Assassin's Creed Unity - Recensione

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Piattaforma: PC(giocata), Ps4, Xbox One Data di uscita: 13 novembre 2014
La saga annuale della Ubisoft ritorna ormai puntuale ogni fine anno. Solo che questa volta ci sono stati un po’ di problemini. Il gioco presentava bug di ogni tipo, su console aveva un framerate a dir poco pessimo e su PC era ottimizzato uno schifo, con dei requisiti minimi di scheda grafica che superavano di molto la mia configurazione. Quindi ho aspettato.
Dopo 4-5 patch ed un cambio di GPU, mi sono addentrato nella Parigi della rivoluzione francese, sperando di trovare qualcosa di buono.
Oramai non ci provano neanche più
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Arno ed Elise, i due protagonisti. Notare i capelli di Elise.
Questo è un Assassin’s Creed non numerato. Di solito questo sta ad indicare nessuna rivoluzione dal punto di vista di gameplay e storia del presente, ma è un’opera di affinamento di convenzioni precedenti della serie. Però questa logica nella nomenclatura dei capitoli potrebbe anche essere buttata via con questi nuovi giochi.
Il gioco si apre con un giocatore che sta giocando con la macchina Helix dell’Abstergo, che è una versione per l’intrattenimento di massa dell’Animus. Il giocatore si ritrova ad rivivere l’attacco ai Templari nel Tempio di Parigi nel 1307. Poco dopo, la console di gioco viene hackerata dagli Assassini, che mostrano al giocatore come i Templari stiano cercando un saggio, una persona con il DNA a tripla elica dei Precursori e loro devono ottenerlo prima, in quanto una decodifica del loro DNA porterebbe a rafforzare infinitamente l’Abstergo ed i Templari. Si, ad un novizio della saga tutto questo ha poco senso ed il gioco non fa mai nessuno sforzo nello spiegare le cose in modo più approfondito, insomma, vi tratta come dei veterani.
Quindi veniamo catapultati nelle memorie di Arno Dorian, un Assassino attivo durante il periodo della rivoluzione francese. È molto importante in quanto si sa che è venuto in contatto con un saggio e la sua locazione potrebbe essere nascosta nelle sue memorie.
Dopo questo, la storia del presente non si fa più sentire, solo con poche frasi buttate qui e lì dopo passi chiave della storia di Arno e poco più. Completamente dimenticabile, non cambia lo status quo nel presente e sinceramente penso che sia meglio così. Il vero punto debole di Assassin’s Creed per me è stato l’Animus e tutto questo casino di hackerare le memorie e via dicendo. Meno se ne parla, meglio è.
L’inizio della storia è alquanto tragico. Da bambino, Arno perde il padre, un Assassino, durante una visita a Versailles nel 1776. Viene adottato dal grande maestro dei Templari, visto che aveva stretto amicizia con sua figlia, una bambina di nome Elise.
La storia avanza velocemente fino al 1789. Arno ha vissuto una vita un po’ da mascalzone ed ignaro di tutto il macello tra Assassini e Templari e nel frattempo ha sviluppato una relazione amorosa con Elise. Durante l’iniziazione all’ordine Templare di Elise però, succede un macello ed Arno viene gettato in mezzo. Si ritroverà ad unirsi agli Assassini e questo lo porterà in antitesi con Elise.
Arno non è mai stato un seguace convinto, ma è motivato da una vendetta personale, in quanto il macello che accennavo prima riguarda l’uccisione del Gran Maestro Templare, suo padre adottivo.
Negli anni precedenti, era stata firmata una tregua tra Assassini e Templari, ma in entrambe le fazioni sono nate correnti di pensiero contrarie a questa pace e quindi ci sono lotte interne molto forti che porteranno entrambi gli ordini quasi al collasso.
La storia non è proprio il massimo onestamente e l’intero backdrop della rivoluzione francese è molto sottoutilizzato. Incontrerete per sbaglio quasi un po’ di personaggi famosi. L’unico che spicca è Napoleone, nella quale descrizione viene inserita anche una solita battuta denigratoria su noi Italiani, grazie mille Ubisoft, ma anch’egli viene sfruttato per un paio di scene e basta. Davvero un grande peccato.
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Napoleone Bonaparte sarà l’unico personaggio del quale ci ricorderemo. E solo per il suo nome.
Insomma, da quando Ubisoft ha tirato fuori Assassin’s Creed II che aveva storia e personaggi decenti non è più riuscita a fare qualcosa a quel livello.
La seguirete a malapena, chiedendovi il perché di certi comportamenti al di fuori di ogni logica e ragione e come alcune missioni si legano alle precedenti.
La prima DLC del gioco, Dead Kings è stata rilasciata gratis per via dei problemi che il gioco ha avuto al lancio. Ci ritroveremo in una nuova ambientazione, in Franciade, attuale Saint-Denis, nella periferia parigina. Città costantemente avvolta dalla nebbia, che ben trasmette la sensazione della nuova storia. Ambientata dopo il finale del gioco principale, non ci si capisce nulla. Sembrerà un vortice di eventi a caso, che vi muoveranno da una parte all’altra della città e delle sue catacombe sotterranee.
Insomma, neanche con i contenuti post game riescono a risollevare la situazione.
Involuzione…?
Assassin’s creed IV era un gioco grande. Il protagonista poteva equipaggiare 4 pistole, due spade ed altra roba, c’era un grosso overworld da esplorare con la propria nave potenziabile, c’era tutto un sistema online di managment della propria flotta… insomma era una buona evoluzione della formula.
Qui invece ci ritroviamo ad un livello addirittura inferiore a quello del primo Assassin’s Creed. Avremo una sola città da esplorare, Parigi, che per quanto grande possa essere, non comunica quel senso di grandeur come potevano essere i giochi precedenti dove ci si spostava tra più location.
Anche il protagonista è ritornato al principio come equipaggiamento trasportabile. Non più millemila attrezzi, ma avremo solo una lama celata che integra a una microbalestra, delle bombe di vario tipo ed a nostra scelta potremo avere o una spada e pistola o un archibugio o un’arma da corpo a corpo pesante, limitando molto le possibilità di approccio.
Questo è stato fatto nell’ottica della nuova modalità multiplayer. Esistono missioni cooperative, da 2 o 4 giocatori e in queste occasioni avere un team variegato aiuta, anche se più da un punto di vista stilistico che pratico.
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Il quantitativo di equipaggiamento per l’aspetto è buono e di pregevole fattura
Arno ha anche un sistema di progressione quasi da GDR. Invece di avanzare di livello, egli dovrà acquistare equipaggiamenti migliori con l’avanzare della storia. Scordatevi di poter affrontare decentemente guardie di livello 4 con equipaggiamento base di livello 1. Dovrete migliorare il vostro arsenale.
Arno ha anche delle abilità acquistabili con punti appositi ottenuti compiendo le missioni principali, che si focalizzano in diverse aree: mischia, distanza e stealth. Queste cambieranno il modo di giocare di alcuni personaggi, in quanto alcuni potenziamenti alterano drasticamente l’efficacia di alcune armi di Arno.
Tutto questo purtroppo è distrutto dalla componente online e dalle microtransazioni. Equipaggiamento di grado più elevato è accessibile solo dopo aver usato la companion app, dopo aver legato il proprio account Uplay ad Unity, dopo aver fatto determinate quest multiplayer o dopo certe interazioni sempre con la companion app….  oppure possono essere sbloccate pagando dindini. Addirittura alcune casse nel gioco, che contengono monete o altro, non sono apribili se non connessi al sistema Ubisoft.  Considerando l’affidabilità dello stesso, è un mezzo dramma e soprattutto risulta essere molto intrusivo.
In mezzo a tutto questo ridimensionamento qualcosa di buono c’è?
Si qualcosina c’è. Il combattimento lo trovo migliorato, in quanto ora non si è più delle divinità in terra invincibili e la potenza di parate e contrattacchi è stata notevolmente ridotta rispetto ai capitoli precedenti. Ora i combattimenti sono letali. Non difficili, ma io sono morto un po’ di volte durante l’avventura, evento più unico che raro nei vecchi Assassin’s Creed. Il vero problema del combattimento è che purtroppo i colpi sembrano finti, le armi hanno una terribile sensazione di impatto, di peso e di compenetrazione. Peccato, considerando che nei precedenti questo aspetto era un po’ più curato.
Altro aspetto migliorato è il parkour. Ora si può decidere se si vuole salire o scendere durante il movimento. Una cosa graditissima, in quanto ora scendere dai tetti è immediato e veloce, così come le sequenze di inseguimento o di pedinamento non verranno disturbate da movimenti non voluti come prima. Occorre un pochino ad abituarsi, ma una volta fatto, non vorrete più saperne della precedente incarnazione.
Le missioni secondarie sono abbondanti ed un tipo di esse spicca sulle altre: sono le missioni di omicidio. Qui vi improvviserete un investigatore alla Batman, usando il vostro senso d’aquila per trovare prove per poi ricostruire dentro di voi la vicenda e incolpare il colpevole e potrete completare queste missioni anche incolpando la persona sbagliata, riceverete solo una ricompensa ridotta, ma il dolore sarà più nell’animo che nel portafoglio.
Le missioni principali sono le solite formulaiche della serie, ma c’è un’incidenza minore delle noiose missioni di pedinamento ed un’enfasi su missioni ad approccio variabile di assassinio bersaglio, che mancavano dal primo capitolo. Queste missioni sono il meglio di Unity ed offrono soddisfazione ad ogni tipo di giocatore. Peccato che siano poche, lastricate da tante altre abbastanza mediocri.
Dead Kings porta un po’ di puzzle ambientali simil Zelda e cambia un po’ le carte in tavola, con incontri contro orde di nemici e sezioni stealth meglio realizzate del gioco principale.
Perché io Valgo
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Parigi è davvero bella
Il lato tecnico di Unity è….. come dire…. ottimo e pessimo allo stesso tempo.
Se i requisiti minimi sono eccessivamente alti, richiedendo una 680 per giocarlo al minimo, una volta portato al massimo il colpo d’occhio è fenomenale. Una 970 riesce a gestirlo ad Ultra con filtro TXAA in full HD con un framerate medio di una quarantina di  fps. Che può sembrare poco, ma rispetto alle performance su console è quasi il doppio.
Io non ho notato molti bug, anzi, credo di non averne beccato neanche uno, questo dopo la 4a patch.
Il gioco ha il merito di aver creato ad oggi il miglior bacio della storia dei videogame, dove le labbra fanno effettivamente contatto e non compenetrano. Una sola volta ci sono riusciti, ma è un grande traguardo. Poi i capelli di elise, ogni volta che sono in scena, fanno calare le performance per tanto sono pomposi, anche se non hanno una fisica complessa come quella dei capelli di Lara Croft con il TressFX. Parlando di fisica, quella dei capi di abbigliamento è davvero ottima, così come le animazioni di navigazione. Purtroppo quelle di combattimento hanno perso un po’ di impatto e spesso cozzano tra di loro risultando in combattimenti un po’ meno fluidi che in passato.
Altro punto che davvero da fastidio è l’aggressivo LOD della massa di NPC. Se nel mio caso non ho mai avuto gruppi di popolazione apparire dal nulla come spesso si vedeva su video online, spesso quando cambiavano il livello di dettaglio mentre mi avvicinavi, c’era un salto notevole tra il LOD basso e quello alto. Nel senso, se dalla distanza si vedeva un vestito rosso di fattura grezza, avvicinandomi poteva diventare un pomposo abito da ricchi verde.
Purtroppo questo continuo altalenare tra roba davvero ben fatta ed altra grezzissima non giova all’immagine complessiva.
Insomma, la Ubisoft cosa ha fatto con questo gioco? Ha ridotto tantissimo il gameplay, ritornando ad un nuovo stato embrionale simile a quello del primo capitolo della serie, dal quale poter ripartire ed espandersi per questa nuove generazione di console, sperando di ottimizzarlo un po’ meglio.
Tutto sommato l’avventura è piacevole, ma la generale mediocrità del tutto, non aiuta a renderlo memorabile in alcun modo e finirà nella sezione dimenticatoio del vostro cervello in breve tempo.
Stay Classy, Internet

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