon Age Inquisition - Recensione

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Piattaforma: Ps3/Ps4/PC (giocata)/Xbox 360/Xbox One Data di uscita: 20 novembre 2014
Dopo 3 anni finalmente arriva il seguito di Dragon Age II. Ed è irriconoscibile. Sono davvero le stesse persone ad aver prodotto il 2 ed Inquisition? Perché ho pianto a dirotto giocandoci?
Occorre parlarne… ed a fondo. Come piccolo disclaimer, il gioco ha i testi in italiano e tutti i termini hanno una loro rispettiva traduzione, ma io, da buon “hipster”, li ho sempre giocati full english, quindi citerò tutti i nomi in lingua anglosassone, che comunque non dovrebbero suonare estranei visto il doppiaggio dei giochi che è sempre e solo inglese.
Un mondo, mille storie
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La saga di Dragon Age è ambientata, pensate un po’, nella Dragon Age (L’era del drago) nel mondo chiamato Thedas…. che vuol dire “The Dragon Age Setting”. Quando gli acronimi sono azzeccati senza volerlo…..
L’estensione di questa ambientazione è molto vasta, comprendendo una grossa massa continentale situata in un ipotetico emisfero sud di un qualche pianeta ed i giochi precedenti ci hanno fatto avere un piccolo assaggio di questo mondo. In Dragon Age Origins e la sua espansione Awakening abbiamo visitato Ferelden, terra di persone un po’ rozze e sporche, poi ci siamo spostati col secondo capitolo nella città-stato di Kirkwall, nelle Free Marches, un conglomerato di città stato di varia natura. In Dragon Age Inquisition ci muoveremo nel Ferelden di nuovo e nella vicina Orlais, nazione dell’opulenza e dell’eleganza, un po’ ispirata alla Francia, ma risentiremo delle influenze anche degli altri territori.
Una cosa va detta subito: se si inizia a giocare al franchise da Inquisition, l’impatto è pesante e straniante. Il gioco arriverà poi a spiegarvi tutto e comprende un corposo codex con molte informazioni, ma per processare tutto, soprattutto nella fase iniziale è ostico. Conviene davvero aver almeno giocato ad Origins o al secondo capitolo. E non è neanche abbastanza in quanto riprende anche personaggi dai libri e fumetti.
Per ovviare al fatto che questo è il primo gioco next gen e quindi molta gente potrebbe migrare piattaforma e anche per eliminare errori di natura tecnica, Bioware ha approntato il sito Dragon Age Keep, nel quale potrete riscreare il vostro salvataggio di Origins e del II con le scelte compiute in quei giochi e creare un vostro stato del mondo di Thedas, che verrà usato in Inquisition ed in tutti i futuri titoli della saga. A differenza di Dragon Age II, i rimandi in Inquisition ai vecchi capitoli sono tantissimi ed il gioco dopo circa metà, si trasforma in un gigantesco lore porn se sono state fatte alcune scelte specifiche, un paio delle quali entrano di prepotenza anche nella trama principale in modi che avrei ritenuto inaspettati, soprattutto perché creano moltissimi bivi extra che dovranno essere tenuti in considerazione nei capitolo futuri, creando possibili frammentazioni. Qualora userete un mondo standard, questo avrà il minor numero di rimandi possibili così da non appesantire le info per i nuovi giocatori.
La trama principale può sembrare lineare e anche fin troppo basica…. ma in effetti è quello che volevano i fan, visto che la maggior parte denigra Dragon Age II ed osanna la narrativa di Origins, che io ritengo essere di un cliché spaventosamente mortale. In realtà Inquisition porta avanti per tre narrative principali contemporaneamente, che si intrecciano. Bioware, inoltre, ha introdotto credo per la prima volta, delle missioni e contenuti che vengono preclusi in base alle scelte del giocatore e questo mi è piaciuto tantissimo in quanto da molta più importanza all’operato del giocatore e cambia davvero la prospettiva su alcuni eventi.
Le tre narrative che vengono portate aventi sono: La guerra tra maghi e templari, che viene ripresa da Dragon Age II. La seconda linea narrativa è rappresentata dalle rivolte interne per il potere nell’impero di Orlais, riprese dal romanzo The Masked Empire. L’ultima è quella del cattivone che vuole distruggere tutto, trama continuata da un DLC di Dragon Age II, Legacy.
Queste tre trame si intrecciano tra di loro andando a creare un quadro abbastanza complesso della situazione. Se la trama principale offre un’unica soluzione, cioè quella di sconfiggere il cattivone, sono le altre che aggiungono un peso abbastanza grande alle scelte del giocatore e che andranno a caratterizzare la maggior parte delle slide alla fine del gioco.
Inoltre, non dicendo nulla di particolare per evitare spoiler, c’è anche un’altra sottotrama che viene accennata nel gioco e che viene lasciata aperta per un possibile seguito, che farà la gioia dei fan di lunga data.
Il protagonista è l’Inquisitore. A causa di una serie di eventi fortuiti, vi ritroverete a capo di un’organizzazione che ha il compito di mettere a posto le cose. Il gioco fa un ottimo lavoro a farsi sentire a capo di un’organizzazione di un certo peso. Lotterete a fianco delle vostre truppe in alcuni casi, sentirete discorsi di approvvigionamento, recluterete uomini e manderete i vostri agenti a sistemare faccende che non richiedono il vostro intervento diretto.
Tutto il sistema di dialoghi è gestito dalla oramai famosa dialogue wheel, l’interfaccia con la quale si selezionano gli alberi di conversazione. Da notare come in questo gioco spesso viene richiesto di esprimere il vostro parere in conversazioni, invece di dover semplicemente dare ordini o fare domande. Questo rende le conversazioni più naturali ed aumenta il fattore di ruolo del protagonista.
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Un piatto del genere potrebbe far credere di trovarci di fronte ad un gioco troppo denso, ma in realtà non è così. La storia non segue un ritmo predefinito, in quanto ogni missione principale inizia quando lo vuole il giocatore e molto del tempo dedicato al gioco sarà occupato a cimentarsi in una delle dozzine e dozzine di quest secondarie o nell’esplorazione, quindi il tutto riesce ad essere digeribilissimo, anzi, forse potrebbe risultare leggermente dispersivo se si perde troppo tempo con le quest secondarie. Questo anche perché ogni missione principale richiede un certo numero di punti potere da spendere e questi si accumulano facendo quest in giro per il mondo. Nel gioco ci sono potenzialmente infiniti punti potere quindi non sarà mai un problema averne abbastanza per proseguire nella storia principale, anzi si accumulano con una certa facilità.
Fortunatamente quasi ogni missione principale ha un ritmo abbastanza sostenuto dall’inizio alla fine, riuscendo a riaccendere l’attenzione del giocatore. Il gioco presenta inoltre un paio di momenti che ho trovato particolarmente potenti da un punto emotivo e se siete investiti nel franchise.
La vera stella però dei giochi Bioware sono i comprimari. Avrete ben 9 personaggi nel gioco, con i quali comporre il vostro party da 4 per andare ad esplorare il mondo e combattere. A questi 9 si aggiungono altri 3 personaggi che funzionano da aiutanti per organizzare l’Inquisizione. Per la prima volta da KOTOR, ho trovato tutti i personaggi forti e ben scritti, senza punti deboli. Estremamente complessi e diversificati, ce n’è davvero per tutti i gusti. Il gioco inoltre alterna benissimo momenti seri e drammatici ad altri più leggeri ed umoristici e riesce a farlo con grande stile, aiutato dal grande cast. I doppiatori fanno tutti un lavoro egregio per dare vita ai personaggi. Credo che possa definire questo il miglior party della Bioware a tutto tondo anche se non c’è un compagno che salta all’occhio più degli altri, sono riusciti a renderli tutti equilibrati ed interessanti.
Esplorazione, il vero fulcro del tutto
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Le missioni principali della trama, dopo un veloce calcolo, dovrebbero durare 10-15 ore. Il vostro primo walkthrough se andrà bene, ne durerà 40-50. Se andrà male, molte, molte di più. Perché?
Perché la Bioware ha deciso di passare ad un approccio semi open world col Inquisition. Il gioco è diviso in aree di una vastità tra l’esteso ed il molto esteso, sparse sulla mappa di gioco che comprende le due regioni di Orlais e Ferelden. La presenza di Fast travel permette di cambiare zona con grande velocità e questo allevia molto quando si deve fare backtracking. Il problema è il primo impatto. poco dopo l’inizio del gioco verrete catapultati nelle Hinterlands, zona boschiva del Ferelden vicino al villaggio di Redcliff. La vastità ed il numero di cose da fare potrebbe cogliere alla sprovvista molti giocatori. Facilmente si possono perdere 15 ore in questa zona se non di più. Bisogna uscirne, per fare altro altrove e poi se volete ritornare. Il rischio di rimanere incastrato e non godersi proprio il gioco è alto. Questo perché il gioco non “inizia” subito, ma impiega un po’. Praticamente il primo atto è l’introduzione al tutto ed il gioco si aprirà con l’inizio del secondo atto. Ed è quello il problema. Se si sono viste le hinterland come una zona vasta dove perdervici, quando ne vedrete 7-8 sulla mappa di zone simili, il vostro cuore non reggerà.
Davvero notevole come la Bioware sia riuscita a creare così tanti ambienti diversi, così vasti e così pieni di dettaglio e cose da fare. Ma soprattutto, è riuscita a mettere la parola esplorazione all’interno di un gioco di ruolo normalmente più guidato. Le zone sono piene di segreti, collezionabili, quest nascoste, easter egg che si rivelano solo a chi è disposto ad esplorare ogni singola location minuziosamente. Abbiamo foreste lussureggianti con bellissime ville orlesiane ed antiche templi elfici abbandonati, montagne innevate, aridi deserti, paludi, castelli, fortezze… tutte zone realizzate con una cura straordinaria. Anche la vostra base delle operazioni è mastodontica e quasi labirintica, le prime volte vi perderete nel cercare tutte le stanze. Le quest secondarie inoltre sono quasi tutte ben integrate con la trama principale e per questo si fanno ben più volentieri sapendo che stiamo andando ad influenzare comunque un effetto della trama.
Oltre al già citato fast travel, potrete usufruire di cavalcature per muovervi più velocemente nelle mappe. Oltre ai classici cavalli ci sono anche bestie un po’ più esotiche come dei rettili un po’ cresciutelli.
Le zone hanno tutte un livello minimo ed uno massimo e scaleranno con l’utente fino al massimo appunto. L’unica differenza la fanno i draghi, generalmente di livello più alto rispetto alla zona, questa volta in gran numero rispetto al passato e tutti unici, con un proprio nome e con determinate resistenze e debolezze. Le battaglie contro di loro sono particolarmente spettacolari anche se un po’… poco tattiche, in quanto un drago è affettivamente un grosso bersaglio non propriamente mobile, ma è un “difetto” che si perdona viste le circostanze.
Un aspetto connesso all’esplorazione è la War Room, la sala di guerra. In questa sala avrete una visione della mappa totale dove potrete vedere tutte le zone dove che potrete visitare di persona, le missioni principali e le missioni dei vostri agenti. Queste missioni sono solo dei punti sulla mappa che richiedono la vostra attenzione e avranno un incipit ed una risoluzione puramente in forma testuale. Potete assegnare ad ogni missione uno dei vostri 3 consiglieri. Cullen per le forze armate, Leliana per lo spionaggio e Josephine per la diplomazia. Molte missioni sono neutre, altre avranno risoluzione diversa in base a chi manderete. Le ricompense possono essere oggetti, materiali, l’apertura di altre quest oppure influenza, che funziona come punti esperienza per l’Inquisizione. Ogni missione richiederà un tempo per essere risolta che terrà impegnato l’agente inviato. Il timer è in tempo reale e scorre anche a gioco spento, quindi capiterà spesso di mandare un agente in una missione di molte ore, spegnere il gioco la sera e ritrovarsi il giorno dopo con missioni fatte. Un buon modo per gestire i momenti morti del gioco. Voi avrete impegni, ma al vostro ritorno ci sarà qualche cosa nuova per voi lo stesso.
Smazzuoliamo da soli o in compagnia
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Il sistema di gioco è rimasto fondamentalmente lo stesso da Origin, migliorato nei comandi su console e peggiorato su PC. Potrete creare il vostro avater scegliendo razza, sesso e classe, tra le solite 3 disponibili : guerriero, ladro e mago, con guerriero e ladro che hanno 2 specializzazioni di armi diverse. Ogni classe ha 4 rami di skill tra cui scegliere, con un punto da investire ad ogni level up. Non esiste limite di livello, ma il gioco smette di dare esperienza quando i nemici sono di 3 o più livelli inferiori al vostro quindi il soft cap si aggira sul 25° livello e la missione finale della campagna è consigliata per livello 15-19. Il vostro protagonista avrà poi accesso anche ad una di 3 specializzazioni per classe, così da andare ad aggiungere un nuovo ramo di abilità.
I vostri comprimari funzionano nello stesso modo, ma avranno specializzazioni fisse.
Ottimo come il gioco spesso reagisca alla vostra razza ed addirittura classe, offrendo dialoghi speciali. L’interazione di questo tipo è presente con maggior forza rispetto ad Origin e accentua molto l’immedesimazione nel personaggio.
I comandi sono classici su console: analog per muovere voi e la telecamera, fino ad 8 abilità assegnate a due menù alternabili col dorsale così da averle tutte sempre disponibili per i pulsanti frontali del pad. Il combattimento è molto veloce ed alcune abilità del ladro e del guerriero rendono il combattimento molto divertente in tempo reale in quanto si tratta di schivate e parate con contrattacco. Insomma il gioco sembra molto buono come action.
Il lato strategico è stato implementato su console attraverso una visuale tattica, che mette in pausa il gioco, permette di visualizzare informazioni sui nemici e di comandare più nel dettaglio le mosse dei vostri compagni.
Su PC invece ci ritroviamo di fronte ad un controllo mouse e tastiera estremamente peggiorato rispetto ad Origin o a Dragon Age II. Sino ad ora le versioni PC hanno sempre avuto un’interfaccia e sistema di controllo completamente pensato per loro e distante da quello console . Qui invece è stato creato un solo sistema per tutte le piattaforme e si vede. Si perdono molte comodità di avere il mouse come ad esempio selezionare gli oggetti del mondo e dare l’azione al personaggio che veniva eseguita in automatico. Qui bisogna per forza avvicinarsi al tale oggetto e poi premere un pulsante o usare il mouse. Anche la visuale tattica è molto bassa, attaccata ai personaggi e poco pratica. Giocare un mago o un arciere è un po’ meglio su PC, ma provare a giocare un ladro e guerriero, meglio usare un PAD.
Di notevole complessità il crafting, che ritorna in grande stile. Avrete schematiche di livello, 1,2 e 3 che potrete costruire per voi o per i vostri compagni. Ogni armatura o arma richiede una miriade di materiali, tutti recuperabili sulle vaste mappe di gioco o sconfiggendo nemici. Potrete combinare i vari elementi tra loro per ottenere la combinazione di statistiche e bonus che più vi soddisfa.
Il bello è che è totalmente opzionale, in quanto le armi ed armature uniche che si trovano nel gioco sono tutte ugualmente forti ed utili. La differenza è che il loot unico tende ad avere effetti strani e particolari, mentre l’equip craftato ha valori matematici puri più alti se ovviamente si usano materiali di alto livello.
La difficoltà del gioco è… bassina purtroppo. Ho giocato a difficile e non ho mai incontrato parti dove mi sono trovato in difficoltà. Questo purtroppo è dovuto ad un problema del gioco che ha 1 tecnica ed una specializzazione che rendono il gioco molto triviale. La prima tecnica è la parata con contrattacco del guerriero che lo rende invincibile. L’altra è la specializzazione del Knight Enchanter per il mago. I bonus che da lo rendono fondamentalmente invincibile e sono stato in grado di abbattere draghi da solo senza mai prendere danni. Purtroppo è un problema tipoco dei GDR, dove esiste quasi sempre una classe che per un motivo o per un altro riesce ad essere così potente da disintegrare il livello di sfida del gioco.
Altro problema per il livello di sfida sono proprio le quest secondarie che danno molti XP e rendono le battaglie della trama principale una vera passeggiata perché vi permettono di salire molto di livello.
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Le battaglie rimangono molto belle, eccitanti e piene di effetti speciali nonostante la tendenza verso l’essere in grado di disintegrare tutto. Difficoltà incubo consigliata una volta iniziata l’avventura vero (quindi dopo il primo atto).
Il gioco ha anche una componente multiplayer, mutuata da mass effect 3. Ci ritroveremo ad usare dei personaggi precostruiti con altri 3 giocatori in mappe semiprocedurali (combinano la sequenza delle stanze in modo casuale) massacrando ogni cosa ci si parerà dinanzi.
L’idea è che voi siete degli agenti dell’inquisizione ed in effetti questa modalità è abbastanza iniettata di trama, con l’introduzione della missione fatta da uno dei vostri 3 aiutanti della modalità storia e con un party banter, un po’ troppo ripetitivo, tra i vari personaggi scelti, che aiuta a caratterizzarli ed a mantenere un senso di narrativa anche nel multi. C’è il sistema di loot, di crafting, ci sono molte classi da sbloccare. L’unico problema per ora è che ci sono solo 3 mappe. Il Multiplayer è una modalità che secondo me potrebbe prendere piede e si potrebbero provare anche espansioni con più trama o un po’ più diversificate. Non è incisiva come quella di Mass Effect 3, che era molto più frenetica e diversificata per via dell’IA nemica, ma è simpatica. Il sistema di loot e crafting è forse la cosa che terrà i giocatori malati di queste cose incollati a questa modalità.
Ha elementi di microtransazioni per comprare i pacchetti che donano drop random, ma sono evitabilissimi. Se sarà come Mass Effect 3, mi aspetto un po’ di DLC gratuite che aumenteranno mappe ed eroi disponibili.
Ommiodio la Grafica
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Mascella aperta.
E credo che si possa finire qui.
No, ok, parliamone un po’ di più! In realtà il gioco non è proprio da spaccamascella, non è rivoluzionario, ma molto solido. Gira sul Frostbite, il motore di Battlefield 4 e quindi ha una buona resa grafica. Su PC è alquanto pesantuccio, ma scalare i dettagli non lo imbruttisce di troppo, a meno che non si mettono le mesh a medio, dove i capelli dei personaggi sembrano di plastica. Mettete quello ad Alto e tutto il resto al minimo se avete problemi di performance. Io, con la mia oramai vecchiotta 560 Ti, sono riuscito a giocarlo con le mesh ed effetti ad alto, il resto a medio, tesselation basso e solo AA in post processing a basso a frame rate dai 30 ai 40. Tutto sommato accettabilissimo per la mia scheda. Su PS4 e Xbox One il gioco si difende bene e si colloca a metà tra medio ed alto delle impostazioni PC. Il lavoro svolto è mastodontico e non sembra proprio fatto da Bioware. Ricordiamo come Origin faceva alquanto schifo e Dragon Age II era un po’ meh (anche se era un bel passo in avanti). Ora usando il frostbite hanno fatto jackpot. Il mio stupore è proprio collegato al fatto che il gioco proviene dalla Bioware che negli ultimi anni ha sempre arrancato un po’ nel reparto grafica. Il problema è che essendo un gioco così ampio, ci sono un po’ di bug qua e là. Qualche glitch grafico, qualche impuntamento strano, crash completamente random. Nulla di eccessivo nella mia esperienza, ma si sa, ogni utente ha problemi diversi. Patch sono in arrivo, e si dice che miglioreranno anche un po’ i comandi PC. Speriamo.
Il sonoro…. è il motivo per il quale ho pianto nel gioco. Di gioia, di rabbia, di dolore. La colonna sonora dei precedenti Dragon Age era ok, fatta da Inon Zur. Ma qui, Trevor Morris ci mette l’anima e produce dei pezzi epici, un po’ classici, ma dannatamente epici. L’uso abbondante di strumenti della famiglia del violino e di percussioni al momento giusto aiuta a sparare la colonna sonora di Dragon Age tra le grandi colonne sonore ludiche. L’intero passaggio tra l’atto 1 e l’atto 2 del gioco vi farà morire in un modo o nell’altro. Un grandissimo concotion grafico e sonoro che si sposa alla perfezione e crea uno dei momenti di gaming che mi rimarrà più impresso nella storia. O perlomeno nella mia mente.
Come chicca, anche Inquisition ha i bardi che cantano nelle taverne, come Skyrim. L’unica differenza è che qui i bardi cantano divinamente. Le melodie si ripetono un po’, ma la voce è davvero al top.
Into the darkness we are one
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Diciamolo, a me Origin non è che sia piaciuto tantissimo. Ho apprezzato di più il 2 perché cercava di fare qualcosa di diverso e nuovo. E so che sarò lapidato per questo. Inquisition è un grande passo in avanti rispetto ad entrambi. Riporta il livello di personalizzazione e complessità ad un livello simile se non superiore a quello di Origin, mantiene il sistema di dialoghi di Dragon Age II, purtroppo scartandone il sistema di personalità, ha un combattimento veloce ed adrenalinico come quello di Dragon Age II ma più raffinato ed aggiunge un vastissimo mondo di straordinaria bellezza da esplorare e fare vostro, con forse l’unico difetto quello di avere poche città. Le uniche problematiche sono una storia principale cliché, sostenuta però da dialoghi semplicemente fantastici e da altre due linee narrative ben più interessanti, un sistema di controllo mouse e tastiera che è un bel passo indietro e bug sparsi qui e lì, che si notano più del solito vista la grande cura che è stata messa in tanti aspetti del gioco ed un bilanciamento della difficoltà un po’ sballato.
D’ora in poi, voglio tutti i miei giochi di ruolo blockbuster fatti in questo modo.

Stay Classy, Internet

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